16 settembre 2008

L'arco (Kim Ki-duk, 2005)

Fuori dal tempo e dal mondo, vivendo in un peschereccio ancorato al largo un vecchio e una ragazza conducono la loro vita permettendo a saltuari pescatori di lanciare a pagamento la propria esca in mare aperto. Un estremo avamposto del tempo, un luogo circondato dal mare, dove lo scorrere dei giorni viene mostrato non tanto dalle brevi sequenze notturne (vista del barcone in campo lungo e nuvole oscure con o senza soli che tramontano, sguardi notturni distanti su un rapporto che solo il cinema può strappare alla sfera della pedofilia), ma soprattutto dai giorni di un calendario che il vecchio sbarra con una croce: mancano pochi mesi al giorno del matrimonio in cui potrà avere la ragazza tutta per sé. Ma quando il tempo si dimentica e lo spazio implode (l’immenso spazio del mare annullato dall’angusto spazio del barcone) si può anche bluffare ingannando Kronos con un atto di scrittura, anzi di contro-scrittura, ossia con lo strappo urgente e disperato dei pochi mesi rimasti sul calendario per arrivare al giorno desiderato. Qui (a parte simbolismi vari, allegorie, immagini religiose, sessuali, ecc.) prende campo, destruttura il silenzio, combatte col nostro bisogno di colmare la noia (come se la noia fosse una lacuna da riempire), l’arco multifunzionale, il feticcio universale che in questa assenza temporale mi ricorda l’aleph borgesiano (ossia il Tutto, il Principio e la Fine, l’Alfa e l’Omega) senza esserlo. L’arco è solo la metamorfosi continua di un oggetto che cambia destinazione d’uso in base al sentimento del vecchio (e in parte della ragazza): l’arco che scocca le frecce per proteggere la “promessa” sposa importunata dai pescatori; l’arco che diventa strumento musicale per corteggiare l’amore e il desiderio, rallegrare la vita rarefatta della bambina adottata che non ha ancora conosciuto il mondo; infine l’arco che legge il futuro scoccando le sue frecce contro il Buddha dipinto sulla murata della barca, badando di non colpire l’adolescente intenta a dondolarsi sull’altalena davanti all’immagine di Siddharta. In questo estremo eremo, in questa “isola” galleggiante, si consuma il rapporto nel silenzio ininterrotto dei due personaggi principali (anche qui come in Ferro3 udiamo solo le voci del ragazzo e dei pescatori). In un luogo dove ogni cosa non è quella che crediamo anche la musica ci inganna, mentre le voci dei due protagonisti si annullano diventando una sinestesia (i due sussurrano nelle orecchie). L’inganno dell’arco (oltre a non colpire le presunte vittime e a non colpire la bambina sull’altalena) si definisce quando diventa strumento musicale nell’emettere una musica che sembra diegetica (il vecchio che suona l’arco) ma che poi potrebbe diventare extradiegetica (vediamo che il vecchio ha smesso di suonare) sennonché, quando il vecchio strappa le cuffie del walkman poco prima donato dal ragazzo alla graziosa Yeo-reum Han (1), la musica cessa. Allora si trattava di una musica diegetica? Noi spettatori non avremmo potuto udirla perché relegata nel canale sonoro, tutto privato, della ragazza. Cosa ha ascoltato la ragazza? Appena notiamo che le cuffie non erano collegate al walkman scopriamo con sgomento (o con iperestesia) che la ragazza stava ascoltando una musica extradiegetica, la stessa emessa dall’arco non più suonato dal vecchio. Il mondo qui non ha ancora fatto breccia e il ragazzo venuto da Seoul (il mondo che prima o poi arriva per riappropriarsi del tempo) non ha ancora potuto “mostrare” la sua falsa musica. E in questo set imploso solo l’arco può costruire un intreccio doloroso quanto simbolico, colpire, predire, corteggiare ma anche deflorare. Non sono i personaggi a raccontare (sono muti), né gli eventi a dipanarsi (non accade nulla) ma le forme a catturare e irretire il nostro bisogno di narrazione.

(1) L’attrice che interpreta la ragazza.

33 commenti:

Noodles ha detto...

Questo mi manca. Non so cosa aspettarmi. C'è un'amica che lo adora e me lo consiglia da tempo, ma in genere ho letto sempre recensioni deludenti.. specie rispetto agli altri film di Kim.

Christian ha detto...

Per me è il peggior film di Kim Ki-Duk... :-(

bandeàpart ha detto...

Film intenso e stupefacente... :-)

Luciano ha detto...

@Noodles. In effetti secondo me è il peggior film di Kim Ki-duk visto fin'ora, ma comunque di ottima qualità. Accostato a capolavori come Ferro3 e Bad Guy un film come L'arco può sembrare "inutile", ma rimane sempre un'opera da vedere.

Luciano ha detto...

@Christian. Tra i film visti, L'Arco è quello che mi ha convinto di meno, anche se lo standard qualitativo è molto alto e alcune sequenze sono memorabili.

@Bandeàpart. Per me è un ottimo film anche se un tantino inferiore agli altri. Comunque ho la sensazione che L'arco sia uno di quei film che vanno visti e rivisti per apprezzarne in pieno tutti quei sensi reconditi che a una prima visione possono sfuggire.

Mario Scafidi ha detto...

luciano, ti stai facendo del male con questa overdoise di kim ki-duk! ;)
comunque mi sembra che anche negli altri suoi film non accada nulla... o un intreccio in genere c'è?

chimy ha detto...

Altro film bellissimo. Io vorrei che andassi avanti all'infinito con questi post su Kim Ki-duk :)

Luciano ha detto...

@Mario. Sì, una vera e propria overdose (e credo di non avere finito). Anzi colgo l'occasione di ringraziare sia te che tutti gli altri lettori per la pazienza ;) Gli "Intrecci" nei film kimmiani sono più che altro un pretesto per percorrere una strada di ricerca della conoscenza, ma comunque ci sono. La narrazione è "intelligibile". Nell'Arco, scondo me, l'intreccio è più che altro un punto di partenza.

Luciano ha detto...

@Chimy. Ti ringrazio. Sicuramente posterò un'altra recensione su un film di Kim ki-duk. Poi forse smetterò. Nel frattempo spero di poter finalmente andare al cinema. Questi sono stati per me due mesi pazzeschi che mi hanno tenuto distante dalle sale. Non vedo l'ora di guardare sul grande schermo almeno un film veneziano!

Ale55andra ha detto...

Adoro i film che trasmettono emozioni ma anche riflessioni tramite metafore. Non ho visto molto di Kim ki duk e siccome dite in molti che questo potrebbe essere uno dei suoi peggiori, molto probabilmente recupererò altro prima di accostarmici.

Dan ha detto...

Concordo con molti, sono dell'idea che sia un Kim minore, ma è finanche un film che venne preso troppo sottogamba.

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Avendo visto quasi tutta la sua filmografia posso dirti che questo non è tra i migliori, ma penso due cose. Ritengo che se l'avessi visto per primo mi sarebbe piaciuto di più (ovviamente è più recente di altri e bisogna tener conto anche della cronologia dei film girati), ma ritengo anche che dovrò rivederlo molte, moltissime volte. Infatti mi sfugge qualcosa, le immagini sono intriganti, ho la sensazione che escano dai loro contorni. Comunque secondo me bisognerebbe almeno guardare Bad Guy e Ferro3 (tanto per essere monotono). ;)

Luciano ha detto...

@Dan. Infatti, hai sintetizzato bene quale sia "il problema" di vedere questo film. Sembra ripetitivo e viene forse trascurato troppo.

stella ha detto...

ciao luciano!
passo di qui per chiederti se hai visto "A prova di morte" (death proof) di Tarantino...
La storia non mi ha entusiasmata molto...
..ma tecnicamente ci sono delle cose che mi hanno incuriosita e volevo chiederti spiegazioni!

stella

Luciano ha detto...

@Stella. No, putroppo non l'ho visto. Ma è uno di quei film che ho programmato di vedere prossimamente. Purtroppo quando l'avrò visto non so se sarò a tempo a esporti la mia opinione (oppure puoi aspettare un po'?). Grazie per la visita. A presto!

stella ha detto...

si certo che posso aspettare!!;)
..l'ho visto alle 3.30 del mattino...quindi credo che lo rivedrò anch'io in un momento di maggiore lucidità!!!
:)
a presto!

honeyboy ha detto...

(è uno dei pochi kim ki-duk che ancora mi mancano. non so perché stia continuando ostinatamente a9 rinviarne la visione!

Luciano ha detto...

@Stella. Se ho capito bene dalle recensioni (positive) lette che tipo di film è, ritengo che l'averlo visto alle 3,30 sia proprio l'ideale. Conto di vederlo prestissimo. Poi ne riparleremo. A presto!

stella ha detto...

Si in effetti l'ho pensato anch'io!:)
a presto!

Luciano ha detto...

@Honeyboy. Non so. Sinceramente anch'io l'ho visto con molto ritardo rispetto agli altri. Forse perché per molti non è tra i migliori film di Kim Ki-duk. In effetti il film mi ha fatto una strana impressione. In certi momenti ero tutto teso a condividere molte recensioni negative (anche quelle più estreme) ma poi, riflettendo e rivedendolo (l'ho visto due volte di seguito) mi sono reso conto che è pur sempre un ottimo film che merita di essere visto.

Luciano ha detto...

@Stella. A presto! (Allora, d'accordo, ne riparliamo).

Alberto Di Felice ha detto...

Per me è non solo il peggior film di Kim Ki-duk, ma un film nel quale la sua poetica è pura parodia di sé, fuori tempo massimo. Infatti dopo questo ha cambiato strada, perché continuare così sarebbe stato impossibile e deleterio.

Luciano ha detto...

@Alberto. L'arco è un film che in un primo momento no ho apprezzato. Mentre le sequenze scorrevano mi chiedevo chi me lo faceva fare di vederlo. Non so. C'era qualcosa che mi sfuggiva, non saprei... Ho deciso di rivederlo un'altra volta e in fondo (per adesso mi sembra il suo film minore)mi è sembrato pur sempre un film di buona qualità. Comunque meritevole di una visione. E' un film che dovrò rivedere. Secondo me è "atipico". Forse un bivacco lungo il suo percorso? ;)

Roberto Fusco Junior ha detto...

Anche se ultimamente ho davvero poco tempo, è sempre un piacere passare dalle tue parti e continuare a leggere la tua personale analisi sui film di Kim Ki-duk. Cavolo, lo devo proprio approfondire questo regista... Anche questo mi manca. Sarà pure il peggiore ma pure questo lo devo vedere.

Luciano ha detto...

@Roberto. Ti capisco. Anche per me in questo momento il tempo è preziosissimo (ad esempio guarda dopo quanto "tempo" ti ho risposto). Mi fa piacere che la filmografia di questo regista ti incuriosisca. Non vedo l'ora di leggere una tua recensione. Grazie!

Testavuota ha detto...

Alla fine io ho sospirato e mi son detto: "meno male che è finito"... non ne potevo piu

Luciano ha detto...

@Testavuota. Può capitare. Spero che almeno gli altri film di Kim Ki-duk non ti facciano lo stesso effetto. Grazie per la visita.

cinemaleo ha detto...

Molti critici si sono dichiarati delusi, altri hanno esternato il proprio entusiasmo: come sempre, Kim Ki-duk (del quale è stato detto “è un regista che non ha paura delle critiche, ma di film senza vita”) è al centro di controversie. Alcuni amano profondamente i suoi lavori, altri per nulla...

Due ore in cui sembra non accadere quasi nulla ma che in realtà riflettono molti aspetti della vita di tutti noi, due ore nella quali l’attenzione è concentrata al massimo. Un film caratterizzato da silenzi carichi di parole, dall’assenza di dialoghi che corrispondono a mille discorsi (mai una parola tra il vecchio e la ragazza, se non bisbigliata all’orecchio) e dominato dalla musica di Kang Eun-il (basata sull’idea di fare dell’arco anche uno strumento musicale) che incanta e affascina come non mai (e sempre in un encomiabile equilibrio di fiaba magia realtà sogno…).
Nel descrivere i desideri e le speranze che un uomo vecchio e solo mette in una ragazza giovane (ossessione naturale? istinto nostalgico?), il regista –come al solito- porta il pubblico a porsi mille domande e a chiedersi quale sia il tema centrale della rappresentazione a cui assiste: l'incesto, la pedofilia, l’incoscienza e la costrizione dell’amore, il rapporto con la natura, la crescita, le generazioni a confronto, l’impotenza di fronte allo svolgersi della propria vita, l’incapacità di sottrarsi a un destino spesso costruito dalle decisioni e azioni altrui, la rappresentazione della vita che può essere violenta e senza pietà…?

Forse ogni cosa, forse altre cose… e il tutto simboleggiato dall’arco da cui il vecchio non si separa. Immagine della distruzione e del potere autoritario, mezzo che uccide e che protegge dalle minacce esterne, ma anche strumento musicale per comunicare con il mondo, utensile sciamanico per predire il futuro.

Luciano ha detto...

@Cinemaleo. Concordo pienamente con la tua precisissima e profonda riflessione. Per me un buon film, ma minore rispetto agli altri strepitosi film della sua filmografia.

Antoine Doinel ha detto...

Io penso che Kim disegni un quadro dedicato all'innocenza,alla purezza. L'arco è la celabrazione della fanciullezza come 8a bellezza del mondo. E seppur la maggior parte degl' uomini che si recheranno su quella barca,cercheranno di possederla,di sporcarla, Kim la lascia andare verso di loro perchè sà che li' è il suo posto,non si può proteggerla per sempre,si finirebbe solo per tenerla in gabbia. Cosi nonostante il male che potrà trovare, Kim strizza l'occhio all'uomo con ottimismo,esalta la vita ,sperando con tutto il cuore che quel giovane ragazzo ed il mondo intero, sappiano prendersi finalmente cura, ed esser DEGNI di quella meravigliosa fanciulla.

Luciano ha detto...

@Antoine Doinel. Per me un bellissimo film anche se il meno preferito della filmografia di Kim Ki-duk. Il tuo punto di vista mi sembra molto interessante a dimostrazione che l'Arco deve essere visto più volte. Putroppo sono già passati alcuni mesi dalla mia ultima visione. A presto.

moody wind ha detto...

Non capisco perchè l'Arco debba essere considerato il peggior film di Kim Ki Duk!E' molto diverso daglia altri ma come tutte le grandi persone anche kim ki duk ha diversi canali espressivi e questo non è assolutamente da mettere in secondo piano e comunque c'è violenza anche nella dolcezza. In questo caso la violenza di kim ki duk si esprime con lenta dolcezza.

Luciano ha detto...

@mody wind. Sono solo gusti e comunque per me è sempre un ottimo film. Anche se non amo fare classifiche ritengo che tra i film di Kim ki da me visti, questo sia tra quelli leggermente più deboli. Ma sono sottigliezze perché è sempre un grande film. Grazie per la visita. A presto.