17 novembre 2007

Face/Off - Due facce di un assassino (John Woo, 1997)

L’agente FBI Sean insegue Castor, un criminale terrorista, e quando finalmente lo cattura, all’insaputa di Castor ridotto in coma in seguito ad un incidente, Sean riesce a prendere le sembianze del suo odiato nemico sottoponendosi ad un complesso intervento chirurgico: il trapianto del volto. Lo scopo è di infiltrarsi nella malavita per avere informazioni su una bomba che sta per scoppiare in un luogo segreto e molto frequentato. A sua volta Castor, svegliatosi dal coma, riesce rocambolescamente a prendere le sembianze di Sean. La trama è semplice, ma presenta un’originalità impressionante. Il film infatti non è solo un excursus sullo scambio di personalità e conseguente scambio della famiglia, o emblema dell’eterna lotta tra bene e male che induce a riflettere su quanto bene sia contenuto nella mente malvagia di Castor e quanto male sia invece capace di influenzare il “buono” Sean. In effetti sorge il dubbio che Castor come padre sia migliore di Sean, essendo capace, almeno nella prima parte della “convivenza”, di dialogare, di entrare in sintonia con la figlia adolescente e con la bellissima moglie; ma Sean è forse migliore di Castor nella parte del terrorista capace di “trattare” con la donna di Castor e di proteggere il figlio di lei, un bambino coetaneo del suo figlioletto ucciso da Castor anni prima. Il film è pregno di messaggi ed è possibile analizzarlo sotto vari aspetti. Face-Off è un film che per funzionare deve instaurare un gioco perverso con lo spettatore. O meglio: il film ha bisogno di uno sguardo "alienato". Infatti il presupposto dello scambio della faccia è una regola fondamentale per invertire i ruoli degli attori (Travolta e Cage) come se coesistessero due film in uno in cui Travolta interpreta alternativamente la parte del buono e del cattivo e in cui Cage fa la stessa identica cosa. Ma non è sufficiente. Lo sguardo-complice deve sottostare a un’altra imposizione: la capacità di credere nell’invisibile. Ma non nel senso di (non)visibile, come assenza, oppure (anti)visibile, come presenza celata, ma nel senso di (condi)visibile, ossia visione unitaria. Due attori che si scambiano le facce (e quindi anche le teste) sono entrati nello specchio: essendo uno la nemesi dell’altro, hanno imparato a conoscersi, ma per fare questo, come direbbe Rimbaud, hanno dovuto trascorrere la loro "stagione all’inferno". In realtà nessun effetto speciale possiede la capacità di illudere come la convenzione. È convenzionale accettare lo scambio perché lo sguardo non osserva Travolta o Cage ma osserva i personaggi che nel cinema sono l’imago del corpo, la parvenza impalpabile (ma comunque sempre di un super-corpo dinamico) che scivola nella nostra mente permettendoci, grazie alle tante ellissi, di ricucire i vuoti. L’imago angelica o demonica dalle sembianze per definizione impalpabili ma evidenti (si notino gli sguardi che si trasformano con lo scambio delle personalità) dimostra l’adorazione per le evanescenti entità che la settima arte proietta sotto forma di luce sulla tela distante e imponente. La complicità dello sguardo (voyeurismo che presuppone rispetto delle regole) condivide con le essenze l’accettazione di un invisibile che non è nemmeno supportato da effetti speciali (quelli sono lasciati agli scontri al ralenti). Non rimane che interagire con lo specchio, cercando anche la quadratura del cerchio, lo scontro all’interno, là dove è tutto possibile, dove Sean/Castor ha imparato le regole del nonsense, come Alice ha imparato a conoscere l’ambiguità del mondo e del linguaggio (1).

(1) Conosci le lingue? - chiese la Regina Rossa. - Come si dice in francese « violin­-di-di »? -
- « Violin-di-di » non significa niente - re­plicò Alice seriamente.
- E chi ha detto che significhi qualcosa? - disse la Regina Rossa.
Alic
e pensò che questa volta c’era un modo per togliersi dai pasticci.
- Se tu mi dici cosa significa « violin-di-di » - esclamò trionfante - io ti dirò come si dice in francese! -
Ma la Regina Rossa si irrigidí sdegnata e dis­se: - Le Regine non mercanteggiano -.

28 commenti:

Iggy ha detto...

Cavolo, l'ho visto tantissimi anni fa e ricordo solo l'entusiasmo per il cambio di faccia, eheheh! Tra l'altro una delle poche prove di Cage che salvo!

Anonimo ha detto...

Questo è un film fenomenale analizzato in maniera egregia come smepre da te Luciano. Grazie per la tua visione (che combacia perfettamente con la mia ^_-).
Ah è vero Iggy, Cage qui è bravissimo, al contrario di molte altre sue prove...(io lo salverei anche in Adaptation e Lord of war).
Ale55andra

Iggy ha detto...

Due film che mi mancano Ale, mannaggia! (soprattutto per Lord Of War) Io lo ricordo con piacere anche nel bellissimo BIRDY di Alan Parker.

Luciano ha detto...

@Iggy. Eh sì, un Cage in forma in questo film. Non ci sono dubbi.

@Ale55andra. Mi fa piacere sapere che concordiamo. Face/Off è comunque uno di quei film che può essere analizzato in mille modi diversi, tanti sono i segni in esso contenuti (ad esempio: Castor e Pollux, appunto lo specchio nonché lo scontro tra gli specchi, il bimbo perduto e quello ritrovato, ecc.) Insomma, un grande film. Ciao e grazie.

@Iggy e Ale55andra. Sono tre ottimi film. Il migliore secondo me Birdy ma seguito di pochissimo da Il ladro di orchidee, non male anche Lord of War.

Noodles ha detto...

Cage dvrebbe tornare a questo cinema qua. Per me uno dei migliori Woo in assoluto (e forse il suo migliore americano). Dici bene, film complesso pur nell'apparente semplicità della trama, che gioca più sulla convenzione narrativa che sugli effetti speciali (deo gratia). A me piace molto come Travolta e Cage si "imitino" nei diversi stili recitativi, a seconda di chi impersonano fingendosi chi. E poi Travolta lo adoro, uno dei miei attori preferiti.

Pickpocket83 ha detto...

E questo è un film che nonostante i suoi limiti (Cage...Cage è il più terribile dei limiti!), a suo tempo, non mi dispiacque affatto...ciao!

Luciano ha detto...

@Noodles. Sono d'accordo. Forse il miglior film in assoluto dopo The Killer. In effetti uno degli aspetti interessanti (e anche divertenti)del film è proprio, come dici tu,la reciproca imitazione recitativa di Travolta e Cage. Un film che ha sempre e comunque qualcosa dire. Ciao.

Luciano ha detto...

@Pickpocket. Eh sì, Cage è un attore quasi unanimamente non apprezzato. Comunque il film, mi ricordo, all'epoca piacque tantissimo e mise d'accordo più o meno tutti. Ciao.

Anonimo ha detto...

Bellissimo questo film..la scena in chiesa è incredibile e piena di pathos e adrenalina!!!!!
MrDAVIS

honeyboy ha detto...

uh, questo mi manca, come tutti i film di Woo-fase-americana
sono molto attaccato a due sue film ("the killer" e "bullet in the head") del primo periodo, diciamo
quindi questo merita?
provvederò allora!

Luciano ha detto...

@MrDAVIS. Sono d'accordo. La scena della chiesa è veramente da cardiopalmo e anche appassionante. Ogni sequenza del film è essenziale e partecipa al ritmo del film all'unisono com le altre sequenze. Ciao.

Luciano ha detto...

@Honeyboy. Secondo me non è al livello di "The Killer" e non so dirti se sia migliore o peggiore di "Bullet in the head", non avendolo visto. Comunque mi sento in grado di poter affermare che "Face/Off" è il suo miglior film del periodo americano. Resto in attesa di una tua opinione. Ciao.

Deneil ha detto...

cavolo questo l'ho visto un secolo fa..97?io l'avrò visto alla prima tv..forse addirittura l'ho visto anche una volta su tmc..o come cavolo si chiamava in quel periodo..ricordo che mi entusiasmò non poco lo scambio di faccia ma sinceramente dovrei rivederlo per dare un giudizio obiettivo..la recensione?un ottima analisi come al solito!

Luciano ha detto...

@Deneil. In effetti è anche un film di cassetta, come quasi tutti i film "d'azione". Infatti si trova spesso nei palinsesti delle TV. Un film che presumo sia stato visto da tantissime persone, ma che spesso appunto viene valutato soltanto per i suoi effetti "di superficie" mentre (mio parere opinabile) il film è molto di più. Grazie per i complimenti.

chimy ha detto...

A me il film era piaciuto e devo ammettere che, a mio parere, Nicolas Cage (stranamente) era assolutamente funzionale alla parte in questo caso.

Già che ci sono (scusa se vado fuori tema) mi ricollego un secondo a "Persona" (ti ringrazio davvero x i complimenti)perchè sono rimasto davvero molto colpito dalla frase di Bergman di quando ha mostrato il volto "diviso in due" a Bibi Andersson e Liv Ullmann...entrambe non vedevano la loro parte di viso e pensavano fosse l'altra ad essere venuta male in foto. Non so volevo chiedere il tuo parere su questa cosa...a me ha davvero fatto riflettere...ci si potrebbe quasi scrivere un post...

Ciao, a presto

Luciano ha detto...

@Chimy. Esistono molte chiavi di lettura del film. Le più importanti sono quella psicologica, religiosa, estetica. Soffermandomi su quella che a me interessa, quella estetica, cercai di vedere il film (ma sono passati anni dalla mia visione e dovrei rivederlo)come un film sul cinema (Ho letto che Bergman stava per titolare il film "Cinematografo"). In effetti i lineamenti delle due donne col trascorrere del tempo da differenti diventano sempre più simili e i loro volti si avvicinano sempre di più arrivando a fondersi in un unico volto: è una visione estetica di una potenza ineguagliabile, un'esplosione di senso che raramente ho trovato nel cinema. Il fatto poi che le due donne non riconoscano la propria parte di volto, pensando forse ad un'asimmetria del volto dell'altra, potrebbe (ma la mia è solo un'ipotesi tutta da verificare) rappresentare il mistero di uno sguardo che non possiede la forza sufficiente di guardarsi e di rapportarsi all'opera d'arte pur essendone parte integrante. Il cinema ha bisogno di un pubblico ma anche di uno sguardo in grado di fare domande e ascoltare le risposte del film durante la visione stessa. Potrei smentire questo che ho appena detto dopo aver rivisto il film, perché è basato su lontani ricordi. Ottima l'idea di un post su questo argomento. Allora spero di leggere qualcosa quanto prima. Grazie Chimy per aver chiesto il mio parere. Ne sono lusingato. Ciao.

chimy ha detto...

Grazie a te... è un argomento davvero molto interessante che concerne completamente le modalità della visione cinematografica...In questo caso degli attori che guardano sè stessi e non si riconoscono del tutto. Da perderci delle giornate a pensarci e a rifletterci....
Ciao e grazie ancora

Luciano ha detto...

@Chimy. Vero. Da perderci giornate e da scriverci tantissimo.

AmosGitai ha detto...

Sono un fan di Cage, pur riconoscendone i limiti... ma anche in questo film si presta bene all'opera!
Ho visto il film anni fa e dato che lo ricordo ancora abbastanza, vuol dire che mi lo apprezzai molto.
Vorrei rivederlo adesso... avendone il tempo!?!

Luciano ha detto...

@Ciao Amosgitai. La tua visita è per me un piacere. Sono d'accordo con te che Cage in questo film faccia bene la sua parte (anzi le "sue parti"). Il film in effetti si ricorda bene e, almeno per me, è sempre un piacere rivederlo. Grazie di nuovo per la visita. Ciao.

filippo ha detto...

Quindi vale la pena vederlo...io l'ho sempre evitato, non per un motivo particolare, semplicemente non mi attirava...
Colgo il consiglio e vedo di procurarmelo...;)

Luciano ha detto...

@Filippo. Non so che dirti. E' un film che di solito piace. Credo si possa considerare il miglior film americano di Woo ed è pieno zeppo di temi e motivi interessanti. Poi naturalmente ci sarà anche qualcuno a cui non piace e in tal caso magari potrebbe essere anche interessante conoscerne i motivi. Se lo vedi poi fammi sapere la tua opinione. Ciao.

Mr. Hamlin ha detto...

Per me il miglior film americano di Woo, senza se e senza ma.
Comunque inferiore (ma di poco) ai suoi capolavori orientali.

Eccellenti le interpretazioni dei due protagonisti.

Luciano ha detto...

@Mr. Hamlin. Sì,anche per me il suo miglior film americano e di sicuro non ai livelli di The Killer. Grazie per la visita. Ciao.

Mr. Hamlin ha detto...

The killer è inarrivabile. Ora e sempre.

Grazie a te per il bel post.

Luciano ha detto...

@Mr. Hamlin. Sì, inarrivabile. Ciao.

Christian ha detto...

Ciao, sono d'accordo che si tratti del suo miglior film americano, ma ci vuole veramente poco: gli altri sono inferiori di così tanto che non dovrebbe proprio esserci discussione sull'argomento. E mi dispiace: perché pensare che un regista così dotato, che a Hong Kong ha sfornato una mezza dozzina di capolavori (il mio preferito, per ragioni personali e non cinematografiche, resta sempre il primo "A better Tomorrow"), in dieci e più anni a Hollywood non abbia fatto di meglio mi rende piuttosto triste (e non gliene faccio una colpa: il problema non è suo ma di sceneggiatori e produttori). Il peggio credo lo abbia raggiunto con l'orrido Mission Impossible 2, brutto quasi quanto quello di De Palma, al punto che sembra realizzato da un imitatore che sta cercando di parodizzare il suo stile... Ciao!

Luciano ha detto...

@Christian. Sì, in effetti forse è l'unico film di qualità del periodo americano, ma sempre inferiore ai suoi film di Hong King. Comunque rimane sempre un film interessante e ricco di spunti di riflessione (e visione). Anche a me gli altri film USA non piacciono, in particolar modo Mission Impossible 2. Mi ricordo che quando uscì mi chiesi perché un regista come Woo avesse accettato di girare il seguito di un film che forse si può considerare il peggior film di De Palma. Ciao.