2 aprile 2008

Sci-Fi italiana anni venti: L'uomo meccanico (André Deed, 1921)

Questo film italiano del francese André Deed, in arte Cretinetti (Italia) e Boileau e Gribouille (Francia), è interessante non per la qualità imparagonabile ai film di Sci-Fi di quegli anni (senza considerare kolossal come Metropolis o Aelita), ma per essere un incrocio di tre generi apparentemente inconciliabili quali Sci-fi, farsa e film d’avventura. La trama non ha molta importanza soprattutto per due motivi. Il primo riguarda l’interprete principale, il famoso Cretinetti: e chi conosce i film girati da questo francese, che lavorò anche in Italia prima di ritornare in Francia finendo i suoi giorni come guardiano notturno agli studi Pathé, si può immaginare quanto la mdp si soffermi sulle sue performance “comiche”. Siamo dentro un genere, il comico, che è preponderante. Ci sono inseguimenti, travestimenti, scene surreali, tutte incentrate sul divo assoluto del film: il personaggio Modestino detto Saltarello (e se ne può immaginare il motivo). In effetti un film con Cretinetti quale interprete non poteva che soffermarsi sulle gag tipiche delle “comiche” dell'epoca (chi non ha visto almeno alcune gag di Larry Semon in arte Ridolini, Harry Landqon, Max Linder, Fatty, Harold Lloyd, i Fratelli Marx, Buster Keaton, Charles Chaplin, Laurel e Hardy?). Secondo motivo: la trama non è fondamentale perché è anche inintelligibile. In particolare l’incipit è difficoltoso causa troppi “buchi” ovvero pezzi di pellicola mancanti. Infatti il film, ritrovato nella "Cinemateca Brasileira" di San Paolo e restaurato grazie all’intervento della Cineteca di Bologna nel 1992, corrisponde a 740 metri di pellicola. Molte parti sono andate perdute e ricostruire gli eventi non è sufficiente; bisogna inventare più che cucire sequenze col filo delle ellissi. La bella e perfida Mado (Valentina Frascaroli moglie di André Deed) riesce a fuggire con uno stratagemma dal carcere in cui è stata rinchiusa per aver ucciso l’inventore dell’uomo meccanico. Quindi, rapita la nipote della vittima per farsi consegnare i piani di costruzione del Robot, semina terrore e caos tramite il "drone" appena assemblato. Mado comanda a distanza l’uomo meccanico tramite un "tele-visore". Il film termina con uno scontro tra due uomini meccanici (il secondo è stato costruito per fronteggiare quello controllato da Mado) durante un veglione all’Opera. Infine, dopo molte immagini di distruzione e scompiglio tra i presenti, il drone “malvagio” viene sconfitto grazie all’aiuto di Saltarello. Una trama così scomposta, piena di gag, inseguimenti che oggi fanno sorridere, performance tipiche dello stile di Cretinetti e per di più in un film lacunoso, non dovrebbe essere presa in considerazione se non fosse per il "personaggio" del Robot che potrebbe aver influenzato addirittura il famoso Ballo Meccanico futurista di Paladini e Pannaggi del 2 giugno 1922 tenutosi presso la Casa d'arte Bragaglia a Roma. Infatti il costume ideato da Pannaggi è molto simile all'Uomo meccanico di André Deed. Naturalmente anch’io sono dell’avviso che non vi siano prove per considerare L'uomo meccanico come precursore di questa estetica futurista che mette in risalto la meccanica: “[…] Bisogna superare le possibilità muscolari, e tendere nella danza a quell’ideale corpo moltiplicato dal motore che noi abbiamo sognato da molto tempo. Bisogna imitare con i gesti i movimenti delle macchine; fare una corte assidua ai volanti, alle ruote, agli stantuffi; preparare così la fusione dell’uomo con la macchina, giungere al metallismo della danza futurista[…]” (dal Manifesto della danza futurista, Filippo Tommaso Marinetti). Comunque è fuori da ogni dubbio che un cinema considerato di serie B, con il suo uomo meccanico e con i macchinari che lo controllano, abbia precorso e anticipato i più famosi meccanismi di film come Metropolis e l’Inhumaine (se non addirittura Aelita). Questo film, nonostante tutti i suoi limiti estetici e soprattutto “fisici”, è per me una perla autentica e con questo dimostrando che il coraggio e la consapevolezza dei propri mezzi possono in qualche modo lasciare il segno. Voglio terminare rammentando la bellissima Valentina Frascaroli, attrice e compagna di vita di André Deed che nel film interpreta la parte, molto fumettistica, di un’avventuriera senza scrupoli e pronta a tutto. Per rappresentare il suo personaggio si ispirò alle famose eroine dei serial francesi.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Sempre più interessanti e particolari queste tue incursioni negli anni '20. Questo film sinceramente non lo conoscevo, così come non conoscevo Andrè Deed, ma come ti ho già detto, il tuo blog è un posto dove imparare sempre cose nuove. Grazie!
Ale55andra

AmosGitai ha detto...

Non mi sono mai spinto così indietro se non nel caso di qualche film di Ejzenstejn e nel caso dell'onirico Un Cane Andaluso, cortometraggio di una fantastica coppia Bunuel/Dalì.

chimy ha detto...

Interessantissimo anche questo post. Film che voglio recuperare, inoltre sapere che è, diciamo in grossa parte, italiano mi sconvolge...

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Grazie a te per la visita. Qualcuno potrebbe immaginare l'adolescenza del cinema come un'epoca vecchia in cui venivano fatte cose "vecchie". Invece all'epoca tutto era nuovo e si sperimentava qualsiasi cosa anche in modo spericolato, con un entusiasmo mai raggiunto. La vita era ogni giorno una nuova scoperta. Il cinema era "nuovo" e c'era ancora tanto da fare. Un'epoca affascinante^^

Luciano ha detto...

@Amosgitai. Allora ti sei spinto molto indietro. La corazzata Potëmkin è del 1925, Sciopero del 1924 mentre Un cane Andaluso del 1929. Tutti film immensi.

@Chimy. In effetti se ci voltiamo a guardare i primi anni del cinema italiano, vediamo iniziative incredibili e una cinematografia (anni '10) viva e importante, nonché dive mozzafiato.

Anonimo ha detto...

mamma mia, questo deve essere fantastico...
ma lo si trova?
Simone

Luciano ha detto...

@Simone. Sì è "facilmente" reperibile. In effetti è un film interessante soprattutto per gli appassionati del cinema muto.

Roberto Fusco Junior ha detto...

In Italia stavamo avanti in quegli anni. La prima scenografia a tutto tondo si trova in un film italiano.
Questo di cui parli non lo conosco affatto. Cretinetti, credo di ricordarlo in un film in cui aveva una forza sovrumana malgrado il suo aspetto non proprio forzuto.
Cercherò di recuperare questo film.
Grazie per la segnalazione.

Luciano ha detto...

@Grazie a te Roberto per l'intervento. Ormai sono preso dalla Sci-fi anni '20 e "rovistando" in quegli anni si trovano sorprese incredibili tipo questo "spezzone" di film.

Martin ha detto...

Come te amo alla follia questo cinema e fa piacere poter leggere questi tuoi approfondimenti.
Verranno messi a buon uso credimi.
Mi permetto solo di segnalare che forse nella tua lista degli eroi dello "slapstick" i Marx stonino un po' per la loro comicita' prevalentemente verbale (rimane un po' solo nel personaggio Harpo e comunque in forma diversa).
Piuttosto potresti metterci il buon vecchio Charlie Chase.

Luciano ha detto...

Ti ringrazio Martin per le tue precisazioni. Infatti il successo dei Marx è legato soprattutto al sonoro, ma volevo rendere loro omaggio relativamente alle loro prime esperienze nel vaudeville in cui erano maestri. Avrei dovuto specificare ma non volevo prolungare troppo l’inciso. Non avrei dovuto citarli ma un po’ mi dispiaceva. Quindi ti ringrazio per avere chiarito questa mia impropria citazione. Charlie Chase me l’ero proprio scordato. Grazie per averlo rammentato.

Miche l'esteta ha detto...

un capolavoro futurista!

Luciano ha detto...

@Miche. Ti ringrazio per la visita! Non so se è possibile definire il film un capolavoro, comunque sempre un piccolo gioiello da non sottovalutare.