11 novembre 2007

Nightwatching (Peter Greenaway, 2007)

Nightwatching non è identico agli altri film di Greenaway. In verità, facendo attenzione, nessuno dei suoi film è copia dell’altro, ma questo è proprio differente, perché, come ha affermato lo stesso regista, questo non è un film sulla vita ma sulla pittura, su cosa sia la pittura e sul rapporto tra pittura e realtà. Non poteva uscirne un film frastagliato, composto da mille frammenti, caotico, inafferrabile e non riducibile a modello del reale, proprio perché l’arte (la pittura) è già di per sé una interpretazione, o meglio, una rielaborazione del reale. A Rembrandt, già ricco e famoso a 23 anni, viene commissionato un ritratto dalla compagnia del capitano Cocq della gilda degli Archibugieri. Finita la guerra con la Spagna i mercanti arricchitisi con la guerra volevano farsi ritrarre travestiti da soldati nel sempre identico quadro di ampie dimensioni. Ma Rembrandt, dopo l’uccisione di uno dei personaggi del quadro scopre la trama del delitto lasciando gli indizi dell’orribile reato sul dipinto che solo nel 700 sarà denominato La ronda di notte. Scoperta la sua accusa gli assassini si vendicano riducendolo in rovina e cercando di accecarlo. Ma il film, nonostante l’intreccio avvincente (viene anche ricostruita in parte la vita di Rembrandt e delle sue tre mogli), e nonostante la sensazione di un tipo di cinema in cui Greenaway sembra rinnegare la sua battaglia contro la narratività, non è un film su Rembrandt, o perlomeno non sulla vita di Rembrandt, ma sulla pittura o meglio, sulla regia di Rembrand del film La ronda di notte. In effetti a Greenaway interessa il rapporto tra autore e opera d’arte, interessano i motivi per cui un quadro come questo, ripudiato e considerato dai contemporanei una aberrazione, sia invece un documento di grande qualità artistica. In ogni quadro c’è almeno un mistero e solo l’occhio allenato di un osservatore attento (Greenaway dice “di chi non è un analfabeta visivo”) può “possedere il codice” per decifrarlo. Un quadro non va visto come un’immagine tra le altre, ma come un evento dinamico che cela i suoi misteri e che obbliga a porsi delle domande. Nell’incipit del film è evidente l’analogia tra il pittore Rembrandt, che dispone i personaggi sulla scena prima di essere immortalati, e il regista moderno Rembrandt che indica le posizioni agli attori prima di iniziare le riprese. E siccome il cinema è l’arte di manipolare la luce, per Greenaway, essendo la Ronda di notte uno di primi quadri ad essere stato dipinto alla luce artificiale delle candele, la data di nascita del cinema non è tanto il 1895, quanto, probabilmente, il 1642. Il soggetto della Ronda di notte è insomma la luce e l’utilizzo che ne fece Rembrandt e come questa luce può essere manipolata allo scopo di rendere il dinamismo tipico delle rappresentazioni teatrali (per questo motivo Greenaway ha dato un taglio teatrale, ma non solo, al film). Nigthwatching inoltre fa parte di un altro progetto commissionatogli dal Rijksmuseum di Amsterdam per riqualificare il museo stesso rilanciando l’interesse per la cultura. Il film è solo un elemento tra tanti di un puzzle che Greenaway sta cercando di comporre . Il museo gli ha messo a disposizione la tela per tre mesi durante i quali, all’interno del Rijksmuseum, ha potuto effettuare diverse riprese cinematografiche (ad alta definizione) dopo di che sono state proiettate sulla tela stessa una serie di diapositive (Greeanway ha mostrato in un video il risultato) che hanno reso ancor più dinamico il dipinto (pioggia, fiamme, fonti di luce che provengono da varie direzioni mettendo in evidenza di volta in volta i vari personaggi, e molti altri effetti). Su queste diapositive è stato montato un “commento” sonoro (rumore della pioggia, crepitio dell’incendio, rullare di tamburi, ecc.). Insomma La ronda di notte è un film. Non come Nightwatching ma come il dipinto del 1642. Questo progetto proseguirà con una rappresentazione teatrale in una città olandese (non ne ricordo il nome) e con altri eventi. Questa “performance” eseguita sulla Ronda di notte ha interessato anche altri committenti e pertanto Greenaway eseguirà simili operazioni anche sulle Nozze di Cana del Veronese al Louvre, su Las Meninas di Velázquez al Prado e sull’Ultima cena di Leonardo nel refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie. Lo so, durante l’incontro tra Greenaway e il pubblico, che ha avuto luogo il 10 novembre a Poggibonsi, mi sono reso conto (opinione personale) di avere davanti un uomo pieno di sé: irritante, egocentrico, arrogante, presuntuoso. Ha infatti affermato che siamo tutti analfabeti visivi e che solo una élite è in grado di “vedere” oltre le apparenze, una preparata élite di persone che hanno studiato il disegno e hanno la capacità di “leggere” le immagini. Molto fastidioso, lo so, e anche opinabile, com’è opinabile la sua battaglia contro la narratività nel cinema. Comunque resta il fatto che l’arte di Greenaway (cinema, performance, pittura, elaborazioni varie, corti, riprese architettoniche, libri,ecc.) rimane un’eccezionale testimonianza di alta qualità artistica e una provocazione che è anche un tentativo di destare il cinema (ma anche l’arte nel suo complesso) da quel torpore che sembra in grado di bloccare ogni tentativo di riqualificare il gusto e la partecipazione attiva dei fruitori. Greenaway afferma che in fondo gli unici due temi “narrativi” del suo cinema (ma scavando a fondo un po’ di tutto il cinema) sono eros e thanatos e che il suo cinema non è per tutti.

18 commenti:

chimy ha detto...

Sì lui è molto arrogante come uomo.
Con alcuni suoi film ho avuto anche dei problemi di irritazione durante la visione; invece "Nightwatching" secondo me è pienamente riuscito.
Ha una forza visiva davvero rara: pose, colori, luci...la pittura di Rembrandt è diventata immmagine cinematografica.
Un saluto

Luciano ha detto...

Concordo. D'altronde lui ama provocare per tenere desto il suo pubblico, per discutere e magari anche offendere. Il fatto di recarsi in ogni angolo del mondo, anche nelle periferie più oscure, per discutere dei suoi lavori, dimostra comunque che non ha paura del contatto con il suo pubblico. Mi pare di aver capito che lui, in fondo, ama irritare gli altri. E' insomma un geniale rompiscatole.
Grazie Chimy. Ciao.

honeyboy ha detto...

io sono con greenaway e la sua lotta contro la narratività (almeno parzialmente)
questo mi interessa molto, e spero vivamente che mi capiti a tiro, non me lo farò di certo sfuggire!
(una cosa che invece non apprezzo per nulla è che Peter dichiari che il suo cinema non sia per tutti... che poi in linea di massima sarei anche d'accordo, ma detto dal regista mi sembra un po' troppo arrogante, sembra anche un po' un mettere le mani avanti...)
(che poi, andando a fondo, ogni film è "non per tutti", no?)
(io apprezzo molto il Greenaway regista, per quel poco che ho visto, è il Greenaway-persona che non mi convince)

deliriocinefilo ha detto...

“Greenaway dice “di chi non è un analfabeta visivo””
grandissimo. Quanti analfabeti di questo tipo ci sono.

“Un quadro non va visto come un’immagine tra le altre”
anche il quadro è “movimento”.

“provocazione che è anche un tentativo di destare il cinema (ma anche l’arte nel suo complesso) da quel torpore che sembra in grado di bloccare ogni tentativo di riqualificare il gusto e la partecipazione attiva dei fruitori”.
Infatti per lui il cinema è morto.

Poi secondo me il Greenaway regista e quello persona sono necessariamente fusi insieme, anzi molto più in Greenaway che in chiunque altro.

Luciano ha detto...

@Honeyboy. Sì, è arrogante e irritante, ma in fondo (e lo dici anche tu) non fa che dire quello che tutti gli artisti veri dicono: se non vi piace quello che faccio, amici come prima. Ma è anche presuntuoso ("Ho scritto 25 libri che non ho pubblicato", "Scrivo molto bene", ha detto che la sua formazione artistica, a differenza della nostra, è stata perfetta, ecc. ecc.). Nonostante questo il suo cinema per me è grande e sono felice che esista un artista del genere. Ciao.

@Delirio. Sì, comincio a crederlo anch'io. La provocazione artistica fa parte del suo essere provocatorio. Ha espresso giudizi su altri registi (opinabili e discutibili), ha detto che i suoi demoni sono Cartesio, Duchamp, l'attore dittatore. In fondo queste sono provocazioni per indurre le persone a mettersi in evidenza per litigare e tirare fuori quella passione che non c'è più. Mi sono reso conto di questo quando mi sono accorto che, pur essendo pieno di sé, camminava fra noi e chiacchierava (in inglese)con tutti quelli che gli ponevano domande (anche al di fuori dell'incontro). Ciao.

Noodles ha detto...

Non sono riuscito ad amarlo. Una sorta di saggio sulla pittura in cui il cinema diventa quasi pittura esso stesso. Sarà che Greenaway per me resta un regista da sempre ostico e poco solleticante. Mi viene sempre il sospetto di un formalismo intellettualoide un po' chic.

Luciano ha detto...

@Noodles.Come persona, anche se è l'unico epiteto che non ho usato nei suoi confronti, è anche chic. Comunque per lui il cinema è pittura, è un certo tipo di pittura e la pittura (questo lo ha proprio detto)è cinema, infatti ha detto che per lui il cinema nasce nel 1642 con la nascita del movimento nel quadro (La Ronda di notte). Naturalemnte è un regista ostico, ma lo dice anche lui stesso ("Il mio cinema non è per tutti"). In definitiva per lui il cinema è morto, anzi, questi ultimi cento anni sono solo il prologo del cinema che deve ancora nascere. Naturalmente discorsi opinabili, ma resta il fatto che comunque è uno che cerca di smuovere un po' la staticità di un pubblico che va al cinema ad assistere sempre alle stesse storie. Ha detto: "Avete notato che ormai al cinema dopo le prime scene sapete già come va a finire? E' cinema quella cosa che non riesce più a sorprendervi?" (ho citato a memoria). Personalmente non sono del tutto d'accordo con lui, ma mi piacciono i suoi progetti (nel post hai letto di quello che ha fatto con La Ronda di notte). Grazie per il tuo graditissimo intervento. Ciao.

Vale ha detto...

Buona serata a tutti,
volevo intervenire per dire che dopo la partecipazione al Tulse Luper Vj perfomance e annessi, sono ancora elettrizzata. L�impressione per l�artista � positiva, quella per l�uomo anche, in due parole irriverente e provocatorio: proprio quello di cui abbiamo bisogno adesso!!!!
Per alcuni interessati, volevo informarvi che sto provvedendo a riportare in formato elettronico l'incontro-dibattito con Greenaway. Magari ci sar� il modo di diffonderlo via etere...e per la riproduzione delle atmosfere beh! su quello sto ancora lavorando!!!
Valeria

Luciano ha detto...

Ciao Valeria. Ottima iniziativa!! Fammi poi avere notizie delle tue riprese sull'incontro! Ma eri quelle ragazza in prima fila con la videocamera?

Deneil ha detto...

be con tutto queto greenaway mi stai davvero tentando..devo vedere quei racconti del cuscino che stanno li ad aspettarmi impazienti!

Luciano ha detto...

@Deneil. Sì, sto pubblicando a getto su Greenaway, perché nella rassegna che è appena terminata ho visto 4 film, ho partecipato ad una performance e ad un incontro con Greenaway stesso. Purtroppo ho trascurato il cinema (quello delle sale). Pertanto tra film che non arrivano (Tideland per primo) e io che non vado al cinema, ehm... devo bombardarvi con Greenaway o con film vecchi (ne ho diversi già pronti) o con le mie solite uscite sulla pittura. Comunque, mentre gli altri film visti li diluirò nel tempo, ho intenzione di postare le mie emozioni provate durante la performance (ahimé). Ciao Deneil e grazie.

vale ha detto...

No, Luciano, sono quella ragazza che ha ripreso gli incontri con il tuo Voice Recorder! Buona giornata

Luciano ha detto...

@Valeria. Che figura! Valeria scusami. Avevo il sospetto che fossi tu (arrossisco)ma non ho avuto il coraggio di chiedertelo. Sono stato ingannato dalle "atmosfere" su cui stai lavorando. Scusami di nuovo. Quando ci vedremo poi mi genufletterò ai tuoi piedi. Ciao.

pickpocket83 ha detto...

I discorsi sulla pittura e sul disegno hanno sempre affascinato Greenaway (ricordo la faccenda del quadro di Vermeer nello Zoo di Venere, o il dipinto di Frans Hals ricostruito nel "Cuoco, il ladro, sua moglie, l'amante" per esempio), quindi non mi sorprende poi tanto questa apparentemente nuova svolta nel suo cinema. Non mi sorprende, ma mi interessa tantissimo. In fondo Greenaway è uno che ha l'ambizione un po' folle di "fare tutto", di toccare ogni capitolo dello scibile umano, di esplorare ogni recesso della arti visive, di fondere tra loro tanti elementi nella sua visione "enciclopedista" e catalogatrice. Un pazzo...un pazzo arrogante e presuntuoso. Ma qualche volta, come dici tu, nel torpore, c'è bisogno pure di persone che suonino la carica...alla prossima

P.S. Attendo con estrema curiosità i video dell'incontro, se sarà possibile...ciao!

Luciano ha detto...

Non si tratta infatti di una vera svolta, casomai la svolta consiste nel tentativo di "uscire" dal cinema, ossia di portare il cinema nei musei o in discoteca (è solo una mia sensazione).Nei suoi film più "narrativi" ci sono certamente riferimenti alla pittura (e il "Il banchetto degli ufficiali della Compagnia di San Giorgio" di Hals "riportato" nel Cuoco, il ladro... è una dimostrazione del suo indiscusso talento), ma non è neppure una novità: molti registi hanno da sempre portato la pittura nel cinema (es.: i Tableaux vivants della "Ricotta" di Pasolini o di "Passion" di Godard). E dici bene tu quando affermi che Greenaway ha la folle ambizione di fare tutto e pertanto, nel bene e nel male, di destarci dal torpore. Purtroppo non ci sono video dell'incontro, ma la mia carissima amica Valeria (con la quale mi scuso ancora per la mia gaffe) ha effettuato una registrazione e sta già lavorando per sistemarla e renderla disponibile per tutti. Grazie Pickpocket. Ciao.

simone ha detto...

affronto greenaway sempre con circospezione... vedremo...

Luciano ha detto...

@Simone. Benissimo. Allora attendo una tua opinione del film appena l'avrai visto. Grazie. Ciao.

Pollaio ha detto...

Attualmente mi ritrovo, mio malgrado, a convivere con Peter Greenaway.
La decisione, a volte penso scellerata, di averlo scelto per la mia tesi di laurea mi ha proiettato nel suo delirante universo fatto di dogmi, arroganti affermazioni, provocazioni narrative e visive.
C'è qualcosa di affascinante, incredibilmente attraente in ciò che propone, sia quando porta la classicità della pittura nello schermo, sia nel proporre esperienze sensoriali innovative come l'Omnimax.
L'incanto però si rompe a contatto con la spigolosità del personaggio, con la radicalità delle sue idee, con le sue crociate nei confronti del cinema narrativo.
Non è facile, e qui entro nel campo dei meri gusti personali, passare dalla visione di geniali opere come Lo zoo di Venere, Il cuoco..., Giochi nell'acqua e Nightwatching, alla stomacata (stile Arancia Meccanica) di "Le valigie di Tulse Luper", che invece vedo come una enciclopedica automasturbazione di deliri digitali, concepibile nell'idea embrionale ma indigeribile alla somministrazione.
E' per questo motivo che sostengo ci sia un errore di fondo nel ritenerlo un regista di cinema, chiarito il quale tutto ciò che lui ritiene morto (ma che io amo)riprenderà vigore anche ai suoi occhi, mentre il buon Peter potrà vantarsi di un neologismo fatto ad arte per lui... a noi il compito di trovarlo.
E' comunque innegabile che, in mezzo a tanta banale mediocrità, personaggi come Greenaway facciano bene al movimento cinematografico e più in generale anche all'intero circuito culturale, viste le molteplici iniziative a 360 gradi in musei e piazze di tutta Europa.
C'è chi lo odia, c'è chi lo ama, c'è chi lo odia amandolo. In una parola... è destabilizzante.

Per edulcorarne un po' la metabolizzazione quotidiana, oggi sto ascoltando lo stupendo Vibrez, il main theme di Nightwatching composto da Giovanni Sollima.

Detrattori, estimatori del narciso più impertinente che la terra di Galles abbia mai conosciuto, vi saluto tutti.

Andrea