Visualizzazione post con etichetta Zabriskie Point. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zabriskie Point. Mostra tutti i post

31 luglio 2007

Zabriskie Point (Michelangelo Antonioni, 1970)

Come una poesia che inizia con un volo: l'aereo da turismo che sfreccia nel vento pla-nando leggermente nell'aria calda della Valle della Morte, disturbando dall'alto il percorso di un'auto guidata da una ragazza. Un aereo, un'auto, un ragazzo, una ragazza: l'amore che sboccia tra Mark e Daria, tra lo studente e la segretaria, e che viene consumato a Zabriskie Point. Quando Mark viene ucciso quasi per caso dalla polizia, Daria vorrebbe vedere tutti gli oggetti simbolo del consumismo, come le ville dei benpensanti, esplodere per l'eternità. La prima volta che vidi il film, lo considerai un film politico sulla contestazione giovanile anni settanta in USA, un film contro il consumismo, criticato dai più, poco amato dai critici e odiato dai benpensanti americani (e anche da molti europei). Ma in realtà Zabriskie Point è come un sogno, una pausa nella lavorazione di un film, è il contrasto che scaturisce tra il ricordo di immagini lontane (scene di violenza magari viste in TV) e il desiderio di un amore esotico; è un gioco di immagini, il rapporto tra il montaggio placido e sospeso dei lunghi piani sequenza (tanto amati da Antonioni) e il ralenti delle esplosioni apocalittiche. In particolare la stupefacente sequenza finale (esplosioni di frigoriferi, oggetti di vita quotidiana, ville) girata al ralenti (precursore di tanti film contemporanei) suscita un senso di vertigine; il fallout di scatolette, auto, elettrodomestici ridotti in pezzi, obbliga lo sguardo a sostare sull'immagine, a contemplare i colori e le reliquie di un'epoca senza futuro. Ogni pezzo di reale che cola giù dallo schermo è un pezzo non ricostruibile, non assemblabile. La realtà si dissolve nell'immagine stessa ed è irrecuperabile. Il volo, l'amore nella Valle della Morte, l'esplosione producono quel senso in più (Edoardo Bruno) che va oltre il significato della storia, perché ci mostra il mistero che si cela dentro l'immagine, mostra la polisemia dell'effetto che suscita in chi la guarda. Proprio come una poesia.