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15 aprile 2008

L’impossibilità di essere normale (Richard Rush, 1970)


Titolo originale: Getting Straight

La pellicola si colloca perfettamente in quel periodo in cui il cinema americano era influenzato dal fenomeno della controcultura statunitense.
Tutto il film gira intorno al concetto di normalità e cioè a quella condizione riconducibile alla consuetudine alla quale il protagonista tenta di ricondursi disperatamente. Harry Bailey ci appare, fin dall’inizio del film, come uno spavaldo ex leader della contestazione universitaria, ostentando le sue nuove convinzioni ad amici e conoscenti, intraprende quella strada fatta di scelte comuni che lo collocano immediatamente sulla scia di un percorso già delineato. Harry insegue la vita “normale” e si identifica nel mestiere dell’insegnante e questo tema viene sviluppato per tutto il film. Potrebbe annoiarci fino alla fine, ma la personalità di Harry mi risulta davvero molto più complessa, la lettura diegetica del personaggio rivela una diversità ancora più estrema. La sua ribellione è totale, Harry si contrappone al movimento di contestazione, non riuscendo ad identificarsi nemmeno all’interno del proprio gruppo, in un contesto storico in cui le spinte pacifiste andavano esaurendo con il conflitto vietnamita e il movimento stesso era alla ricerca di nuove tematiche che gli dessero ragione di esistere. Il protagonista si ribella ad un certo tipo di conformismo stupido, quello che ti rende incapace di ragionare e ti lascia in balia di una forza che ti trascina inconsapevolmente alla deriva. Harry comincia a pensare e ad elaborare, gli slogan ripetuti a memoria e i motivetti in rima non hanno più alcun significato. Harry si ribella a tutto questo, tenta di percorrere altre strade, l’alternativa sta nel perseguire l’obiettivo comune, intraprende l’apprendistato e segue attentamente le regole del gioco. E poi il risveglio della coscienza, Harry si ribella ancora una volta per proiettarsi chissà dove alla ricerca della sua dimensione. Forse prevedibile e banale la conclusione, tuttavia trovo qualcosa di eccezionale in questa anacronistica storiella, forse dovremmo tornare a svegliare le coscienze e metterci di nuovo alla ricerca di alternative, non per il “movimento” o per il senso del “buongusto” ma quanto meno per noi stessi.