13 novembre 2008

Lola Montès (Max Ophuls, 1955)

Mentre la storia si ispira alla vita di Eliza Rosanna Gilbert (1821-1861), ballerina e attrice irlandese nonché amante del re di Baviera, il discorso ci trascina direttamente dentro la vita di Lola Montès; è come entrare in un caleidoscopio scintillante, circolare, spettacolare, dove sperimentare le emozioni lasciandosi trascinare nel gorgo caotico degli eventi per liberare la propria empatia nei confronti di una donna fatale come pure della routine tematica dell’eterno dilemma temporale: il movimento della vita che contiene la presenza e l’odore ancestrale della morte. A Ophuls interessa conoscere l’animo sofferente di Lola Montès, non vuole descrivere la sua vita, ma “entrare” nei suoi ricordi, riuscire a “denudare” il desiderio di vita, la forza d’animo di una donna che esprimeva la sua arte attraverso il proprio corpo. Per resuscitare la forza dirompente dell’arte di Lola (le sue folli danze in cui non si peritava di mostrare parti intime del corpo suscitando scandali in continuazione) sceglie la poesia delle immagini, ossia opera una scelta formale estrema. Opera in due sensi apparentemente opposti e incongruenti (infatti pubblico e censura decretarono il fallimento del film) ma in realtà perfettamente coesi (non giustapposti e/o montati ma “fusi”): pezzi di poesia strappati dal tessuto narrativo della diegesi (la storia, la vita, i flash-back) si compenetrano con la materia grezza degli eventi stessi (focalizzazione, sovrinquadrature, dominanza del barocco). Il circo come luogo presente del racconto, come luogo in cui si rappresenta la vita di Lola Montès, in cui l’impresario (narratore omodiegetico?) racconta, mostrandola come si può mostrare sulla pista di in un circo, la vita della contessa Maria Dolores de Lansfeld in arte Lola Montès. Il circo è un caleidoscopio di colori, di cambi di scena, di quinte e costruzioni che rievocano i luoghi e le città della vita della contessa ballerina. La stessa Lola li percorre apparentemente come un’abile acrobata che volteggia su corde rarefatte, che salta su cavalli accompagnata da altri acrobati, da nani, da mille personaggi che si muovono in continuazione, ballano, si esibiscono in salti e capriole, corrono. Il presente della narrazione, il narratore omodiegetico, la stessa Lola (fenomeno da baraccone sulla pista del circo, “mostruosità” appagante, donna fatale che ha oltrepassato il confine delle aspettative diegetiche del pubblico dell’epoca ), si mostrano nell’immagine “attuale” della rappresentazione circense non in quanto attanti incapsulati in un presente “miserabile” (1) che rievocano “l’immagine ricordo di antichi, magnifici, presenti”(2), ma come “corpi” che assorbono e riflettono la luce (i colori) di un passato “in fieri”, ossia che si è già svolto ma che si sta ancora sviluppando davanti ai nostri occhi. Come scrive Deleuze, ci troviamo di fronte a uno sdoppiamento del tempo “che fa passare tutti i presenti e li fa tendere verso il circo come verso il loro avvenire, ma che conserva anche tutti i passati e li mette nel circo come altrettanti immagini virtuali o ricordi puri” (3). Per Deleuze si tratta di un’oscillazione tra attuale e virtuale. Tutto riconduce al Circo. I flash-back che portano in scena il glorioso passato di Lola Montès, che attualizzano il virtuale, si confondono con le rutilanti evoluzioni narrativo-acrobatiche di saltimbanchi e cambiamenti incessanti e infiniti di scenografie che mostrano i luoghi deputati della vita della grande regina decaduta (4). Ma c’è anche di più. Allo sguardo non sfugge l’impatto violento (che in parte contribuisce insieme ad altri fattori a rendere meno intelligibile il film) tra il flash-back in cui si mostrano sequenze naturalistiche (paesaggi, strade, interni di teatri, di case) e la scena teatrale del circo. Nel circo inoltre Ophuls si sbizzarrisce con le sue famose carrellate circolari o con riprese di “giostre” in movimento (bellissima la vista sulla giostra che gira in senso antiorario intorno a Lola seduta su una pedana che gira in senso orario) . Movimenti di macchina che “circolano” nello spazio del circo dove ogni cosa si muove (scenografie, persone, pedane, mdp) ad esclusione di Lola che sembra immobile anche quando, acrobata goffa, cammina sulle corde o rimane distesa con la schiena posata sul garrese di un destriero: le sue acrobazie e il suo corpo seduto su pedane roteanti che lo muovono pur lasciandolo immobile (effetti accentuati dai movimenti contemporanei della mdp) mostrano la sconfitta e l’impossibilità di mantenere una certezza. “La vita è movimento” dice Lola Montès. Nei flash-back che presuppongono un’uscita dalla metafora e dalla rutilante chiusura del gorgo (circo, morte?) il naturalismo delle immagini viene “turbato” (una distorsione che è anche distrazione) dai labirinti di stanze e scale (il teatro e la reggia), dagli specchi e dalle innumerevoli cortine (paraventi, porte a vetri, balaustre, piante, oggetti di ogni tipo) che disturbano il tentativo di inquadrare una visione “pulita”. La ridondanza di oggetti relega spesso sullo sfondo l’immagine desolata di una vita che non riusciamo ad afferrare nel naturalismo del profilmico, perché il filmico è distratto da un mondo rutilante che soffia, arde, annienta ogni ricostruzione. Lola Montès ha già attraversato il suo orizzonte degli eventi (5), luogo da cui non potrà uscire, senza alcuna possibilità di modificare gli eventi che avvengono fuori dall’orizzonte stesso. Il circo è buco nero e rappresentazione di un vissuto collassato e i ricordi di Lola Montes sono segni disturbati da un caotico e imprevedibile universo. Come afferma Aumont (6) il film di Ophuls è composto da innumerevoli sovrinquadrature (inquadratura nell’inquadratura come ad esempio una finestra, una porta o un’architettura quadrata) che servono a confondere, disgregare ma allo stesso tempo a rafforzare la superficie:

“[…] l’acrobatica macchina da presa di Ophuls produce solo una sovrincorniciatura effimera e rutilante. In tutti i casi tuttavia si ottiene lo stesso effetto, nel contempo sconcertante e rassicurante, di una mise en abîme visiva, diegetica e retorica, in cui la cornice «seconda» perfora e nello stesso tempo rafforza la superficie. (7)

Lola Montès è un film di vedute, di quadri nel quadro, di volti e corpi visti in lontananza, seguiti da carrellate e da dolly che esaltano e rafforzano il continuo movimento. Più che mostrare l’immagine di un evento, Ophuls ci mostra il ricordo di un’immagine persa che solo la pittura riesce a rievocare e a rafforzare sulla superficie dei quadri. Un cinema che ha influenzato tanti registi, che ha proposto un altro modo di vedere, un altro modo di sentire.


(1) Gilles Deleuze, L’imamgine movimento, Ubulibri, Milan o 1993, p. 99
(2) p. 99
(3) Ibidem
(4) Nel senso di ex amante del re di Baviera.
(5) L’orizzonte degli eventi è una superficie che circonda una singolarità, ossia una piccola regione dello spazio in cui la materia è talmente compressa da non lasciare uscire neppure la luce. Mi scuso per questa banale spiegazione, ma l’argomento è molto complesso. Una spiegazione semplice e chiara si trova su Wikipedia.
(6) Jaques Aumont, L’occhio interminabile, Marsilio, Venezia 1998 (2) p. 88.
(7) p. 88.

25 commenti:

artaud ha detto...

Deleuze ti sarebbe grato del post....

Anonimo ha detto...

Ahimè, non ho ancora visto nulla del regista, ma come sempre tu mi invogli a cercare di recuperare le mie gravi mancanze il più presto possibile.
Ale55andra

Christian ha detto...

Ophuls è un regista che conosco poco (ho visto solo "Lettera da una sconosciuta" e "Il piacere") ma che mi piace molto. Cercherò di recuperare presto anche questo. Ciao!

Dan ha detto...

Masterpiece...

Luciano ha detto...

@Artaud. Magari. Ma sono sicuri ch emi avrebeb dato consigli inimmaginabili^^

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Be'... non si può avere il tempo di vedere tutto. Comunque (visto anche che ami il cinema del passato) ti consiglio di dargli un'occhiata^^

Luciano ha detto...

@Christian. Secondo me è il suo film migliore (anche se gli altri non sono da meno e sono comunque film di ottima qualità). A presto!

@Dan. Non posso che essere d'accordo^^

VonMajor ha detto...

ciao luciano altra bella recensione per un altro grande film.
Vorrei sapere da te, in quanto cultore di semiotica, se ti senti più vicino ad una semiotica generativa o interpretativa

Luciano ha detto...

@Vonmajor. Grazie sei molto gentile ;)

La semiotica mi interessa in tutte le sue diramazioni anche se ritengo che ognuno debba prendere dalla semiotica (come da ogni altra disciplina) ciò che gli è più congeniale. Comunque ho una leggera predilezione per la Semiotica interpretativa, perché come afferma Eco il testo è una “macchina pigra” che ha sempre e comunque bisogno dell’intervento del fruitore. Secondo me un testo non ha senso senza il suo naturale legame con un ipotetico pubblico (non solo reale, ma anche ideale). Comunque apprezzo anche la Semiotica generativa anche se la seguo con meno interesse. Piuttosto sono molto interessato (anche se purtroppo ho poco approfondito la questione) alla semiotica culturale definita dal concetto di semiosfera di Lotman che introduce il concetto di umwelt (ossia sintetizzando in modo vergognoso: modello del mondo che rende mente e mondo inscindibili).

Pickpocket83 ha detto...

Un post come questo su un film come questo, di un regista (enorme e dimenticato) come questo mi fa pensare che ancora i cineblog abbiano un senso. Complimenti. Film eccelso e post che non è da meno.

Un abbraccio :)

Luciano ha detto...

@Pickpocket. Grazie sei sempre gentilissimo^^ Hai perfettamente ragione. Un grande regista come Ophuls non deve essere dimenticato. I suoi film sono stati (e sono) grandi lezioni di cinema per tutti ed anche per grandi registi come Kubrick.

Un caro saluto ;)

nam ha detto...

finalmente restaurato come voleva ophuls al centro pompidou a parigi questo film riacquista quello che la visione mediocre ha tolto alla sua leggenda. Se non sbaglio Ophuls girò in 4 tempi in cui ciascuno rappresentava una stagione. Percui nel viale che si vede del film ogni foglia era stata riverniciata di giallo a rappresentare l'autunno. I colori della vetrata nella scala annunnciano il vorticoso e arlecchinesco entrata di lola nel circo, etc etc.
Max Ophuls è stato un grande regista
e Lola Montes è sempre stata una leggenda per i cinefili.
Riguardo al tuo commento, questi diari di Tarkovskij sono stati pubblicati dalla Fondazione in un unico libro e il titolo non poteva essere che: Martiriologio. Ciao Nam

Luciano ha detto...

@Nam. Tutto vero. Ogni particolare del film è curatissimo e ogni movimento di macchina ha un senso preciso. Un film da cui imparare.

Grazie della notizia. Un libro che devo acquistare (spero sia reperibile).

Mash84 ha detto...

Gia dalle prime righe viene voglia di vederlo subito, purtroppo ophuls lo conosco poco! Rimedierò... ciao Luciano

Luciano ha detto...

@Mash. Senza dubbio un film da vedere. A presto ;)

Roberto Fusco Junior ha detto...

Anch'io conosco poco questo regista. Il tuo post come al solito invoglia al recupero.

Luciano ha detto...

@Roberto. Ophuls è stato un grande regista e i suoi film hanno fatto la storia del cinema. Ti ringrazio, Roberto. A presto.

Anonimo ha detto...

non so, .. lola è un po' troppo concettuale ed entropico, si molto bello ma preferisco molto di più il penultimo e il terzultimo, specialmente l'episodio centrale di Le plaisir, ossia la maison tellier, con Danielle Darrieux, che va alla comunione della nipotina, e Gabin sbronzo che ci prova, e lei, anche se nei giorni feriali fa la vita, qui , in campagna, durante la festa, si comporta come una brava donna borghese che viene dalla città e non si puo' lasciare andare piu di tanto. Un ophuls vicino a Renoir, ma con le invenzioni visive e le inquadrature proprie di Ophuls

Luciano ha detto...

@Anonimo. Se intendi "entropico" nel senso di film che tende al disordine, sono d'accordo con te proprio perché mi piace pensare che in fondo il film sia una "formazione atta a disorganizzare il plot". I film che hai citato sono notevoli. Poi quando un regista gira un film prendendo spunto da Maupassant non posso che dire: "Chapeau". Anche a me piace moltissimo La ronde. Grazie per la visita e per il commento. A presto!

nam ha detto...

Il 22 sono a Parigi. Non vedo l'ora di vederlo nella versione restaurata. Buone feste. nam

Luciano ha detto...

@Nam. A Parigi, versione restaurata e in lingua originale. Tutta la mia invidia^^

Buone feste anche a te!

Alicesu ha detto...

L'ho visto quest'estate, al cinema, versione restaurata con schermo gigantissimo. Uno spettacolo per gli occhi, mal sopportato dal pubblico che ha abbandonato la piazza dopo poco.
Peccato.

Luciano ha detto...

@Alicesu. Versione restaurata con schermo gigante! Una meraviglia! Mi spiace per il pubblico che ha abbandonato la piazza: è un voler rinunciare alla bellezza accontentandosi dell'apparenza.

cinemaleo ha detto...

Più di una sono le copie in circolazione. La più esatta e rispondente alle intenzioni del regista è di circa 115 minuti. "Lola Montes" fu, all'epoca dell'uscita, massacrato dai produttori che tagliarono parte del girato di Ophuls (fino a 40 minuti) distribuendo una copia raffazzonata ed incomprensibile. Ma anche la critica ebbe il suo ruolo lanciando strali contro l'opera del regista. Oggi è unanimamente considerato un capolavoro, sia per forma che per contenuto (ma, a mio parere, con due sostanziali difetti: quasi mancante l'evoluzione psicologica del personaggio, sempre simile dall'inizio alla fine; la scelta della protagonista, una Martine Carol che appare poco adeguata alla parte… ma del resto la Carol era l'attrice francese più popolare negli anni Cinquanta…).
Geniale l'utilizzo del Cinemascope, l'allora nuova e rivoluzionaria tecnica cinematografica, rutilanti colore scenografia costumi, originalissimo il modo di rappresentare la vicenda...

Luciano ha detto...

@Cinemaleo. Scusami per il ritardo della mia risposta causato da imprevisti non molto gradevoli. L'evoluzione psicologica del personaggio è stata secondo me "sacrificata" per mettere in evidenza gli aspetti più legati al discorso della ripresa. Le scene del (da) circo, con Lola Montes protagonista-oggetto (un po' fenomeno da baraccone), in effetti determinano notevolmente l'intera struttura del film. Purtroppo un film non capito all'epoca e poco conosciuto ancora oggi.