6 febbraio 2008

Wild at Heart (David Lynch, 1990)

1 – Oggetti aggetti
Wild at Heart non è un film ma un universo filmico. Non è semplice definire cosa intendo, perché la forza delle mie emozioni, l’ansia che arriva implacabile nel vederlo, fluida come un’acquerugiola invernale, scolla il supporto razionale della significazione, sciama negli alvei del sogno, si connette alla casualità e alla scelta del materiale. In effetti il materiale voluto da Lynch e mostrato immagine dopo immagine è inerte e scelto per essere materiale. Incredibilmente il profilmico (apparentemente naturalistico, ma in realtà aggressivamente onirico) mostra se stesso. La significazione, i messaggi ulteriori, le metafore annichiliscono davanti alla forza delle immagini. La forma non plasma la materia, né diviene supporto semantico, ma afferma la sua stessa condizione. È come se la materia si scusasse continuamente di esistere. Gli oggetti sono aggetti nel senso di elementi decorativi, rappresentano la loro presenza. Il film stesso non è riconducibile ad alcun genere. Poiché Sailor e Lula fuggono attraversando l’America in auto, potremmo definire il film un road movie, ma il viaggio non esiste, perché il viaggio (anche quando è libero, puro, scevro da ogni velleitaria ricerca di ricordi) presuppone sempre una organizzazione, o almeno una ricerca (un oggetto perso? la propria identità? libertà? un uomo, una donna?). Qui invece non si cerca proprio niente. I due amanti potrebbero scappare dall’ira di Marietta, la madre di Lula, che vuole uccidere Sailor, ma scappano davvero? Non sembrano spaventati. Un gangster film con rapina e sangue? C’è una rapina ma non si sa perché Bobby Perù e Sailor rapinano una banca. Perù compie il gesto per uccidere Sailor, ma avrebbe potuto ucciderlo anche senza una rapina, e Sailor rischia la vita peri i soldi. Ma non sembra avido. Un thriller? Marietta incarica Farragut di eliminare l’odiato Sailor perché Sailor ha respinto le sue proposte sessuali o veramente cerca di proteggere la figlia?Caso mai potremmo definire Wild at Heart un percorso nel labirinto del mondo, o meglio nell’assenza di senso del mondo. I personaggi non cercano niente, ma si limitano a vivere e sperimentare le loro condizioni. Non sono eroi della vita e del mondo, ma semplici esecutori di questo folle insensato universo. Sono dei balordi che non possiedono un’etica? O sono anime infantili che amano la vita così com’è senza prendere niente né regalare niente? Sono oggetti aggetti.
2 – La leggenda
La leggenda è il Mago di Oz, nominato spesso nel film e la Strega cattiva che insegue i due fuggitivi e viene semplicemente vista da Lula mentre vola sulla sua scopa di notte parallelamente all’auto guidata da Sailor. L’incredibile trio viaggia in un’oscurità ancora priva di mostri. I mostri non sono i sogni o i personaggi folli buttati allo sbaraglio da Lynch (Perù con i suoi denti marci, o la biondissima Perdita Durango con le sue folte e nerissime sopracciglia, oppure Juana la zoppa o Marietta che col rossetto si tinge il volto per esternare un odio forse nemmeno compreso da lei). I mostri sono le immagini stesse, le visioni concrete degli oggetti (non la Strega o la fatina circondata da una bolla rosa), il mostro non è la verosimiglianza ma l’effetto di reale. A tal proposito, memorabile la sequenza dell’incidente stradale in cui incappano Sailor e Lula durante il loro viaggio. Nella scena un’auto rovesciata, corpi privi di vita e una ragazza ferita sotto shock che si gratta la testa e infila un dito in un buco tra i capelli e sente qualcosa di appiccicoso, sente la densità della sua materia cerebrale. La ragazza muore cadendo a terra mentre dalla sua bocca fuoriesce un fiotto di sangue denso. La leggenda è l’effetto di reale. Eppure il film è per certi aspetti surreale perché distorce il materiale, mostrando una fauna di personaggi atipici, alieni della vita, personaggi usciti dagli incubi delle brave persone o dai fumetti. Ognuno di questi personaggi si muove e parla come se fosse uscito da altre dimensioni, come se i movimenti del corpo e le espressioni del volto fossero la rappresentazione della perfidia o dell’ignavia delle loro anime. Lula ad esempio si tiene continuamente i capelli con la mano e muove il suo corpo, ondeggia sinuosa alzandosi sull’auto o dondola le anche e le braccia o sbatte i piedi o danza sul materasso. Lula e Sailor fanno sesso continuamente, ma anche qui il sesso non è una tematica importante (almeno non lo sembra) perché il sesso è più un gioco che una fucina di motivi, è anch’esso materiale buttato nel profilmico. E non importa se Lula è sempre eccitata e cede al gioco di Bobby Perù che la obbliga a dire nell’eccitazione “chiavami”. Il sesso è un gioco anche per Perù che non desidera il corpo di Lula ma la sua conturbante eccitazione. Perù si accontenta di piegare l’anima, non il corpo.
3 – Cavalcando il flash-back
Questo film in sintesi rappresenta una svolta importante nel cinema di Lynch perché ci mostra l’importanza degli oggetti e del profilmico, ci mostra come la manipolazione delle immagini comporti dei rischi (cliché, luoghi comuni, il divenire portavoce della visione dominante, ricerca del feedback, pedanteria, manicheismo, ecc.). Eppure anche se il materiale scardina la metafora e/o il simbolo, in realtà vi sono aspetti inquietanti del film come ad esempio la fiamma che alimenta i ricordi di Lula o il rossetto consumato sulla pelle per colorare il corpo. Sigarette accese e buttate, accendini che vengono continuamente accesi, l’incendio. Il fuoco alimenta i pensieri apparentemente semplici di Lula e Sailor, costringe a distogliere l’attenzione dal “film” per portarci nella dimensione onirica. Credo che tutti questi espedienti servano a Lynch per costringere lo spettatore a non lasciarsi coinvolgere troppo nella trama, allo scopo di rimanere desto all’interno di questo immane sogno, per addentrarsi nella parte più complessa dell’incendio ove risiede la sua totale assenza di luce: quella splendida bellissima lucida luce nera che circonda lo schermo e gli spettatori, pronta a proteggere la luce bianca sprigionatasi dal fascio che penetra l’aria oscura, una lingua di fuoco che lascia il suo marchio fumante sulla fredda morbida tela. Il cinema è un voyeur che si sofferma a guardare l’icona del bene, il plasma che scorre nelle strade e nelle vene, l’amore e il sesso sotto le coperte, un seno o un cielo, uno sguardo in macchina o un dito che giudica puntato sullo sguardo atterrito di un colpevole. Ma può essere anche l’al di là di una soglia, il mostro che sorge dietro gli oggetti, il caos o una parola inutile, il dolore del sesso, e anche la storia di due idioti. Per entrare in armonia con questo film bisogna sospendere il giudizio, vanificare la ricerca di un mittente, aspettare dietro l’angolo e riprendere la vita che scorre lungo le strade violente di un’America senza passato e senza futuro. Il passato (nel film vi sono molte analessi) potrebbe chiudere un circuito, dare il valore alle cose, in altri termini “spiegare”. Quando Lula racconta a Sailor che sua madre non ha mai saputo niente della violenza sessuale subita dallo zio, il flash-back, alternato all’immagine di Lula che si guarda allo specchio, ci mostra un’altra verità, ci mostra Marietta che scopre lo zio di Lula pochi attimi dopo aver violentato la figlia tredicenne. I flash-back non aggiungono niente e non conducono da nessuna parte perché il loro compito non è quello di “spiegare” il senso, ma di allargare le possibilità stesse del senso. I flash-back non dovrebbero essere considerati figure della significazione ma semplicemente cavalcati come cavalli di razza o come lunghe onde marine. Lasciarsi cullare dai loro movimenti, osservarli perché mostrano ciò che non può essere rivelato.

19 commenti:

filippo ha detto...

Meraviglia delle maraviglie!^^
DOpo Velluto blu è il mio lynch preferito!
Che film, Che film...figurati che è riuscito a farmi apprezzare Cage, che non mi ha mai esaltato.
Una scena su tutte, Bobby Perù e Lula:

"di' chiavami e io me ne vado...chiavami...di' chiavami...dillo...chiavami chiavami chiavami...di' chiavami e io me ne vado...chiavami chiavami chiavami..."

OK...stasera me lo rivedo!;)

Noodles ha detto...

Quando uscì comprai il dvd a scatola chiusa - era l'unico Lynch che mi mancava - e restai un po' interdetto a post-visione. Non potevo dire che mi fosse piaciuto, ma neanche il contrario. A una seconda visione l'ho apprezzato di più, ma temo di preferire comunque altro di Lynch. Forse l'idea di mettere al centro due "scemi" totali, due cretini che parlano con le frasi dei film e pronunciano una valanga di banalità mi aveva un po' frenato, anche se è evidente il punto di vista del film non coincide del tutto con il loro. E certo, come scrivevi, il modo di raccontare di Lynch (che subito m'era piaciuto) è eccellente: dici bene quando parli degli oggetti, che da sempre hanno grande valore nel suo cinema, qui anche di più. E spesso gli oggetti acquistano un significato sempre maggiore a mano a mano che la storia (co qualche flashback) va avanti (penso all'immagine "decontestualizzata", "rituale" del fiammifero sfregato in primissimo bianco contro la parte ruvida del pacchetto che poi prende fuoco).
Forse è la materia terroristicamente pop a frenarmi un attimo, ma magari son piccoli dubbi che svaniranno a una terza visione.

Ah, inutile farti i complimenti per l'analisi, sarei ridondante ormai ^^

Luciano ha detto...

@Filippo. Ah la scena di Bobby Perù e Lula! Indimenticabile. La vedo spesso e la rivedrei infinite volte. Surreale e folle. Bellissima.

@Ti ringrazio Noodles. Dopo la prima visione sono rimasto anch'io interdetto. Fa parte di quella schiera di film che mi hanno conquistato dopo tre quattro visioni. Comunque è un film che ha fatto molto discutere. Saprai sicuramente che vinse il festival di Cannes solo perchè Bertolucci (presidente della giuria) impose la sua scelta. Tantisime critiche ma anche molti consensi. Il fatto è che il film, secondo me, fece male a chi credeva che il cinema dovesse essere solo "ordinato". Il cinema invece può essere anche vomito secco con mosce ronzanti. ;)

Lilith ha detto...

Non ho visto il film, d'altra parte non sono una gran fan di Lynch. Però lascia che ti fica che la tua lettura profonda è molto accattivante, come sempre curata. Bella da leggere.

Anonimo ha detto...

Non l'ho visto ma adoro Lynch, quindi lo recupererò al più presto.

P.S: Proprio quando penso che hai raggiunto l'apice e che è impossibile che tu possa fare di meglio, ecco che arrivi con nuove analisi che mi smentiscono ^^

Ale55andra

Luciano ha detto...

@Lilith. Ti ringrazio. Se mai ti dovesse capitare di vederlo fammi sapere la ta opinione.

@Ale55andra. Ti ringrazio. Troppo gentile. Quando l'avrai visto anche tu fammi sapere cosa ne pensi. Ci tengo molto.

Lorenzo t3nshi ha detto...

Ho visto "Cuore Selvaggio" qualche anno fa. Mi sono sempre ripromesso di vederlo una seconda volta e dopo aver letto questa analisi (accipicchia, complimenti davvero!) ho ripescato la vhs.


Il film ricordo che mi lasciò perplesso. Mi piacque, mi piacque veramente molto.

Però c'era qualcosa che non mi convinceva fino in fondo. "Cuore Selvaggio" è volutamente eccessivo, sempre sopra le righe (anche nella recitazione dei due personaggi, quasi "finta" in un paio di scene), e forse il problema era solo mio. Forse mi aspettavo qualcosa di completamente diverso e sono rimasto spiazzato.

Ho iniziato ad amare Laura Dern da qui :)

chimy ha detto...

Con tutta onestà ti dirò che non è uno dei miei Lynch preferiti, ma la tua riflessione è fantastica.

Soprattutto il punto 2: forse anche perchè la base "leggendaria" è quella che mi è piaciuta di più in assoluto.

Complimenti sinceri

Un saluto

honeyboy ha detto...

strepitoso questo post
sinceramente questo è il lynch che ho amato di meno, tra quelli che ho visto (mi è comunque piaciuto!), ma devo dire che mi sono sempre proposto di rivederlo, prima o poi
la tua (grandiosa) riflessione è la spinta definitiva, DEVO rivederlo

Luciano ha detto...

@Lorenzo. Certamente non è un film naturalistico, ma una atroce fiaba senza morale. Naturalmente un film controverso e che ha fatto discutere (persino la giuria di Cannes). Vedendolo sono rimasto spiazzato anch'io. Ho cominciato ad apprezzarlo solo dopo alcune visioni. Grazie per la visita.

@Grazie Chimy. Come al solito troppo gentile. Un Lynch molto particolare che non è facile da digerire. Ho dovuto rivederlo più volte (negli anni) per assimilarlo bene (almeno credo).

Mario Scafidi ha detto...

beh, una svolta nel cinema di lynch? non saprei. poco prima era venuto "velluto blu" che aveva anticipato molto di ciò che poi veniva realizzato in "cuore selvaggio". ti dirò, il film mi ha poco entusiasmato... ho poi trovato inconcepibile (sarà stato un effetto voluto dal folle lynch) vedere laura dern con le codine nei panni di lula tredicenne... aveva forse già quarant'anni suonati ai tempi di "cuore selvaggio"?
amo lynch, ma più in altre pellicole.

Luciano ha detto...

@Honeyboy. E' sicuramente un Lynch particolare e (oserei dire) un po' ostico. E' stato uno di quei film che ha resistito per alcune visioni al mio tentativo di entrare in sintonia. Adesso (dopo molte visioni) il film è uno sguardo sul mondo surreale che mi circonda. Grazie ;)

Luciano ha detto...

@Mario. La perversione del fiabesco e una semantica della dissolvenza ovvero come ti dico che il mondo afferma anche i disvalori nonostante la pretesa di enunciati cristallini (siamo tutti buoni) e il bisogno dell’uomo di adorare il sintagma (se vedo un uomo e una donna che si guardano penso che si amano). In questa vetrina “mentale” avviene un’effrazione e il film è proprio questa effrazione. Questa per me è la svolta “formale” di Lynch. Le codine di Laura Dern (all’epoca ventitreenne) fanno parte del kitsch che percorre l’intero film perché il kitsch è l’ombra desiderata del surreale. Blue Velvet (altro grande film) presenta aspetti più metaforici come una poetica della carne portata ai limiti dell’ulteriore (la Rossellini nuda non sensuale ma pezzo fresco di macelleria). Sono 2 film che ho odiato; per questo adesso li amo. Grazie Mario per il tuo stimolante commento che mi ha indotto a fare ulteriori riflessioni ^_-

chimy ha detto...

Scusami se vado completamente OT: volevo chiederti se avevi in programma di vedere "Cloverfield"? mi piacerebbe moltissimo leggere una tua riflessione sul film.

Un saluto

Luciano ha detto...

@Chimy. Spero davvero di vederlo. Questo è un periodo molto impegnativo (lavoro, caos, quattro ore di sonno a notte) e ho perso molti film perchè non ce la faccio a fare i canonici 40 chilometri. Ma Cloverfield dovrebbe arrivarmi a circa 10 km. Speriamo bene. Grazie per la fiducia. A presto.

Pickpocket83 ha detto...

Come sempre, un mega-post! non mi stanco di farti i complimenti, te li meriti sempre. Analisi bellissima per un film forse un po' sottovalutato (da me per primo) nella filmografia lynchana. Tu ne sottolinei l'importanza in modo egregio. Io ricordo con intenso piacere le folgoranti sequenze delle sigarette e degli accendini (centrale come dici tu il tema del fuoco) E quel finale poi? ;-)

A presto, un caro saluto

Luciano ha detto...

@Grazie Pickpocket. Troppo gentile. In effetti il film è stato forse sottovalutato ma anche incompreso sin dai tempi del premio vinto a Cannes, ma in effetti è un film particolare che purtroppo induce lo spettatore a correre il rischio di fraintedere le immagini kitsch e di valutare alla lettera una trama che perde già da questo film la sua trasparenza per dissolversi del tutto nei film che Lynch girerà negli anni successivi.

Martin ha detto...

Mi hai fatto tornare alla mente alcune riflessioni relative a una recente visione del film riguardo a quanto sia importante la componente "ritmica" nei film di Lynch e questo in particolare. In un certo senso c'è un parallelismo con la tua visione del movimento perchè in fondo il battere del ritmo è un movimento che si avvita su stesso e in definitiva non va da nessuna parte.

Luciano ha detto...

@Martin. Ottima osservazione. Il ritmo è una "componente" tipica della poesia, ossia di una forma d'arte in cui domina la polisemia e dove il racconto (se proprio uno lo vuol trovare) scorre attraverso un rapporto reciproco ra sintagmatica paradigmatica (sintetizzato e detto male, scusami). E il cinema di Lynch lavora molto sul significante. Appena possibile passo a trovarti sul tuo Blog. Grazie.