7 luglio 2010

Van Gogh(1947), Gauguin(1950) A. Resnais


La teoria del cinema degli anni 20 è permeata dall’idea di fondo che questo strumento sia in qualche modo produttore di verità, una sua verità, che in questo caso non ha nulla che vedere con il realismo. Quindi un sistema di percezione "nuovo" o "altro". Epstein in questo senso con la sua definizione di fotogenia, parla di questo valore altro o accrescimento di valore che gli oggetti e le persone acquisiscono attraverso la ripresa cinematografica, per Epstein , mi semra doveroso ricordare è tutto insito nel primo piano. È pur vero che nelle parole di Epstein c’è una sorta di misticismo filosofico che possono in qualche modo distrarre il lettore da una certa concretezza di argomento, ma la verità di cui si sta parlando è l’effetto di discorso che non proviene da un'qualcosa di esterno o da formulazioni mentali, ma si fonda sul cinema stesso. Ciò che c’è di vero al cinema rimanda a ciò che del cinema rimane, come residuo, come GRANA. Qualcosa che si colloca tra lo spazio fisico dello schermo e lo spazio della rappresentazione, che come la pennellata, non è solo una porzione di spazio che occupa sulla tela, o come nella realizzazione di un buon pasto, non è solo procedimento meccanico c’è un autentico altro con il quale sbattiamo contro. Oggi più che mai una folta schiera di sostenitori della tradizione sostiene questa perdita di residuo di realtà della grana causa delle tecnologie digitali che appiattirebbero il tutto, cosi come accade anche in fotografia. La realtà dei fatti, a mio modesto parere, sembra un'altra, sembra che il digitale restituisca dignità all’immagine, ma più che all’immagine a "quell’autentico altro" che ha in se l’immagine. È un discorso a me caro e molto controverso che spero di poter continuare in un'altra occasione, ma che mi serve per poterne intraprendere un altro e per via del tutto paradossale, ovvero quello inerente agli esordi di Alain Resnais con i corti su Van Gogh e Gauguin. Il suo è un esordio molto singolare sia per la scelta di un documentario d’arte per esplorare le possibilità narrative del cinema , sia perché utilizzare il bianco e nero per parlare di artisti che hanno una grande carica di colore in maniera particolare Van Gogh, sembra a prima visto del tutto fuori luogo. Jean Luc Godard nel ricordare questi lavori disse:” Un movimento di macchina, in Van Gogh, si aveva l’impressione che non fosse un movimento di macchina, ma la ricerca del segreto di questo movimento” Il merito di Resnais sta nel essere riuscito a ricreare, a partire dal quadro che è uno spazio chiuso e autosufficiente, uno spazio fuori campo possibile, immaginabile dallo spettatore. L’immagine pittorica si sostituisce, si modifica e diventa cinematografica, centrifuga e acquista una nuova dimensione di reale più estendibile “ si trattava di sapere se degli alberi dipinti, delle case dipinte, dei personaggi dipinti potevano grazie al montaggio, svolgere in un racconto il ruolo di oggetti reali e se, in questo caso, era possibile sostituire per lo spettatore il mondo interiore di un artista al mondo rilevato dalla fotografia.”(1)
Questo passaggio dal pittorico al cinematografico avviene attraverso tutta una serie di movimenti e frammentazioni di grandezza diversa. Abbiamo un processo di diegetizzazione dei singoli quadri, che vengono spezzettati in più inquadrature , come se queste funzionassero come delle scene, dove all’interno di queste vengono individuate delle figure autonome di tematiche narrative elementari. Già in questo primo passaggio si può vedere un certo funzionamento del pixel, una segmentazione dell’immagine che ci viene restituita in maniera unica ma altra. La narrazione, nel montaggio in sequenza di questi frammenti tematici raccordano tra loro particolari quadri diversi declinando il montaggio non all’unità di quadro ma alla necessità del racconto. La sua successiva impregnatura con il fattore psicologico, ossia attribuzione del contenuto dei quadri è organizzato secondo una sorta di storia psicologica dell’artista utilizzando in controcampo gli autoritratti degli artisti come se il pittore guardasse le scene dei propri quadri. In Gauguin c’è la stessa ricerca narrativa esistenziale sull’artista avvenuta per Van Gogh, ma risulta meno penetrabile tant’è che qui viene usato l’espediente della divisione in capitoli come tappe fondamentali dello stato d’animo dell’artista (Parigi, Bretagna, Thaiti) L’esordio di Resnais è manifestazione di narrazione, di immagini comuni che si fanno altre per noi, facendo semplicemente cinema.

1) Pescatore G. Il narrativo e il sensibile hybris,2001 bologna

26 commenti:

Luciano ha detto...

Ottima proposta di visione! L'ho visto moltissimi anni fa e quasi non me lo ricordavo più, ma ricordo che rimasi affascinato da tanta poesia. Un lavoro, quello di Resnais, come hai sottolinato benissimo nella tua recensione, che "misura" le differenze tra cinema e pittura e ci informa su come Resnais avesse già le idee chiare sin dagli esordi. Grandissimo post.

Giuseppe(eraservague) ha detto...

Si Luciano concordo, ha sempre avuto le idee molto chiare :) e grazie!

veri paccheri ha detto...

Ciao, abbiamo segnalato il vostro blog per il premio Dardos!

leggi qui per saperne di più
:-)
http://icinemaniaci.blogspot.com/2010/07/premio-dardos.html

un saluto
veri paccheri

dylandave ha detto...

Ciao, abbiamo segnalato il tuo blog per il premio Dardos su Acquitrini Cinematografici!
leggi qui per saperne di più


http://dylandave.wordpress.com/2010/07/09/premio-dardos/

un saluto
Dylandave, amministratore di Acquitrini Cinematografici

cinemaleo ha detto...

Premio Dardos
http://cinemaleo.wordpress.com/2010/07/10/premio-dardos/

AmosGitai ha detto...

Con questo caldo trovo sempre il piacere di imparare qualcosa dalle tue "lezioni" di cinema e di arte.

Hai mai pensato di tradurre tutto in un librto?

Giuseppe(eraservague) ha detto...

@Amos Gitai un libro? mh...non saprei, non condivido molto l'idea di copyright, per questo preferisco la rete. In questo senso non so che ne pensa Luciano

Il cineocchio ha detto...

Facendovi i complimenti per il blog, volevo riferirvi che vi ho inserito nella mia lista di blog segnalati per il premio Dardos (oltre che nel blogroll del mio sito). Link:

http://ilcineocchio.99k.org/?p=2340

Saluti!

Valentina Ariete ha detto...

Premio per te anche da parte mia!

Ben tornato davvero!

http://eyeswideciak.blogspot.com/2010/07/momento-di-vero-godimento-n-44-premio.html

Luciano ha detto...

@Veri Paccheri. Grazie^^ Mi fa molto piacere. Sei stato gentilissimo. Dovremo stilare presto la nostra lista.

Ciao!

Luciano ha detto...

@Dylandave. Grazie anche a te. Sono lusingato :)
Presrto la nostra lista. Ciao.

Luciano ha detto...

@Cinemaleo. Mi fa molto piacere. Ti ringrazio^^

Luciano ha detto...

@AmosGitai. Giuseppe. Sinceramente non ci ho mai pensato anche se un libro è molto più impegnativo di un brevissimo post.

Luciano ha detto...

@Cineocchio. Grazie mille. Mi fa molto piacere.

Pickpocket83 ha detto...

Post straordinario... come tutti quelli che sfornate. Complimenti sinceri.

P.S. Anche su Cinedrome vi siete (strameritatamente) guadagnati una nomination. :)

Luciano ha detto...

@Valentina. Sempre gentilissima^^ Grazie di cuore :)

Giuseppe(eraservague) ha detto...

Grazie a tutti per il supporto.

FiliÞþØ ha detto...

Ciao, sei stato nominato ;)

http://cinedelia.blogspot.com/2010/07/premio-dardos-la-redazione-di-cinedelia.html

Luciano ha detto...

@Grazie Pickpocket. La tua nomination mi fa molto piacere^^
A presto.

Luciano ha detto...

@Filippo. Un grande piacere rivederti^^ E grazie per la nomination :)

Para ha detto...

Ciao Luciano, se passi da noi c'è un premio per te. :)
Saluti.
Para

Weltall ha detto...

Anche da me sei stato premiato ^__*

Noodles ha detto...

Premiato anche da me

http://onceuponatimeinamerica.splinder.com/post/23011900

Luciano ha detto...

@Para. Premio graditissimo. Grazie ;)

Luciano ha detto...

@Weltall. Per me un grandissimo piacere. Grazie^^

Luciano ha detto...

Grazie Noodles. Sono lusingato^^