
Il film, uscito in Italia nel 1984 (il primo della trilogia Qatsi) a metà strada tra il documentario e la video arte, ma anche film “commerciale”, in quanto all’epoca uscì regolarmente nelle sale e fu visto da un numero considerevole di persone, è stato considerato,
secondo me a ragione, un “poema per immagini”. Eppure il lungometraggio, pur non avendo dialoghi, essendo privo di una trama “diegetica”, essendo privo di attori e non essendo un film fiction, è stato catalogato come documentario. Ma Koyaanisqatsi non è un documentario. Cos’è allora Koyaanisqatsi? La parola nella lingua amerindiana hopi significa “vita in tumulto” o meglio ancora "vita senza equilibrio". E il film è proprio un tumulto incessante di immagini, una

sinfonia effervescente di luci e colori, di movimento e forza, una forza della natura, uno sguardo sul mondo contemporaneo e sulla sua follia. Il film si suddivide in sei sezioni che scandagliano vari momenti della vita su questo pianeta. Le sezioni mostrano immagini di deserti, di fluidi e vapori, paesaggi verdeggianti; poi si passa all’ecumene (ormai allargata a quasi tutto il pianeta), con presenza di attività industriale, quindi immagini urbane con traffico di automobili, carri armati, industria bellica, facciate di grattacieli, degrado urbano, una lunga sequenza di nuvole riprese a velocità accelerata, quindi lunghe file di persone, soli che tramontano e sorgono e il piano della luna che tramonta dietro la facciata di un palazzo (questa è la scena più famosa del film)… Ma è un film che va visto. Ci sarebbero da scrivere centinaia di pagine, il film potrebbe essere analizzato in mille modi e forse prima o poi cercherò di fare una recensione più impegnativa. Ma chi volesse saperne di più legga
qui. Questo film secondo me, proprio a causa delle immagini "ossessive" delle attività umane, è un inno alla natura, al mondo che stiamo perdendo e alla follia della vita quotidiana. Lasciatevi trasportare dalla poesia, guardate le immagini e ascoltate la musica di Philip Glass. Mentre guardate Koyaanisqatsi, immaginatevi magari di essere sospesi nel cosmo, di vagare con la mente all’interno del proprio inconscio o di incontrare altri sogni di altri esseri, solo per amare, anche per un attimo, ciò che stiamo perdendo.