“Verso il 1883 si era verificata una sorta di frattura nella mia opera. Avevo esaurito l’impressionismo ed ero arrivato alla conclusione che non sapevo dipingere né disegnare. In una parola, ero in un vicolo cieco.”(Conversazione con A. Vollard). L’esperienza dell'impressionismo era finita e Renoir, che avrebbe iniziato il suo periodo classico, non era in grado di dipingere, non era più capace di rimanere sospeso nell’attimo di una dolce mattina di primavera con la luce radente che illumina i volti e che un attimo dopo non è più la stessa luce. Le Moulin de la Galette raffigura un ballo in occasione di una festa a Montmartre, nella sala all’aperto allestita da Monsieur Debray. Ciò che interessa a Renoir è quella luce solare che filtra attraverso le foglie degli alberi e va a cadere sulle figure del quadro, in particolare sul vestito della ragazza che vediamo in primo piano. Una luce che cambia, che mostra la sua irregolarità radiante per via delle foglie e pertanto appare e svanisce attimo dopo attimo. Renoir mostra l’interesse di cogliere l’attimo di una mattina gioiosa, di un momento di puro divertimento: l’attimo di un ballo illuminato da una luce “precaria” che non sarà mai più la stessa. L'esperienza impressionista si risolve tutta in questo attimo, nel momento in cui lo sguardo cerca invano di cogliere l'essenza della natura, la mutevolezza del contesto: un ballo sotto una luce cangiante, le forme delle nuvole che si trasformano lentamente ma inesorabilmente, la luce di un tramonto sempre uguale nell'immaginario, ma sempre differente giorno dopo giorno. La luce del Bal non è più la luce dell'arte classica che allude sovente a un principio metafisico e che occupa lo spazio come una patina del tempo. La luce del Bal è una luce casuale? Anonima? La stessa luce che Godard userà nei suoi film? Potrebbe essere interessante rapportare questa esperienza con quella della Nouvelle Vague (due esperienze francesi), ma a me non interessa intraprendere questa strada. Mi piace invece pensare che le Bal au Moulin de la Galette rappresenta una scena, forse presa da una storyboard, forse l'incipit di un film, con il set tutt'intorno e le ragazze che mostrano la loro bellezza, comparse di un melodramma che vedrà presto l'ingresso sulla scena dell'attrice principale. Come afferma Elena Pontiggia, la "[...] pittura ispirata alla storia, alla letteratura, alla mitologia viene sostituita da una pittura incentrata solo sui personaggi della Parigi degli anni Settanta, individuati con precisione dalla moda del periodo: le donne con la sottana a Tournure (in voga tra il 1875 e il 1879) e le acconciature rialzate, gli uomini con la paglietta a nastro o il cilindro". In questo "film" viene messo in scena l'atto stesso del vedere, l'immagine presenta se stessa senza trasformarsi in una metafora. Siamo davanti ad un'immagine con un taglio decisamente moderno: non c'è un progetto, non c'è un bozzetto preparato ma solo la capacità di cogliere l'attimo. E così il carpe diem diventa il personaggio principale di questo melò, il divertimento di un ballo che la protagonista ricorderà anni dopo, quando piangerà in solitudine per un amore lontano, incontrato in un giorno di festa, quando indossava quel certo vestito elegante e se ne stava seduta osservando e ascoltando la musica, finché d'improvviso non apparve lui, bello come il Doriforo di Policleto, gentile come solo gli uomini sanno essere nei sogni delle donne. Il Bal fu dipinto in parte "en plein air" nel recinto del locale di Montmartre o nel giardino di rue Cortot, poi venne completato in studio, proprio come un film girato all'aperto ma anche all'interno (e montato al chiuso). Il quadro è l'incipit luminoso e illuminante di una storia da creare, tutta immaginata dall'autore (ma anche dallo sguardo dell'osservatore), una ripresa dal vero (en plein air) di un ballo realmente avvenuto davanti al cine-occhio di Renoir, sotto i riflessi luminosi e le ombre colorate frante sui vestiti di figure in movimento, un movimento che si espande oltre il quadro rimandando il dentro nel fuori, ossia suggerendo un mondo al di là dell'immagine ortocentrica, come se il pennello stesse per dipingere una panoramica orizzontale, mostrandoci, al di là del recinto, il mondo degli spettatori, ossia dei passanti e degli amici intenti ad osservare lo spettacolo in corso.
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21 dicembre 2007
Bal au Moulin de la Galette (Pierre-Auguste Renoir, 1876): l'attimo di una sequenza
“Verso il 1883 si era verificata una sorta di frattura nella mia opera. Avevo esaurito l’impressionismo ed ero arrivato alla conclusione che non sapevo dipingere né disegnare. In una parola, ero in un vicolo cieco.”(Conversazione con A. Vollard). L’esperienza dell'impressionismo era finita e Renoir, che avrebbe iniziato il suo periodo classico, non era in grado di dipingere, non era più capace di rimanere sospeso nell’attimo di una dolce mattina di primavera con la luce radente che illumina i volti e che un attimo dopo non è più la stessa luce. Le Moulin de la Galette raffigura un ballo in occasione di una festa a Montmartre, nella sala all’aperto allestita da Monsieur Debray. Ciò che interessa a Renoir è quella luce solare che filtra attraverso le foglie degli alberi e va a cadere sulle figure del quadro, in particolare sul vestito della ragazza che vediamo in primo piano. Una luce che cambia, che mostra la sua irregolarità radiante per via delle foglie e pertanto appare e svanisce attimo dopo attimo. Renoir mostra l’interesse di cogliere l’attimo di una mattina gioiosa, di un momento di puro divertimento: l’attimo di un ballo illuminato da una luce “precaria” che non sarà mai più la stessa. L'esperienza impressionista si risolve tutta in questo attimo, nel momento in cui lo sguardo cerca invano di cogliere l'essenza della natura, la mutevolezza del contesto: un ballo sotto una luce cangiante, le forme delle nuvole che si trasformano lentamente ma inesorabilmente, la luce di un tramonto sempre uguale nell'immaginario, ma sempre differente giorno dopo giorno. La luce del Bal non è più la luce dell'arte classica che allude sovente a un principio metafisico e che occupa lo spazio come una patina del tempo. La luce del Bal è una luce casuale? Anonima? La stessa luce che Godard userà nei suoi film? Potrebbe essere interessante rapportare questa esperienza con quella della Nouvelle Vague (due esperienze francesi), ma a me non interessa intraprendere questa strada. Mi piace invece pensare che le Bal au Moulin de la Galette rappresenta una scena, forse presa da una storyboard, forse l'incipit di un film, con il set tutt'intorno e le ragazze che mostrano la loro bellezza, comparse di un melodramma che vedrà presto l'ingresso sulla scena dell'attrice principale. Come afferma Elena Pontiggia, la "[...] pittura ispirata alla storia, alla letteratura, alla mitologia viene sostituita da una pittura incentrata solo sui personaggi della Parigi degli anni Settanta, individuati con precisione dalla moda del periodo: le donne con la sottana a Tournure (in voga tra il 1875 e il 1879) e le acconciature rialzate, gli uomini con la paglietta a nastro o il cilindro". In questo "film" viene messo in scena l'atto stesso del vedere, l'immagine presenta se stessa senza trasformarsi in una metafora. Siamo davanti ad un'immagine con un taglio decisamente moderno: non c'è un progetto, non c'è un bozzetto preparato ma solo la capacità di cogliere l'attimo. E così il carpe diem diventa il personaggio principale di questo melò, il divertimento di un ballo che la protagonista ricorderà anni dopo, quando piangerà in solitudine per un amore lontano, incontrato in un giorno di festa, quando indossava quel certo vestito elegante e se ne stava seduta osservando e ascoltando la musica, finché d'improvviso non apparve lui, bello come il Doriforo di Policleto, gentile come solo gli uomini sanno essere nei sogni delle donne. Il Bal fu dipinto in parte "en plein air" nel recinto del locale di Montmartre o nel giardino di rue Cortot, poi venne completato in studio, proprio come un film girato all'aperto ma anche all'interno (e montato al chiuso). Il quadro è l'incipit luminoso e illuminante di una storia da creare, tutta immaginata dall'autore (ma anche dallo sguardo dell'osservatore), una ripresa dal vero (en plein air) di un ballo realmente avvenuto davanti al cine-occhio di Renoir, sotto i riflessi luminosi e le ombre colorate frante sui vestiti di figure in movimento, un movimento che si espande oltre il quadro rimandando il dentro nel fuori, ossia suggerendo un mondo al di là dell'immagine ortocentrica, come se il pennello stesse per dipingere una panoramica orizzontale, mostrandoci, al di là del recinto, il mondo degli spettatori, ossia dei passanti e degli amici intenti ad osservare lo spettacolo in corso.
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