Greenaway organizza il materiale a prescindere dalla narrazione. Da pittore vede lo schermo come una tela bianca sui cui dipingere. Indebolendo la narrazione, non seguendo più le regole filmiche che sono alla base della struttura del cinema classico (punto di vista, focalizzazione, ocularizzazione, ecc.), è costretto ad inventarsi altri modi per organizzare il profilmico. In Giochi nell’acqua sono soprattutto i numeri a determinare la scansione del film, ad influenzare gli eventi e la storia che non sono strutturate di per sé, ma solo in funzione dell’immagine pittorica e del simbolo. I numeri che appaiono nelle immagini (da 1 a 100) scandiscono lo scorrere delle sequenze che non sono più determinate dai nuclei narrativi, ma dal colore e dalle citazioni pittoriche. Gli omicidi dei tre mariti da parte delle rispettive mogli (nonna, madre e nipote) non sono fondamentali per il film (i tre uomini vengono annegati per motivi più o meno futili) ma contano soprattutto per la loro stessa rievocazione, per la ricostruzione pittorica dell’evento elaborato con estrema precisione da Greenaway. L’ambientazione dei tre omicidi è eseguita ripercorrendo in parte la storia della pittura: nel primo omicidio domina la pittura barocca, nel secondo la pittura vittoriana ottocentesca e nel terzo la pittura metafisica; citazioni pittoriche si trovano comunque in tutto il film. Le tre donne (anzi un'unica donna visto che portano lo stesso nome: Cissie Colpitts) sono ispiratrici di sentimenti ed emozioni, mentre gli uomini, concentrati a costruire eventi (legge, storia, regolamenti) non possono che soccombere di fronte all’imperscrutabile divenire del mondo. La donna uccide “i significati” col delirio della sua scelta: decostruire gli eventi. Al contrario le fantasie e i sogni dei bambini che tentano pur sempre di spiegare il mondo, di dare un nome alle cose, evaporano nel nulla incontrastato della fine. La bambina, (che nell'incipit del film conta, nominandole mentre salta la corda, cento stelle) muore investita da un'auto: il tentativo di dare un significato al cielo (ordinando le stelle con i nomi) scompare così nell'oblio della morte. Stessa sorte capita al piccolo Smut, ragazzo che inventa i suoi giochi e che colleziona insetti morti sperando di difendersi dall’incomprensione del mondo. Impiccandosi ad un albero, con la stessa corda usata dalla bambina per saltare, pone un termine all'estenuante ricerca dei numeri: catalogare insetti, raccogliere, giocare è anche un tentativo di fermare il tempo. Ma la profondità del film va oltre il valore dei simboli e dei numeri (si possono trovare mille spunti, mille modi di analizzare il film). Anche la matematica, come organizzazione dei colori o come deittico che mostra l’atto stesso del fare cinema (i numeri come i ciack della Cinese di Godard) fallisce davanti alla natura, al sesso, alla morte stessa. L’acqua, base della vita, può trasformarsi in morte per un banale gesto istintivo(!), per un incomprensibile attimo differente dai tanti che crediamo di controllare. I giochi nell’acqua sono destinati a fallire. Neppure i numeri riusciranno a decifrare i colori.
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30 agosto 2007
Giochi nell'acqua (Peter Greenaway, 1988)
Greenaway organizza il materiale a prescindere dalla narrazione. Da pittore vede lo schermo come una tela bianca sui cui dipingere. Indebolendo la narrazione, non seguendo più le regole filmiche che sono alla base della struttura del cinema classico (punto di vista, focalizzazione, ocularizzazione, ecc.), è costretto ad inventarsi altri modi per organizzare il profilmico. In Giochi nell’acqua sono soprattutto i numeri a determinare la scansione del film, ad influenzare gli eventi e la storia che non sono strutturate di per sé, ma solo in funzione dell’immagine pittorica e del simbolo. I numeri che appaiono nelle immagini (da 1 a 100) scandiscono lo scorrere delle sequenze che non sono più determinate dai nuclei narrativi, ma dal colore e dalle citazioni pittoriche. Gli omicidi dei tre mariti da parte delle rispettive mogli (nonna, madre e nipote) non sono fondamentali per il film (i tre uomini vengono annegati per motivi più o meno futili) ma contano soprattutto per la loro stessa rievocazione, per la ricostruzione pittorica dell’evento elaborato con estrema precisione da Greenaway. L’ambientazione dei tre omicidi è eseguita ripercorrendo in parte la storia della pittura: nel primo omicidio domina la pittura barocca, nel secondo la pittura vittoriana ottocentesca e nel terzo la pittura metafisica; citazioni pittoriche si trovano comunque in tutto il film. Le tre donne (anzi un'unica donna visto che portano lo stesso nome: Cissie Colpitts) sono ispiratrici di sentimenti ed emozioni, mentre gli uomini, concentrati a costruire eventi (legge, storia, regolamenti) non possono che soccombere di fronte all’imperscrutabile divenire del mondo. La donna uccide “i significati” col delirio della sua scelta: decostruire gli eventi. Al contrario le fantasie e i sogni dei bambini che tentano pur sempre di spiegare il mondo, di dare un nome alle cose, evaporano nel nulla incontrastato della fine. La bambina, (che nell'incipit del film conta, nominandole mentre salta la corda, cento stelle) muore investita da un'auto: il tentativo di dare un significato al cielo (ordinando le stelle con i nomi) scompare così nell'oblio della morte. Stessa sorte capita al piccolo Smut, ragazzo che inventa i suoi giochi e che colleziona insetti morti sperando di difendersi dall’incomprensione del mondo. Impiccandosi ad un albero, con la stessa corda usata dalla bambina per saltare, pone un termine all'estenuante ricerca dei numeri: catalogare insetti, raccogliere, giocare è anche un tentativo di fermare il tempo. Ma la profondità del film va oltre il valore dei simboli e dei numeri (si possono trovare mille spunti, mille modi di analizzare il film). Anche la matematica, come organizzazione dei colori o come deittico che mostra l’atto stesso del fare cinema (i numeri come i ciack della Cinese di Godard) fallisce davanti alla natura, al sesso, alla morte stessa. L’acqua, base della vita, può trasformarsi in morte per un banale gesto istintivo(!), per un incomprensibile attimo differente dai tanti che crediamo di controllare. I giochi nell’acqua sono destinati a fallire. Neppure i numeri riusciranno a decifrare i colori.
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