24 novembre 2007

Shining (Stanley Kubrick, 1980) - (2/4)

parte seconda - IL DOPPIO


Prima della sequenza del breakfast allo specchio abbiamo già assistito ad uno “scambio” molto più complesso. Abbiamo infatti visto Danny che dialoga allo specchio nel bagno della sua abitazione con il suo “doppio Tony, il sosia che vive nella bocca di Danny, tipico enunciato perturbante freudiano, istanza formatasi nell'io come critica e osservazione di se stessi. Secondo Freud infatti il perturbante acquista ancora più forza nel sosia proprio perché il familiare si è trasformato in "censura, rimozione, coercizione". Entriamo nel bagno dove scorgiamo il bambino di spalle che dialoga osservando il suo volto riflesso nello specchio (inquadrato dalla macchina da presa), ossia l’immagine virtuale di Tony che si è attualizzata(1) relegando Danny nel “mondo”. Quando l’immagine di Tony-Danny occupa l’intero schermo, avviene qualcosa di imprevisto: Danny si materializza nello specchio, scambiandosi con Tony, nel momento in cui il terrore comincia a trasformare il volto del fanciullo. Non è più Tony attualizzato nello specchio che parla con Danny, ma è Danny stesso nella sua realtà all’interno dello specchio, che osserva. Il suo occhio si apre sul visibile, sull’inconcepibile che non può che trovarsi dalla parte di chi sta osservando. Danny è terrorizzato dallo sguardo dello spettatore che non è altri, nel controcampo, che un flusso trascendente e incontenibile, ma anche terrorizzante (il corridoio allagato da una valanga di rosso-sangue e l’apparizione quasi istantanea delle due gemelle). Con le gemelle si ha inoltre l'incarnazione stessa del doppio che prende vita affiorando direttamente dall'orrore, ossia da una istantanea, una foto congelata nel tempo, provenuta dal passato (o dal futuro?) di due bimbe, immagine che sappiamo inviata dagli incubi dell'infanzia del mondo (e dell'uomo). Le immagini si susseguono in sequenza e dopo il volto di Danny nello specchio, il corridoio col rosso che scroscia e le due gemelle, abbiamo ancora il volto di Danny avvolto in una quasi oscurità (non più lo specchio) e ancora il sangue che inonda lo schermo oscurandolo. La visione di Danny, lo shining, va oltre il visibile, oltre gli stereotipi che utilizziamo ogni giorno per riconoscere le cose, oltre quelli che Deleuze definisce “cliché”, ossia le immagini senso-motorie delle cose che ci rendono solo lo schema abbozzato della cosa stessa. «Le situazioni quotidiane, come pure le situazioni-limite, non si segnalano per qualcosa di raro o di straordinario. È solo un’isola vulcanica di poveri pescatori. È solo una fabbrica, una scuola… Passiamo a fianco di tutto questo, anche della morte, anche degli incidenti, nella nostra vita abituale o in vacanza».(2) Non è più possibile tollerare, sopportare le immagini come oggetti banali del quotidiano, appendici del nostro essere, il mondo che fugge, che corre, la sua apparente superficialità. Bisogna farsi veggente per cogliere l’intollerabile, ciò che sta oltre lo specchio, ciò che sta oltre noi stessi, dietro le apparenze, bucare i “cliché”. Lo sguardo di Danny terrorizzato che sperimenta l’orrore del mondo (ciò che nasconde l’Overlook Hotel) ricostituitosi al di qua dello specchio in un vuoto, in una rarefazione dell’immagine, viene come assorbito dall’impenetrabile, un luogo dove il senso si apre all’infinito, sfuggendo a qualsiasi determinazione. In questo mondo rarefatto il suo sguardo trascina anche il P.d.V. di chi osserva. Ovvero è il P.d.V. dello spettatore che si fonde con lo sguardo di Danny, senza immedesimarsi. Si instaura un rapporto, una relazione tra ciò che vediamo e ciò che è visto. Lo sguardo vaga in una continua indeterminazione, sospeso nel vuoto, cercando di andare oltre, senza mai soffermarsi su un dato certo. La visione della stanza “237” ci trasporta in un labirinto di sguardi, anzi è il labirinto della nostra mente con i suoi bisogni, terrori, desideri che trascina continuamente le immagini che si susseguono. O meglio è la memoria che «[…] ricostruisce il ‘falso’ movimento che la mente ricompone nell’immaginario […]».(3) Nella “237” l’avventura dello sguardo si dipana in un percorso circolare, vi è un continuo transfert di punti di vista: la camera inquadrata mentre si apre la porta sembra una soggettiva del regista (ma non dimentichiamo che questa presunta soggettiva potrebbe essere la “visione” di Halloran che “sente” ciò che Danny, con la bava alla bocca, ha appena “visto”), ma invece scopriamo una mano che apre la porta del bagno e nel seguente controcampo vediamo che si trattava di una soggettiva di Jack Torrance. Nel prosieguo della sequenza i P.d.V. si accumulano uno sopra l’altro formando vere e proprie pile di sguardi: Jack entra nel bagno e vede una donna nuda che va verso di lui, i due si abbracciano, si baciano fin quando lo sguardo di Jack spaventato osserva dinanzi a sé le loro immagini riflesse nello specchio dove, ancora nel virtuale che si attualizza, la donna giovane è diventata una vecchia in via di decomposizione. Ma lo sguardo di Danny si sovrappone a quello di Jack, vede la donna vecchia immersa nella vasca da bagno, mentre dal punto di vista della vecchia che cammina ridendo si vede lo sguardo terrorizzato di Jack che indietreggia e nel controcampo che segue Jack vede la vecchia che gli va incontro, mentre Danny è terrorizzato dalla “vista” della vecchia che esce dalla vasca da bagno. Siamo di fronte ad una moltiplicazione dei P.d.V. e uno sguardo assoluto e dominante (onnisciente) non è determinabile. Si forma come un circuito che collega gli sguardi dei personaggi e dello spettatore, senza inizio né fine, dove ciò che conta non è la logica dell’evento (Danny ha visto quel che ha visto o la sua veggenza si sta formando adesso attraverso lo sguardo di Torrance? E con la sua visione anche quella di Halloran?)



(1) Usata nel suo significato filosofico di rendere reale, riportare in termini moderni, attuali, reali.
(2) Deleuze G., L’immagine-tempo, P. 31.
(3) Bruno E., Dentro la stanza, p. 49.

36 commenti:

honeyboy ha detto...

si vola su livelli stratosferici, da queste parti!
purtroppo non ho nulla di intelligente da dirti, se non che ho letto, apprezzato, e che rileggerò dopo aver visto il film per capire meglio i riferimenti!
(attendo le altre due parti!)

Luciano ha detto...

@Honeyboy. Spero che tu possa vedere presto il film, perché sono curioso di leggere una tua recensione (le tue recensioni sono molto profonde). Grazie e a presto.

Mario Scafidi ha detto...

hai mai pensato di affrontare seriamente la professione di critico?...ops, magari lo sei già...e io non lo so e sto facendo una gaffe???

Luciano ha detto...

@Mario. Ti ringrazio per la stima. No, non sono un critico professionista, anche se ho scritto per alcune riviste amatoriali (anni fa) e ho una pubblicazione su una rivista universitaria. Ma più che critico voglio considerarmi uno spettatore che "esterna" le sue riflessioni e che ama leggere quelle degli altri per scoprire e confrontarsi con le differenze (di lettura e opinione). Grazie di nuovo. Ciao.

monia ha detto...

è una bellissima riflessione, mi piace vedere un film analizzato nei particolari e non liquidato con due parole tanto per scriverne.
Quindi ti faccio i complimenti, si sente il grande amore per il cinema! Io questo film l' ho visto con un pò di superficialità dovrò rivederlo, ma il mio rapporto con kubrick è un pò controverso.
ciao

Tuttocinema ha detto...

La tua analisa è pura arte! Complimenti davvero.

Deneil ha detto...

bellissima analisi come al solito anche se il bambinetto che parla con se stesso mi ha sempre fatto un po' sorridere nonostante caisca che si tratti di qualcosa di più di un semplice bambino che parla con tony..il suo amico visionario..mi dispiace invce per come è stato bistrattato il personaggio di halloran da kubrick..

Luciano ha detto...

@Grazie Monia. Avere un rapporto controverso può anche essere molto interessante. Anzi spesso capita proprio con i grandi autori. Mi piacerebbe leggere una tua recensione su un film di Kubrick. Ciao.

@Tuttocinema. Benvenuta! Grazie per la visita. Appena possibile vengo a trovarti. I tuoi complimenti mi lusingano, ma anche mi imbarazzano. I "critici" (ma io non mi sento "critico") non potranno mai essere artisti a meno che non comincino (come fecero i giovani tuchi della Nuovelle Vague) a girare film. Magari potessi farlo! Grazie di nuovo. Ciao.

Gianluca ha detto...

ciao, bel blog, che ne diresti di uno scambio link? ciao

http://gianluca-revolution.blogspot.com

Luciano ha detto...

@Deneil. Suppongo che Halloran nel romanzo sia un personaggio con un maggiore spessore e, paragonandolo con il film, si assista ad un "crollo" del personaggio ridotto a rango di semplice istanza funzionale al plot. Purtroppo non ho letto il romanzo, ma quando lo leggerò (anche se non sto leggendo romanzi da molto tempo - leggo solo saggistica)sono convinto che leggerò un bel romanzo e, in base a quello che mi dici, suppongo che capirò quanto spessore possiede Halloran. Ciao e grazie dei tuoi sempre preziosi commenti.

@Gianluca. Sono d'accordo, però non riesco ad "entrare" nel tuo profilo e neppure nel tuo blog. Infatti mi appare la scritta "Profilo non disponibile". Fai in modo che possa visitare il tuo blog. Riomngo in attesa. Ciao.

chimy ha detto...

Come sempre splendida analisi su uno dei temi principali del film...
Attendo le ultime due parti
Ciao, a presto

filippo ha detto...

Quando leggo le tue splendide analisi, non posso fare a meno di sentirmi piccolo piccolo. Spero anch'io di riuscire a scrivere un giorno testi come i tuoi.
Grazie.

Siamo arrivati a due quarti di applauso, attendo gli altri due per la standing ovation!;)

Luciano ha detto...

@Ti ringrazio Chimy. Le altre due parti sono pronte da tempo, ma avevo mezza intenzione di rimandare la pubblicazione più in là(naturalmente nel frattempo pubblicherò altre recensioni), perché non vorrei annoiare troppo insistendo così a lungo su Shining. Ciao.

@Filippo. Secondo me stai già scrivendo testi di ottima qualità, non simili ma diversi dai miei perché ognuno ha il suo modo di scrivere. Ma ripeto non ti devi sentire piccolo. Allora potrei fare anch'io il tuo stesso ragionamento. Grazie per i 2/4 di applausi ;) Ciao.

chimy ha detto...

Guarda per quanto mi riguarda non annoi affatto... anzi, non vedo l'ora di leggerle.
Dai, allora aspetterò...
Un saluto

Luciano ha detto...

@Chimy. Sono contento di non annoiarti. Be'...allora... Non so, forse capita anche a te: non saper decidere cosa pubblicare prima e cosa dopo. Ho visto un film stasera; non so se recensirlo subito... Be' ci penserò. Ciao.

Deneil ha detto...

già si tratta dello spessore di halloran..nel romanzo è decisamente tratteggiato meglio ed è moooooolto più importante anche nello svolgimento stesso..oh insomma nella trama lui.....ZITTO DANY!ok Tony!:-))

Luciano ha detto...

@Deneil. Ah, ah! Allora anche tu hai un sosia che sta nella tua bocca! A parte gli scherzi... capisco... certamente un romanzo parte teoricamente sempre avvantaggiato rispetto a un film. Lo so, per descrivere un paesaggio nel film basta un'immagine, nel romanzo a volte non sono sufficienti trenta pagine, ma è anche vero che un dialogo di poche righe (o un semplice pensiero di una riga) nel cinema può trasformarsi in un'intera sequenza (o anche più). Per fare un grande film ci vuole un grande sceneggiatore. Nei cinema dovrebbero consegnare non le fotocopie delle recensioni ma le Storyboard. Personaggi che hanno grandi parti nei romanzi, scompaiono nel film. Non so se te l'ho mai detto: facevo il lettore (dovrei farlo ancora ma sto mollando) di romanzi scritti da principianti con conseguente relazione e giudizio (un servizio gratuito che offre un eccezionale sito internet - si può iscrivere chiunque). Mi piace analizzare i romanzi (molto più dei film) ma invece di una recensione ogni tre giorni ne esce una ogni tre mesi (molto faticoso recensire e/o analizzare un romanzo). Come avrai notato sono molto "largo" e ben disposto verso i film che recensisco (ma non sarà sempre così). Ebbene tanta larghezza per i film, tanta severità per i romanzi. Per me (ragionamento opinabile) un romanzo è il più delle volte superiore al film perché è molto più semplice produrlo (si hanno di solito meno condizionamenti e poi è il prodotto di un singolo), mentre il film è il risultato di una equipe e spesso il prodotto finito (salvo rari casi)non corrisponde al risultato immaginato all'inizio del lavoro. Un film spesso è anche l'effetto di compromessi, condizionamenti, difficoltà economiche, ricerche di capitali, è un progetto complesso e non controllabile. Molto difficile fare un film, difficilissimo che sia la realizzazione dell'idea di un regista. Il regista è un funambolo che deve cercare la sua libertà di espressione con la "minestra che passa il convento". Non è facile. Sicuramente l'Halloran del libro è superiore a quello del film. Ciao Deneil e pardon per questo lunghissimo discorso. Ma è così stimolante scambiare due parole con te.

Anonimo ha detto...

Sono completamente d'accordo sulla difficoltà di realizzazione di un film rispetto a quella di un romanzo e soprattutto mi sento di sottoscrivere parola per parola l'inadeguatezza da cui si sentiva colto Filippo leggendo i tuoi testi. E' la stessa che provo io ^^
Ale55andra

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Comunque, leggendo le tue analisi, mi sembra che tu possegga capacità notevoli di analisi critica e proprietà linguistiche. Ti assicuro che anch'io mi sento colto da "inadeguatezza" davanti alle tue recensioni. Il fatto è che ognuno ha il suo modo peculiare e affascinante di scrivere. La ricchezza è tutta nella differenza di gusto e di espressione dei cinefili. Ciao.

Deneil ha detto...

non sapevo di questa tua altra attività..come si chiama il sito??comunque non devi scusarti..sai bene che mi piace discutere in giro..mettere a confronto le proprie idee..altrimenti non avrei aperto un blog di recensioni!comunque sono abbastanza d'accordo con te sul fatto che il prodotto finale cinematografico è la summa delle varie partecipazioni ed è senza dubbio più difficile rispetto ad un romanzo ottenere l'effetto desiderato anche se molte volte quando si parla di un regista affermato si considerano una serie di addetti ai lavori che sono sempre gli stessi..ora non so se questo valga per kubrick ma molti registi affermati si portan dietro sempre molti dei loro collaboratori..costumisti, truccatori, addetti luci fino a gente come boyle che lavora (o ha lavorato ora non ricordo) sempre in coppia cn lo stesso sceneggiatore.c'è poida dire che un romanzo è si più facile da scrivere ma c'è anche da considerare che "è la storia..non il narratore" come dice king..o meglio..quelle poche volte che mi sono ritrovato a scrivere qualcosa di creativo (ma molte volte mi capita..non so se stranamente..anche per le recensioni!) ero io a seguire la storia e non il contrario..nel senso che si lo scrittore all'inizio ha un'idea ben precisa di quello che vuole scrivere ma molto spesso poi si ritrova ad inseguire le sue stesse idee che prendono strade impreviste..o perlomeno questo capita a me..ma anche ad alcuni con cui ho parlato..poi non so se sia la relatà dello scrittore!
mamma mia che lunga he l'ho fatta!

AmosGitai ha detto...

ESAGERATO!!!
Dopo Barry Lyndon, uno dei prossimi sarà Shining (devo rivederlo perché sono passati troppi anni). Ma vista la tua... forse ci ripenso e faccio finta di dimenticarlo!!!

Anonimo ha detto...

Daniel perchè non riesco a venire nel tuo blog?
Luciano non dire così che mi riempi di gioia! ^^
Ale55andra

Deneil ha detto...

stessa domanda alessandra...in che senso non riesci??l'indirizzo è http://recensioni-libere.blogspot.com...io non riesco a visualizzare ma credo dipenda da explorer..

Luciano ha detto...

@Deneil (1). Certamente. Anche scrivere un romanzo (ad esempio) presuppone un risultato spesso differente da quello "immaginato" ed è vero che i registi hanno la loro abituale equipe, ma resta il fatto che comunque lo scrittore "esegue" il lavoro da solo e i problemi che sorgono dallo scrivere sono i problemi di una sola persona. Naturalemnte questonon significa per scrivere un grande romanzo sia sufficiente digitare sulla tastiera e vai... No, significa elaborare il racconto (e tante altre cose che non ho qui il tempo di citare) in ogni attimo della propria vita, significa osservare le cose che ti circondano, sperimentare le proprie emozioni, allargare la prorpia visuale, espandere i propri sensi all'inverosimile. Un romanzo si può anche buttare giù in poche settimane, ma magari è il risultato di anni di logorio mentale. Ma questo vale anche per il film: mentre un regista gira un film non è detto che non pensi ad altri film. Ma gli imprevisti nel cinema sono molteplici perché hai bisogno (in generale) comunque di altre persone, è un gioco di squadra. Comunque poi capisco che i problemi si invertono quando si tratta di pubblicare: un film, una volta terminato, è quasi sempre ma non sempre, già programmato in un circuito di sale, mentre un romanzo (anche se bellissimo) deve trovare il suo editore (siamo appena all'inizio). Il sito si chiama "Il rifugio degli esordienti". Ti dirò: ho letto tanti romanzi di autori famosi e di esordienti che adesso sono un po' stanco di leggerli (ma poi passerà). Comunque, anche se faticoso, leggere e analizzare un romanzo è emozionante (molto più che vedere e recensire un film): è un mondo troppo più vasto. Ciao Deneil e grazie per questo gradevole scambio di opinioni.

Luciano ha detto...

@Amosgitai. Hai ragione. Esagero. Ma per favore dopo aver visto Shining fai comunque la tua recensione. Ci tengo a leggerla per conoscere il tuo punto di vista.

@ Ale55andra. Invece dico, dico. Ciao.

Luciano ha detto...

@Deneil (2) Ah, scrivi anche tu! Ma siamo in diversi allora! Se vai sul blog di Delirio c'è un post su questo argomento (leggi i commenti). Poi magari ne discutiamo in quella sede. Sarebbe interessante scambiare opinioni inerenti ai problemi dello scrivere. Ciao.

rollingmovie ha detto...

Un'analisi dettagliata, maniacale com'è daltronte lo stile di Kubrick.

Luciano ha detto...

@Rollingmovie. Giusta osservazione: maniacale Kubrick, maniacale anch'io che tiro fuori un post talmente lungo d doverlo dividere in quattro parti. Grazie per essere passato. E' da un bel po' che non frequento il tuo blog. Rimedio subito. Ciao.

Mr. Hamlin ha detto...

Sono rimasto senza parole di fronte ad un'analisi tanto approfondita. Una volta postate tutte le 4 parti (e metabolizzati simboli e concetti) credo me le stamperò per averle a fianco riguardando il film. In modo da accompagnare le immagini con la tua splendida lettura del film

Luciano ha detto...

Mr.Hamlin. Ti ringrazio. Poi magari, dopo aver visto il film, mi fai sapere quanto la mia lettura risulta più o meno pertinente e in che punti magari non combacia con il tuo punto di vista. Grazie. Ciao.

Anonimo ha detto...

Mio dio torno ora dalla vacanza e mi vedio righe su righe su Shining!Inizio subito!!!!!!!!!Ho già la bava!
MrDAVIS

Luciano ha detto...

@Mr.DAVIS. Questo non mi può che rallegrare. Magari poi mi farai conoscere la tua opinione (magari quando avrai letto gli altri due post ancora da pubblicare). Ciao.

Trinity ha detto...

azzolina che analisi!!
me la sono gustata in un secondo di relax!
Grande, grazie!

Luciano ha detto...

@Trinity. Mi fa piacere che te la sia potuta gustare in un momento di relax. Allora probabilemnte queste mie recensioni non sono poi così tanto noiose (vista la lunghezza). Grazie e a presto.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Macché noiose! Anche la seconda parte è interessante. Adesso vado a leggere la tre e la quattro.

Luciano ha detto...

@Roberto. Mi fa piacere sapere di non annoiarti. Grazie.