3 dicembre 2011

A Dangerous Method (David Cronenberg, 2011)

Decidere di girare un film sulle relazioni professionali, di amicizia e amorose che coinvolga i padri fondatori della psic(o)analisi significa, oltre al coraggio di affrontare un argomento molto complesso, andare alle radici della psiche umana per (ri)formare i propri mostri già espressi e analizzati compiutamente lungo una filmografia notevole. Cronenberg ci ha abituati a un cinema di grande qualità e il suo percorso sembra avere preso una strada che tenta di “domare” e dissezionare quelle escrescenze carnose dei suoi precedenti film, quei mostri cresciuti nel corpo a dismisura fino a uscirne. Il suo percorso, la sua ricerca, la sua voglia di conoscere la carnalità dell’uomo si innesta nel profondo dell’animo, nel centro nevralgico che libera la pulsione di morte e di sesso già mostrate in film come Videodrome, La mosca, Il pasto nudo. Il pensiero junghiano sospinge l’ispirazione di ogni comportamento umano fino a confessare l’autonomia della coscienza come contenitore di forme primordiali (Archetipi) prendendo le distanze dalla teoria di Freud per cui l’inconscio è contenitore di esperienze e ricordi rimossi inconsciamente. Il film in effetti si sofferma appena sulle discussioni tra i due maestri e indugia più sul rapporto tra lo stesso Jung e  la Spieltrein, sulla loro relazione adultera ma anche freudianamente compulsiva, mentre viene mostrato junghianamente un momento di crescita, di conoscenza e di creatività. Con questo non intendo entrare nel merito della moralità o immoralità del “tradimento” ma cercare di capire il punto di vista di Cronenberg  che sembra seguire l’eco delle teorie junghiane per cui la “perversione” inconscia, segno di pulsione relegata e imprigionata nell’inconscio dalla coscienza (Freud), diventa un simbolo ossia un percorso per comporre e conoscere ulteriori creazioni della psiche. Quando Cronenberg  si sofferma a mostrare Jung intento a frustare  Sabina non vuole esibire la perversione, ma la nascita di un nuovo concetto (Sabina Spielrein contribuì alla scoperta della “pulsione di morte”) e quindi a enucleare la dinamicità e l’evoluzione della psicanalisi scevra da ogni determinazione concettuale. Nel fare questo ritengo che Cronenberg  non sia tanto interessato a porre in risalto il dibattito in corso in quegli anni tra i due padri della psicanalisi, quanto a mettere alla prova l’inconscio inteso come linguaggio, seguendo in questo la teoria lacaniana del linguaggio come momento traumatizzante del soggetto. In altri termini l’inconscio è un contenitore di significanti che si riferiscono a dei significati labili, incerti, imprecisi. In questo senso è illuminante (seppure personalmente avrei preferito un altro modo di interpretare Sabina) l’esteriorizzazione della malattia di Sabina che decide di farsi curare da Jung, suo medico-amante e anche insegnante “linguistico”, il quale l’avvia allo studio della medicina per cui diventerà essa stessa medico e psichiatra, partecipando al dibattito sul ruolo della psicanalisi. Per questo il film di Cronenberg assume sequenza dopo sequenza connotazioni lacaniane, per il fatto che il linguaggio dell’inconscio, da metafora di pulsioni anche sessuali derivate da un trauma,  diventa metonimia di una conoscenza, struttura fondante di un’apertura verso nuove frontiere della ricerca. Appunto le sequenze “scandalose” (il lenzuolo insanguinato, la ferita inflitta da Sabina sul volto di Jung e la scena sadomaso) trasformano la metafora junghiana (miti e archetipi) in una metonimia lacaniana, nel senso che  ad esempio il farsi frustare non è metafora di perversione o creatività psichica, ma indice di un linguaggio inconscio che non riesce a stabilizzarsi se non tramite uno spostamento, per cui gli effetti (il sangue oppure Sabina che sembra godere dopo ogni frustata) sono essi stessi cause. Frustare Sabina può anche voler dire: il linguaggio,  significante inconscio “codificato” in immagine (culo di Sabina, frusta) invade un significato a livello conscio (depravazione) prendendo il sopravvento al fine di definire una forma di movimenti e riprese ormai assestatisi su un piano apparentemente classico (se paragonati alla filmografia precedente di Cronenberg), forse meno entusiasmanti ma si spera forieri di uno slancio ulteriore verso un cinema che  prosegua la trasformazione visiva delle pulsioni inconsce (anche quelle più pericolose e deviate) in espressioni linguistiche innovative (immagini, piani, strutture) di un cinema da venire. Non a caso la scrittura occupa un posto rilevante del film. I “mostri” di Cronenberg si sono col tempo trasformati diventando parte di noi, il nostro stesso linguaggio, l’incapacità di rivelazione ulteriore di cui abbiamo sempre bisogno ma che non riusciamo mai a esprimere: una conoscenza senza approdo.



18 commenti:

Luigi87 ha detto...

ottima recensione, come sempre
saluti

Biancaneve ha detto...

Bellissima recensione di un bellissimo film di un grandissimo regista.
Guarda, in genere io sono una che nei commenti aggiunge sempre qualcosa, ma le tue analisi sono talmente ricche ed elaborate che sarebbe un peccato scrivere qualcosa in più.
Le leggo sempre con piacere perché davvero contribuiscono ad aggiungere valore al film.

Luciano ha detto...

@Luigi87. Gentilissimo. Grazie e a presto!

Luciano ha detto...

@Biancaneve. Sono lusingato e anche arrossito^^ Spero davvero che aggiungano valore al film e magari servano a convincere anche una sola persona ad appassionarsi al cinema di qualità. Grazie!

Babol ha detto...

Complimenti per la recensione, accuratissima e interessante.
Tra l'altro, A Dangerous Method sarà proprio uno dei film che guarderò e (molto indegnamente) recensirò su richiesta.
Non conoscendo troppo il background filosofico e psicanalitico del tutto, purtroppo, temo non sarà una facile visione, ma amo Cronenberg quindi non posso esimermi!

Luciano ha detto...

@Babol. Sempre gentile^^ Ah, benissimo. Non vedo l'ora di leggere la tua recensione e sono convinto che sarà molto interessante. Ho visitato da poco il tuo blog. Ottimi post sempre godibili e approfonditi (almeno quelli che ho letto).

Amos Gitai ha detto...

Augurandoti un buon Natale e un felice anno nuovo, invito te e i tuoi visitatori a votare i migliori film e attori del 2011. Come blogger di cinema, ti ricordo di votare anche la sezione specifica. Per la tua immensa conoscenza cinematografica, tengo molto alla tua lista.

MIGLIORI FILM 2011

Pickpocket83 ha detto...

Ancora una volta un post ineccepibile. E devo ancora recuperarne parecchi tuoi recenti.

Ne approfitto per segnalarti il mio trasferimento su wordpress: cinedrome2.wordpress.com è il nuovo indirizzo. E su Cinedrome è già tempo di classifiche di fine anno. :) Un abbraccio e a presto!

Luigi87 ha detto...

Buon Natale

Luciano ha detto...

@Luigi87. Scusami per il ritardo Luigi. Un periodo per me pieno di impegni (e guai) che mi tiene lontano da giorni dal web.
Spero tu abbia trascorso un Buon Natale. Auguri e Felice Anno Nuovo.

Appena possibile conto di frequentare gli amici blogger con maggiore impegno

Luciano ha detto...

@Amos Gitai. Spero tu abbia trascorso un Buon Natale. Ricambio gli auguri di Buone Feste e ti auguro un Felice Anno Nuovo. Conto di riuscire a votare i migliori film del 2011. Immagino di avere pochi giorni a disposizione.

Luciano ha detto...

@Pickpocket. Ti ringrazio. Purtroppo problemi vari mi hanno tenuto lontano dal web per molti giorni. Appena possibile linko il tuo nuovo indirizzo e vengo a leggere le tue classifiche.

A presto^^

Anonimo ha detto...

Ciao, se vuoi fare recensioni su cinema meno noto, sei il benvenuto nel nostro sito www.ultimociak.com
Abbiamo varie sezioni, cinema indipendente, speciale festival, news, weekend al cinema. Cerchiamo collaboratori.
Siamo presente anche su fb alla pagina ultimociak (o puoi aggiungermi Maurizio Cipolla)

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Ciao

Maurizio

Anonimo ha detto...

Leggo solo ora questa analisi come sempre ineccepibile. Ti chiedo, però, secondo te questo non è stato un Cronenberg fin troppo calligrafico, ferma restando comunque l'ottima qualità del film?

Ale55andra

Luciano ha detto...

@Ultimociak. Sono onorato della proposta. Purtroppo ogni volta che ho accettato di collaborare a una rivista l'ho fatto con entusiasmo senza rendermi conto di non essere in grado di mantenere le promesse. Per evitare altre brutte figure non rifiuto l'invito ma posso solo dire che spero un giorno di poter partecipare al vostro progetto (come a quello delle altre riviste che mi hanno chiesto di collaborare). Grazie ancora e pardon per il ritardo della presente risposta.

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Non saprei. Probabilmente il film si sofferma molto sugli aspetti formali, indugia sul rapporto tra i tre protagonisti, trascurando probabilmente certi risvolti più attinenti agli "eventi", ma forse questo"stile calligrafico" è un po' un soffermarsi sulla propria tecnica per riprendere fiato e percorrere nuove strade. Staremo a vedere. Se invece per "stile calligrafico" si intende sinonimo di "stile di maniera" allora non mi sento di essere d'accordo. Lo stile è fresco e genuino e il rapporto tra i due "amanti" mi sembra "seguito" con originalità.

Mi scuso (ormai è una mia costante) per il ritardo (periodo festivo con l'influenza).

Emmeggì ha detto...

E' la prima recensione "soddisfacente" che leggo di A Dangerous Method! Il web è pieno di "Che cazzo di film ha fatto Cronenberg" con motivazioni altisonanti ma lontanissime non tanto da una parvenza di conoscenza degli argomenti trattati, ma nemmeno del desiderio di avercene una briciola, di questa conoscenza. Parole sprecate! Come per altre pellicole, non certo semplici (tu sei venuto a scrivere ora da me di Faust di Sokurov, ma penso anche a The Tree of Life, a Enter the Void, e anche a Melancholia o Antichrist), a volte leggo commenti e giudizi davvero superficiali, affrettati. Bah! Tornando "sul pezzo", quel che hai scritto è "psicologicamente competente" e interessante e lo condivido in pieno. Anche tu hai avuto l'impressione che il film termini proprio lasciando Jung sulla Soglia (con la maiuscola) e che in un certo senso mancasse un "secondo tempo" della vicenda del grande pensatore svizzero?

Luciano ha detto...

@Emmeggi. Credo di avere avuto la tua stessa sensazione. Mi sembra infatti che il film sia una sorta di "nuovo manifesto", il proposito di una nuova fase della ricerca di Croonenberg. E voglio sperarlo con tutto il cuore. Mi aspetto grandi cose da Cronenberg. Sono ancora in attesa di quello che sarà il grande capolavoro. Poi non so in particolare se la sua analisi si soffermerà nuovamente su Jung oppure se cercherà il pensiero di Jung in altri aspetti reconditi dell'animo umano. Grazie per la visita e scusami per il ritardo della risposta.