15 ottobre 2007

Koyaanisqatsi (Godfrey Reggio, 1983)

Il film, uscito in Italia nel 1984 (il primo della trilogia Qatsi) a metà strada tra il documentario e la video arte, ma anche film “commerciale”, in quanto all’epoca uscì regolarmente nelle sale e fu visto da un numero considerevole di persone, è stato considerato, secondo me a ragione, un “poema per immagini”. Eppure il lungometraggio, pur non avendo dialoghi, essendo privo di una trama “diegetica”, essendo privo di attori e non essendo un film fiction, è stato catalogato come documentario. Ma Koyaanisqatsi non è un documentario. Cos’è allora Koyaanisqatsi? La parola nella lingua amerindiana hopi significa “vita in tumulto” o meglio ancora "vita senza equilibrio". E il film è proprio un tumulto incessante di immagini, una sinfonia effervescente di luci e colori, di movimento e forza, una forza della natura, uno sguardo sul mondo contemporaneo e sulla sua follia. Il film si suddivide in sei sezioni che scandagliano vari momenti della vita su questo pianeta. Le sezioni mostrano immagini di deserti, di fluidi e vapori, paesaggi verdeggianti; poi si passa all’ecumene (ormai allargata a quasi tutto il pianeta), con presenza di attività industriale, quindi immagini urbane con traffico di automobili, carri armati, industria bellica, facciate di grattacieli, degrado urbano, una lunga sequenza di nuvole riprese a velocità accelerata, quindi lunghe file di persone, soli che tramontano e sorgono e il piano della luna che tramonta dietro la facciata di un palazzo (questa è la scena più famosa del film)… Ma è un film che va visto. Ci sarebbero da scrivere centinaia di pagine, il film potrebbe essere analizzato in mille modi e forse prima o poi cercherò di fare una recensione più impegnativa. Ma chi volesse saperne di più legga qui. Questo film secondo me, proprio a causa delle immagini "ossessive" delle attività umane, è un inno alla natura, al mondo che stiamo perdendo e alla follia della vita quotidiana. Lasciatevi trasportare dalla poesia, guardate le immagini e ascoltate la musica di Philip Glass. Mentre guardate Koyaanisqatsi, immaginatevi magari di essere sospesi nel cosmo, di vagare con la mente all’interno del proprio inconscio o di incontrare altri sogni di altri esseri, solo per amare, anche per un attimo, ciò che stiamo perdendo.



18 commenti:

Edo ha detto...

Questo ho sempre desiderato vederlo! Ho visto tempo fa alcuni minuti del film e ne sono rimasto totalmente affascinato. Solo che non l'ho mai guardato perchè penso che in tv perda tantissimo, è come se stessi aspettando che una rassegna lo riporti al cinema... Ma in effetti non succederà mai!

Para ha detto...

Oltre a ringraziarti per avermi informato dell'esistenza di questo film, cosa che ignoravo, mi complimento per le ultime tre righe della tua recensione. In più volevo informare come questo film sia, per il poco che ho visto da youtube, la versione moderna delle "sinfonie della città", genere d'avanguardia degli anni 20. In particolare fu il lungo di Walter Ruttmann ad imporsi come una delle migliori incarnazioni di questi esperimenti. Ruttman è stato un grande pionere dell'animazione astratta, e nel lungo "Berlino - Sinfonia della grande città", datato 1927, unì a riprese di scorci di città alcune composizione geometriche astratte tipiche del proprio stile d'animazione.
Niente, volevo solo informarvi che questo "Koyaanisqatsi" mi ha ricordato questo genere rispolverato credo solo in questa occasione dopo 80 anni.
Se vogliamo anche "L'uomo con la macchina da presa" di Vertov può essere considerato una sorta di sinfonia della città, anche se il film russo ha risvolti molto più documentaristici, sociali e soprattuto metacinematografici.
Saluti.
Para

Luciano ha detto...

@Edo. Sì, in TV non è lo stesso come al cinema. Ho avuto la fortuna di vederlo sul grande schermo, luogo ideale (per qualsiasi film) ma soprattutto per film “astratti” come questo (un astratto che parte dal concreto però). Il film è una sinfonia di colori e movimento che, partendo dal mondo artificiale, giunge a creare movimenti di onde, luci, vapori; insomma arriva a sintetizzare il tumulto della follia. Avevo intenzione di pubblicare una recensione più approfondita, ma l’occasione di pubblicare il 15 ottobre un post sull’ambiente (vedi il logo) mi ha convinto a postare questa recensione alquanto parziale e superficiale. Grazie Edo. A presto.

@Para. Sono d’accordo. In effetti Koyaanisqatsi si potrebbe considerare l’erede del film di Ruttman e anche de L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov. Aggiungerei (in parte) anche Metropolis e un po’ quasi tutti i film d’avanguardia di quegli anni. Secondo me c’è anche un po’ la magia di Entr’acte (anche se è fondamentalmente un cortometraggio surrealista). Certo è che “Berlino - Sinfonia della grande città” rappresenta, come giustamente mi hai fatto notare, il precedente a cui Koyaanisqatsi si avvicina di più. Questo tipo di film “astratti” secondo me sono perle preziose da tenere sempre in considerazione. Credo che, nel vedere questo film, bisognerebbe lasciarsi andare al flusso delle immagini senza opporre resistenza (ossia senza cercare niente di definitivo), in modo da entrare in sintonia con la forma stessa del film, con il suo principio di costruzione, per ritrovare il suo senso più profondo. Non cercare di “capire” ma provare a “sentire” l’angoscia di tutto quello che siamo e che possiamo perdere. Grazie Para. A presto.

Para ha detto...

Guarda, volendo si può trovare molto, forse troppo, nelle avanguardie degli anni 20. Metropolis come dici anche te solo in parte, ma una minima parte. Di Entr'acte potremmo effettivamente trovarci la magia della visione non tanto disimpegnata, quanto meravigliata. Indimenticabile la ripresa "da sottoterra" della ballerina/o. L'astrattismo, e anche il surrealismo (ma con meno libertà), sono esempi di come il mezzo cinematografico possa essere usato nelle concezioni artistiche più svariate.
E sono pienamente d'accordo nel fatto che film come questo Koyaanisqatsi sono film da assistere guidati dalle sensazioni, e non dalla ragione. A volte sforzarsi di "capire" è il primo passo che impedisce di "sentire".
Per restare in ambito di animazione astratta, dato che si è parlato di Ruttman, posso consigliarti Norman McLaren, uno degli ultimi grandi uomini d'animazione del nostro secolo, esponente di spicco del National Film Board of Canada (ente statale con un settore d'animazione) e morto alcuni anni fa (mi pare anni 90), è stato un grande dell'animazione astratta disegnata direttamente su pellicola. I suoi corti in alcuni casi sono piccole perle da tenere strette dentro di sè.
In ogni caso nel National Film Board of Canada lavorano anche oggi una serie di artisti di valore immenso. E c'è da apprezzarlo, visto che l'astrattismo al cinema è sempre più raro.
Saluti.
Para

Luciano ha detto...

Conosci Norman McLaren? So che la Rai ha pubblicato una serie di DVD comprendenti l'opera omnia di McLaren. Nei sei in possesso? Sei il primo che conosco a nominarmi McLaren. Fantastico. Di lui ho visto pochissima roba. Dovrò decidermi a conoscerlo meglio. Grazie Para per avermelo ricordato. A presto.

AmosGitai ha detto...

[OT]Prova per veri cinefili su Stanley Kubrick. Dimostra la tua conoscenza del grande regista.
Ciao!
QUIZ SU STANLEY KUBRICK

Luciano ha detto...

Quiz effettuato. Ma che emozione! Gli esami mi hanno sempre spaventato. Grazie per la visita. Farò presto anch'io un giro "approfondito" sul tuo blog. Grazie e a presto.

Anonimo ha detto...

Che puro delirio!!!!!!!!L ho visto una volta solo ma ricordo benissimo il trip mentale che poi feci!Le musiche di Glass su quelle immagini ti sparano da un cannone fin su sulla luna!
MrDAVIS

Para ha detto...

Di McLaren non possiedo nulla, ma ho visto quasi tutto. Questo grazie al docente di storia del cinema d'animazione che ho avuto, grazie a youtube e grazie all'ottimo sito del National Film Board of Canada, su cui si possono vedere molti lavori anche di altri grandissimi artisti.
Dato che ho una buona conoscenza della storia del cinema d'animazione McLaren è in assoltuo uno degli ultimi pilastri di questo "ambito". Colgo l'occasione per affermare il mio disappunto nel voler differenziare a tutti i costi cinema "dal vero" con cinema d'animazione. Il cinema è cinema, punto. Se si volesse fare tanto i precisini allora anche il signore degli anelli è cinema d'animazione, visto che il 75% è stato fatto con l'animazione digitale. In ogni caso anche io uso questi termini, visto che è utile per divedere due filoni che si differenziano per tecniche di realizzazione. Quello che però mi fa arrabbiare è la imperante concezione che l'animazione sia un genere minore. Per fortuna non tutti la pensano così. Chiudo il discorso, dato che potrei andare avanti per ore a discutere.
Tornando a McLaren, se nessuno lo conosce consiglio almeno, e dico almeno, "Neighbours" (si trova su youtube mi pare) che è il primo esempio della storia del cinema di stop motion con attori in carne ossa. Una piccola e bellissima fiaba pacifista. Giusto per chi magari non apprezzasse i suoi lavori astratti.
Saluti.
Para

honeyboy ha detto...

mamma mia, questo me lo segno, assolutissimamente!
" Mentre guardate Koyaanisqatsi, immaginatevi magari di essere sospesi nel cosmo, di vagare con la mente all’interno del proprio inconscio o di incontrare altri sogni di altri esseri, solo per amare, anche per un attimo, ciò che stiamo perdendo."
cercherò di ricordarlo!

deliriocinefilo ha detto...

maledizione, non ho visto nessuno dei film che posti!

Luciano ha detto...

@MrDavis. Hai reso benissimo quello che ho provato anch’io. Proprio un “trip mentale”. Ho provato emozioni inspiegabili. Uscito dal cinema, giuro, rimasi ore senza riuscire neppure a dire una parola. Non è stupendo? Grazie. Ciao.

@Para. Sono d’accordo con te, anche se ammetto che conosco poco il cinema d’animazione, affermo la sua pari dignità con gli altri generi di cinema. Sarebbe come dire che la pittura su tela è superiore ai graffiti, come dire (ad esempio) che Fontana è superiore ad Haring. Ma tutti sanno che certe affermazioni non hanno senso. Nel cinema invece chissà perché questo non succede. Neighbours si trova anche sul mulo. A presto.

@Honeyboy. Poi comunque sarai tu (anzi saranno i tuoi sensi) a decidere se sei d’accordo con le mie parole che hai riportato nel tuo commento. Grazie.

@Delirio. Questo succede anche a me con molti film che posti tu. Vorrei averli visti tutti e invece….devo solo sperare di riuscire a vederli. Grazie e a presto.

simone ha detto...

un capolavoro, molto apprezzato anche dalla gentil consorte, storica dell'arte

Luciano ha detto...

Grande! Sapere che questo film piace a una storica dell'arte mi rende entusiasta! Grazie. A presto.

Deneil ha detto...

Di questo proprio non conoscevo l'esistenza..ma l'ignoranza può essere sconfitta grazie al tuo blog che mi fa scoprire sempre cose nuove...un poema per immagini..lo voglio e lo avrò!

Luciano ha detto...

Deneil. Nessuna ignoranza. Allora che dovrei dire sulla mia limitatissima conoscenza di Arnold? Abbiamo creato i nostri blog e ci frequentiamo proprio per questo. Secondo me il film merita di essere visto. Naturalmente, se hai visto il trailer su Youtube, sai già a cosa vai incontro. Grazie. Ciao.

stella ha detto...

Philip Glass!è al secondo posto nella mia scala di musicisti contemporanei preferiti!!:)
"Vessel" è uno dei pezzi più belli.
Oltre ad essere un bravissimo musicista ha anche una cultura musicale notevolissima (e,specie tra i contemporanei,le due cose raramente vanno di pari passo!),e la cosa che mi stupisce è il suo modo di "contaminare" diversi periodi della musica, come avere l'impressione di ascoltare un Bach & un Sostakovic o un Debussy insieme!
Ascoltare la sua discografia è stato fondamentale e mi è servita a non dividere troppo la musica per "settori",perchè significherebbe frammentarla.
Grandissimo Glass!!

Luciano ha detto...

@Stella. Non sono esperto di musica come te, ma posso affermare che sono sostanzialmente d'accordo. La contaminazione della musica (ma non solo) è un procedimento molto interessante che in futuro darà i suoi frutti. Glass è un grande.