3 giugno 2015

La peau de chagrin (Honoré de Balzac, 1831): 5/5 Il sapere (savoir) comprende il vedere (voir)

Quando l’antiquario prospetta a Raphaël la scelta tra Volontà e Conoscenza, tra il talismano e il quadro di Raffaello, non fa alto che proporre due tipi differenti di vita nell’eccesso: il Volere che brucia (e anche il Potere che consuma) contrapposto al Sapere che lascia l’organismo in un perpetuo stato di calma. Eppure, dice l’antiquario, il sapere è godere intuendo; di un possesso materiale rimane soltanto un’idea, mentre con la conoscenza è possibile imprimere tutte le realtà nel pensiero. «L’eccesso, dunque – dice Peter Brooks – è necessario per accedere all’essenza e alla verità, a quanto viene tenuto nascosto dal sipario che gli uomini comunemente chiamano ‘realtà’». Bisogna dunque mettere alla luce i macchinari che stanno dietro le quinte, che permettono la rappresentazione del dramma. Non è sufficiente fermarsi agli “effetti del reale”, ma bisogna trovare «[…] le cause, e con esse i principi che le sottintendono, quei principi che costituiranno […] il soggetto degli Etudes philosophiques di Balzac». Questo spiega l’insistenza di Balzac per le descrizioni dei particolari, il suo calcare sui gesti, sulle spiegazioni, i suoi continui interventi d’autore, gli effetti di realtà, le metafore. Bisogna scavare sotto l’apparenza del reale, anche se la vista di cosa si cela sotto può portare all’afasia, all’incapacità di “mostrare” ciò che si è scoperto. La realtà stessa è una débauche, è frammentaria e caotica, perché non c’è più un Ordine regolatore. Si è frantumata e relativizzata; il potere della monarchia Assoluta è stato sostituito da altri poteri e ciò che conta è la ricerca del consenso. Adesso tutto si fa più complicato. La polverizzazione del reale rischia di decontestualizzare tutte le certezze e le sicurezze dell’uomo del XIX secolo. Come gli oggetti della bottega dell’antiquario (che non sono “effetti di realtà”, ma puro significato decontestualizzato) sono testimoni di un naufragio, pezzi di un mondo che rimangono dopo il naufragio della rivoluzione francese, come i discorsi dei commensali del festino sono anch’essi frantumati, esempi del caos incombente,così la realtà rischia di perdere la sua identità, di diventare incomprensibile e irrappresentabile. Compito del poeta è di «[…] pervenire ad una rappresentazione significativa », di cercare di fare ordine, di produrre il senso, senza ricercare il puro significato (ciò produrrebbe l’incapacità dell’espressione artistica e il naufragio continuerebbe all’infinito), bensì lavorando sul piano della «rappresentazione e dell’articolazione del linguaggio» (1).

1  Peter Brooks, L’immaginazione melodrammatica, Pratiche Editrice, p. 166

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