29 giugno 2008

La notte di San Lorenzo (Fratelli Taviani, 1982) e L’Iliade (Omero, 720 a.C.)







Con questo contributo non è mia intenzione commentare uno dei capolavori del cinema italiano per il quale hanno già scritto e recensito egregiamente diverse altre autorevoli fonti (http://www.ancr.to.it/Tool/Card/?id_card=663). Tuttavia mi preme accostare una particolare sequenza del film con il caposaldo della letteratura greca, L’Iliade. La sequenza in questione é contenuta nell’incipit, e riferisce di un matrimonio riparatore organizzato in fretta per almeno due buone ragioni, l’imminente parto della sposa e soprattutto l’avanzare impietoso della guerra. Il drappello di invitati, presieduta la cerimonia, non indugia a lasciare la chiesa per tornare a nascondersi nelle cantine; il padre della sposa, ciononostante, intende celebrare la sua figliola ed offre a tutti un tozzo di pane che porta avvolto in un canovaccio. Il vecchio saggio del paese intende celebrare gli sposi e prende la parola e li omaggia con alcuni versi recitati a memoria, usurati e trasformati dal tempo, ma che nella versione originale risuonerebbero così:

Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre; e dalla fronte
l’intenerito eroe tosto si tolse
l’elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
e dolcemente tra le mani alquanto
palleggiato l’infante, alzollo al cielo,
e supplice sclamò: Giove pietoso
e voi tutti, o Celesti, ah concedete
che di me degno un dì questo mio figlio
sia splendor della patria, e de’ Troiani
forte e possente regnator. Deh fate
che il veggendo tornar dalla battaglia
dell’armi onusto de’ nemici uccisi,
dica talun: Non fu sì forte il padre:
e il cor materno nell’udirlo esulti.
Così dicendo, in braccio alla diletta
sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
con un misto di pianti almo sorriso
lo si raccolse all’odoroso seno.

(Iliade, Libro VI, verso 620)

Rileggendo questo passo, si puó cogliere il parallelismo tra i due protagonisti (Ettore ed Andromaca) e i novelli sposi del film dei Taviani; entrambe le coppie sono attanagliate dall’incombere della guerra, la paura di lei donna e madre che porta dentro l’angoscia per il marito e per il proprio figlio, sentimenti e preoccupazioni che attraversano i secoli dalla notte dei tempi e accomunano con dolcezza queste coppie di giovani sposi. Appare il tema dell'epica popolare, il vecchio che, con tutta la sua empatia, omaggia la nuova vita a dispetto della guerra e della morte e rinnova una cultura orale basilare, pre‑letteraria in quanto precedente alla scrittura, fatta di epica mandata a memoria ma anche di proverbi e filastrocche ("villano nobilitato non riconosce il sii parentato", "Mardocchio, mardocchiati, S.Giorgio aveva i bachi...").

8 commenti:

simonebocchetta ha detto...

splendido parallelismo, davvero splendido

Ale55andra ha detto...

Devo decidermi a recuperare anche i fratelli Taviani. Comunque hai evocato delle immagini straordinarie.

Vale ha detto...

Grazie ad entrambi, devo dire che questa sequenza del film mi ha particolarmente emozionato e lo stesso effetto lo ha sortito il sesto libro dell'Iliade, davvero eccezionale!

Luciano ha detto...

Un accostamento interessante. L'epica omerica nelle pieghe del film come momento fondante di una cultura contadina così lontana dall'epoca in cui inizia il racconto (anni 80) ma vicina, vicinissima, alle tematiche ancestrali di un'era mitica. Il mito che attraversa indenne i secoli. Bellissima recensione.

Conte Nebbia ha detto...

Questa è una di quelle "meditazioni" che rende il tuo blog una Wunderkammer fra i marosi della Rete. Con infinita stima- il Conte

Luciano ha detto...

@Conte. Ti ringrazio anche da parte di Vale, l'autrice del post. Anche per me una "meditazione" stupenda. Ma ho visto che sul tuo blog ci sono numerosi post interessantissimi. Presto me li leggerò tutti. A presto.

Pickpocket83 ha detto...

Ma che bello!!!! complimentissimi

Luciano ha detto...

@Pickpocket. Mi intrometto per sottolineare l'interessante collegamento tra il film e l'epica omerica colto benissimo da Vale. Grazie.