5 giugno 2008

Il Divo (Paolo Sorrentino, 2008)

Seguendo la dittatura dello sguardo che “scivola” nella sua visione mentale (perché la mente unisce ingannata dal sapere) oppure corporea (perché il corpo freme sperimentando la sofferenza della carne ingannato dall’illusione di realtà) potremmo aver visto un film di movimenti, di immagini, di suoni, interfacciati l’uno con l’altro allo scopo di accattivarsi le simpatie e le empatie estetiche dello spettatore. Sedersi a vedere Il Divo non è come sedersi al cinema per vedere un film. Naturalmente siamo in sala sprofondati nelle poltrone col corpo ectoplasmatico(1) immerso nel buio, per correre con l’immaginazione lungo i segni linguistici dell’evento. Ma non è come vedere l’assemblaggio di immagini e suoni sincroni perché le immagini e gli acusmetri non sono disponibili. Ormai le scorte sono finite. Pertanto il senso metacinematografico del film (molti giustamente hanno citato Scorsese, Ophüls, Leone) prende il sopravvento, l’immagine di un vampiro che non cammina ma scivola (come fosse trasportato da un tapis roulant), e i cui passi echeggiano nell’oscurità slegati e distratti (distorti) dal corpo di Andreotti, non mostra più un personaggio e i suoi dolori/deliri (l’ironia falsificante e gli spilli del mostro), ma la perdita di un’occasione, l’amara constatazione di un’assenza ingiustificata. Questa assenza non è stata colmata: questo vuoto della vita politica italiana di questi ultimi sessant’anni non è stato riempito. Come mostrare l’assenza? Come mostrare la perdita (o l’incapacità di acquisire una capacità per contenere una forma)? Bisogna rinunciare alla vista. Se fosse possibile trasformare immagini in lettere, queste dovrebbero essere scritte tramite l’alfabeto braille. Riuscire ad esaurire la propria vista (come pure a diseducare l’udito abituato a suoni impropriamente significanti) consiste nel rinunciare a guardare accecando lo sguardo. Non mi capitava da tempo di stupirmi davanti a un film, non mi capitava da tempo di sentire i brividi scorrere lungo la schiena; questa è la capacità catalitica di Sorrentino: essere riuscito a trascinarci, volenti o nolenti, nel suo opinabile ma intenso e illuminante punto di vista e questo attraversando sempre e comunque il cinema. Non si esce mai dal film per entrare in una verosimiglianza accattivante ma pericolosa, costruita nel tempo attraverso una miriade di informazioni parcellizzate e “controllate” dai vari agenti del potere (politica, media, chiesa, magistratura, mafie), perché altrimenti questo Divo sarebbe stato uno dei tanti film sulla strategia della tensione, magari bello, capace di far riflettere, ma inequivocabilmente ordinario. Il Divo di Sorrentino è piuttosto escursione nell’immagine dell’ “invisto”, ricerca di una “aprospettiva” che riesca ad aprire il punto cieco della vista. In altri termini si tratta di rivestire di tenebra l’immagine per mostrare l’incapacità di una visione onnisciente e prospettica che rinvierebbe inevitabilmente a una scelta di campo, a una costruzione convenzionale del volto e dei luoghi mostrati. In questo senso il Divo potrebbe essere un fallimento (se percepito come un biopic qualsiasi), in quanto non viene concepito come catalizzatore centripeto dello sguardo, ma come constatazione dell’accecamento che esercita il tratto di un disegno non ancora concluso. Per Derrida “[…] il disegno non è mimetico e tra la cosa disegnata e il tratto che la mette in immagine resta una eterogeneità abissale. La mano che traccia è improntata o da una prospettiva anticipatrice o da una retrospettiva anamnesica, sempre oltre ogni mimetismo. Memoria immemoriale della mano in vista dell’ invisto […] Insomma, chi traccia il segno resta cieco al proprio tracciare”(2). Quando Andreotti strappa la pagina del “giallo” che sta leggendo, per non scoprire il nome dell’assassino, non fa altro che affermare l’impossibilità di una Verità svelata, che, in quanto svelata, oltre a perdere il mistero (e con esso la continua infinita ricerca di conoscenza tipica dell’arte) sarebbe uno “spiegamento” (nel senso di apertura, rottura dei sigilli) comunque parziale o almeno idoneo agli interessi di un punto di vista univoco e pertanto non significativo. Per avere un campione pertinente, idoneo, funzionale alla ricerca della conoscenza, la Verità deve essere “strappata” via dal proprio “letto” nel senso che deve essere tolta dalle pagine che sono lette o si stanno per leggere. Come fa Derrida con le sue immagini (3) il Divo di Sorrentino non svela ma tenta di velare le immagini, rivestendole di tenebra (4). Ho provato questa sensazione di mise en abyme durante la sequenza della “passeggiata casalinga” quando Andreotti scompare alla vista, ma non all’udito, nell’oscurità del corridoio. La mente comprende la presenza solo attraverso altri sensi ma lo sguardo s’inceppa, incapace di osservare i corpi, e tenta una sua particolare soluzione (assenza di luce), mentre il tratto (oggetti, contorni, disegno del corridoio) mostra la sua assenza di identità, rinviando sempre a qualcos’altro (5). Gli altri sensi invece (soprattutto udito e tatto) conservano la loro forza, obbligando lo spettatore cieco a vedere il mondo come fosse una “cosa” nuova (6), come fosse la prima volta. Infatti lo stupore nasce in me quando vedo per la prima volta o assaporo o registro la fragranza di un alito, di un profumo. Tutte le mie opinioni politiche e le mie aspettative diegetiche su Andreotti sono svanite in quel corridoio. Insomma impossibilità di definire univocamente un segno o un’opera, per via di una sfiducia nella “certezza” dello sguardo ingannato da un concetto di verità diegetizzato storicamente e/o sociologicamente. Andreotti è un’assenza del significato, una mancanza che non riempie il vuoto anzi lo amplifica proprio quando pretende di giustificare e specificare il senso di tutto ciò relegandolo nella madre di tutte le giustificazioni (e spiegazioni): la volontà di Dio. Percorrendo questo cammino (Ferrari lo definisce “inoltrarsi nelle topiche dell’invisto”) Derrida afferma:

Nel caso del cieco, ricordiamolo, l’udito va più lontano della mano che va più lontano dell’occhio. La mano si protende per prevenire la caduta, ossia il casus, l’accidente e commemora in tal modo la possibilità, conserva nella memoria l’accidente. Una mano è la memoria stessa dell’accidente(7).

Il Divo in altri termini riesce a trasportarci attraverso le pieghe dell’invisto mettendoci, noi spettatori accecati dallo sguardo, in condizione di confrontarci con la nostra stessa memoria visiva (ricordi di quegli anni o di scene viste in tv o immagini sui giornali, o ricostruzioni mentali degli eventi) per soccorrere lo sguardo accecato. Un film dove le immagini non sono un punto di arrivo (l’opera d’arte in senso romantico come prodotto dell’artista-piccolo dio) ma una proposta di future costruzioni, o meglio, un progetto, una proiezione in fieri verso futuri, nuovi, incommensurabili assemblaggi: le immagini sono una profezia (8). La peculiarità del film sta proprio in questa “differenza di potenziale”, ossia nella sua capacità di mostrare l’invisibile, di addentrarsi nei meandri reconditi e misteriosi dell’avvenire, nella forza di anticipare e di realizzarsi nel futuro. Privo di questa potenzialità in fieri (come capita a molti buoni film) Il Divo (immagine/scrittura) sarebbe solo un’immagine irreale (una parodia?), una rappresentazione congelata nel presente, un “feticcio storiografico”(9). Differenza di potenziale come tratto peculiare del Divo, un film appunto che riesce a dare la scossa, trasformando la poltroncina della sala in una sorta di sedia elettrica sospesa nel tempo, condanna e condono estetico, energia necessaria per scalare le infinite possibilità del testo, per incominciare a decostruire lo sguardo all’esterno del tempo.

(1) cfr. E. Morin, Il cinema o l’uomo immaginario.

(2) Federico Ferrari, L’eredità dell’avvenire. Riflessi di un’estetica spettrale, p. 166, in Jacques Derrida, Memorie di un cieco, Abscondita, Milano, 2003.

(3) Jacques Derrida, Memorie di un cieco, Abscondita, Milano, 2003

(4) Federico Ferrari, op. cit, p. 167.

(5) cit, p. 166.

(6) cfr. Diderot, Lettera sui ciechi per quelli che ci vedono.

(7) Jacques Derrida, cit, p. 29.

(8) cfr. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

(9) Federico Ferrari, cit., p. 171.


37 commenti:

williamdollace ha detto...

primo!

...qui sì che si fa sul serio.

ma tu non sei ancora nella cinebloggers connection?

Luciano ha detto...

Grazie per la visita Williamdollace. Mi fa molto piacere.
Sì, sì, sono nella cinebblogers da poco.
Quanto prima ricambio la visita, il tuo blog mi incuriosisce. A presto.

chimy ha detto...

Attendevo con ansia la tua recensione, ma ne è valsa la pena di aspettare ^^.

Riflessione bellissima... sarebbero tantissimi i punti che vorrei quotare.
Ne scelgo solo un paio, se no verrebbe un commento lunghissimo.

"Sedersi a vedere Il Divo non è come sedersi al cinema per vedere un film."

Questo mi sembra il punto fondamentale, con tutte le conseguenze che ne derivano.

"Il Divo di Sorrentino è piuttosto escursione nell’immagine dell’ “invisto”, ricerca di una “aprospettiva” che riesca ad aprire il punto cieco della vista."

Splendida spunto di riflessione...

Infine la conclusione, che trasmette brividi tanto forti quanto quelli provati in sala:

" (...)trasformando la poltroncina della sala in una sorta di sedia elettrica sospesa nel tempo, condanna e condono estetico, energia necessaria per scalare le infinite possibilità del testo, per incominciare a decostruire lo sguardo all’esterno del tempo. "


Sarebbe bello lavorarci (tipo in 5-6) ancor più approfonditamente, una volta uscito il dvd... magari se ne riparlerà.


Un caro saluto

honeyboy ha detto...

l'ho riletto parecchie volte, ora mi decido anche a commentare (^^)
il fatto è che non so cosa dire davanti ad un post così, ci tengo a complimentarmi però
gradisco poi moltissimo i riferimenti a derrida
"un film appunto che riesce a dare la scossa, trasformando la poltroncina della sala in una sorta di sedia elettrica sospesa nel tempo, condanna e condono estetico, energia necessaria per scalare le infinite possibilità del testo, per incominciare a decostruire lo sguardo all’esterno del tempo."
questa è da standing ovation!

Roberto ha detto...

Sono ammirato dai tuoi collegamenti e dallo studio e la cura con cui cure i tuoi post.

Anche se forse su questo film magari non siamo proprio in sintonia.

Con stima.

Rob.

Luciano ha detto...

@Chimy. Come sempre molto gentile, ti ringrazio. La tua proposta è allettante. A questo punto aspetto con ansia l'uscita del DVD. Hai già un'idea di come potremmo organizzarci? (Forse corro troppo)
A presto^^

@Grazie Honeyboy per i complimenti^^ Derrida è un filosofo stupefacente. Purtroppo non ho letto tutti i suoi testi che aiutano molto a comprendere le infinite sfumature del decostruzionismo. Ma è mia intenzione approfondire la sua opera. Per me troppo importante.

dottor benway ha detto...

mi è piaciuto molto, sorrentino finalmente è riuscito a trovare una forma cinematografia adatta al suo timbro registico, cosa che a mi oavviso non gli era del tutto riuscita nei precedenti film. secondo me, ad oggi, il divo è la sua migliore opera.

filippo ha detto...

Accidenti!

Mi risulta sempre più difficile commentare i tuoi post.

Meglio non aggiungere nulla alla perfezione.;)

Luciano ha detto...

@Rob. Ho letto la tua recensione (superlativa) e mi sembra invece che siamo d'accordo su quasi tutto. Non proprio in sintonia, ma è ovvio e giusto che sia così. Le tue osservazioni sono per me preziosissime. Grazie.
(Ricambio la stima^^)

Pickpocket83 ha detto...

Grandissimo Luciano. Ero assolutamente certo che un film del genere ti sarebbe piaciuto molto e ti avrebbe ispirato considerazioni di così enorme levatura... Bellissimo il senso della tua analisi: accecare la vista per potenziare la percezione (uditiva e "tattile") del testo... fantastico.

Dopo "Gomorra" (che io e te abbiamo amato intensamente) un altro picco assoluto per il nostro cinema. Un momento davvero importante...

Un abbraccio, e (come sempre) complimenti

chimy ha detto...

No, ne riparliamo fra qualche mese direi... se la cosa va in porto, si potrebbe fare un lavoro molto interessante. Se tu hai già qualche idea/proposta facci sapere...


Un saluto

chimy ha detto...

Anzi... una base di idea organizzativa ce l'avrei.
Ti scrivo un PVT nei prossimi giorni, perchè prima devo chiedere ad un paio di persone se sono interessate.

Un saluto

Luciano ha detto...

@Dott.Benway. Se Il Divo è la sua migliore opera allora ho iniziato dall'alto, perché (purtroppo) non ho visto gli altri fil. Ma prometto di rimediare quanto prima.

@Filippo. Ti ringrazio, sempre molto gentile. Ma non ti preoccupare, tu commenta pure, perché mi fa sempre piacere conoscere le tue opinioni. A presto^^

Luciano ha detto...

@Pickpocket. Sempre molto gentile, ti ringrazio. Sono felice per il cinema italiano e anche per me stesso, perché questi due film fantastici sono serviti ad infondermi un po' di fiducia nel cinema nostrano. Recupererò gli altri lavori di Garrone e Sorrentino, cercando anche di non avere pregiudizi nei confronti degli altri registi. Adesso non rimane che sperare nella nascita di una scuola italiana.
Un caro saluto^^

@Chimy. No. Purtroppo per il momento non ho proposte, ma comincio a pensarci. Attendo con ansia il tuo PVT. A presto.

chimy ha detto...

C'è posta per te, amico mio ^^

Noodles ha detto...

Secondo me quando strappa la pagina finale del giallo c'è anche - velatissimamente - un lieve suggerimento della volontà inconscia di Andreotti di non voler sapere/capire alcune faccende per paura di scoprire che "l'assassino" è lui.

Anonimo ha detto...

DOMANIIIIIIIIIII!!!!!

Ps: incredibile Luciano..l hai visto prima di me questo!Vedi che non sei sempre l ultimo a vedere le cose!?^^
un saluto!

MrDavis

Luciano ha detto...

@Chimy. Benissimo. Vado subito a leggere^^

@Noodles. Non lo metto in dubbio. In effetti in fondo allo specchio troviamo sempre la nostra immagine. Comunque potrebbe trovare scritto il suo nome ma anche quello di tantissimi complici (addirittura di uno o più mandanti occulti ancora più in alto di lui). Questo aspetto mi fa venire in mente Todo Modo.

@MrDavis. Ma la mia è l'eccezione che conferma la regola^^. Allora attendo con impazienza di conoscere il tuo punto di vista sul Divo. A presto!

t3nshi ha detto...

Sono obbligato ad aspettare fino a mercoledì, che strazio!
Ottima analisi, mamma mia veramente ottima! Torno a leggerla post visione.

Ciao,
Lorenzo

gahan ha detto...

Diciamo che l'hai presa un po' sul difficile, un po' alla larga (cavolo se 'sto pezzo è arduo da leggere--), ma se ho ben afferrato ed asciugato il nocciolo della questione, direi che son d'accordo. Anche se io rispetto a te trovo meno pregnanza metatestuale in sé, mentre in generale fra i cinebloggers leggo elucubrazioni a mio avviso eccessive in tal senso-- Un saluto!

Luciano ha detto...

@Lorenzo. Ti ringrazio sperando che il film sia di tuo gradimento. Attendo con ansia una tua recensione sul Divo. A presto!

@Gahan. Mi rendo conto che la mie recensioni possano risultare spesso ostiche, ma ti assicuro che non mi ci metto d’impegno. Anzi, cerco di fare in modo che i miei post siano il più possibile comprensibili, sperando che chi legge possa apprezzare il mio stile. Leggendo sui blog trovo molte ottime recensioni diversissime fra loro e questa ricchezza di scrittura mi è molto gradita, infatti apprezzo la differenza e la varietà. Mi fa piacere constatare che abbiano le stesse opinioni sul Divo^^
A presto!

iggy ha detto...

Un altra bellissima riflessione su IL DIVO! Io spero di vederlo domani, poi ripasserò per un commento più corposo di questo! ^^

Roberto Fusco Junior ha detto...

Altra recensione invitante. Peccato che sono uno dei pochi, c'è Iggy qui sopra per fortuna che mi fa compagnia, a non averlo ancora visto.

Luciano ha detto...

@Iggy. Ti ringrazio. Non vedo l'ora di leggere la tua recensione. Attendo con ansia^^

@Roberto. Ma sono sicuro che dopo averlo visto posterai un'ottima e interessante recensione. Attendo con impazienza^^

Edo ha detto...

Ahhh, io non riesco a scriverne!! Però mi è piaciuto molto...forse è proprio quello il motivo per cui non ho ancora scritto niente. Lo riguarderò!

shiva ha detto...

scusate l'intrusione, ma dateci un'occhiata: la storia del cineblogging da gokachu a kotionkin.


il blogtrailer: http://video.google.it/videoplay?docid=-6079878233623769418&hl=it

il blog: http://kotionkinz.blogspot.com

the cineblogger disconnection.

grazie, a presto

shiva

gahan ha detto...

>>>Mi rendo conto che la mie recensioni possano risultare spesso ostiche, ma ti assicuro che non mi ci metto d’impegno. Anzi, cerco di fare in modo che i miei post siano il più possibile comprensibili, sperando che chi legge possa apprezzare il mio stile.

Posso assicurarti che i tuoi scritti sono sempre molto apprezzati. ...E a volte anche un po' ostici! ^^

Luciano ha detto...

@Edo. Sono convinto che scriverai una recensione interessante che già sto aspettando^^

@Shiva. Allora saremo perrennemente sotto la vostra "spada di Damocle" ;)

@Gahan. Ti ringrazio^^. Infatti a me fa piacere leggere ed essere letto, poi i punti di vista possono logicamente coincidere o essere molto distanti.

Ale55andra ha detto...

" (...)trasformando la poltroncina della sala in una sorta di sedia elettrica sospesa nel tempo, condanna e condono estetico, energia necessaria per scalare le infinite possibilità del testo, per incominciare a decostruire lo sguardo all’esterno del tempo. "


Applausi a scena aperta. Brividi come quelli provati in sala.

Ale55andra

claudio ha detto...

bellissima recensione... recupero il film venerdì!

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Grazie^^ Come sempre gentilissima. Siamo spesso in sintonia ma soprattutto mi fa piacere l'identità delle nostre "vedute" riguardo a questo film ;)

@Claudio. Attendo con ansia di conoscere la tua opinione. A presto!

souffle ha detto...

complimenti per il tuo punto di vista, così ben elaborato, per avere messo in luce l'assenza (rinuncia) di qualsiasi verosimiglianza nell'opera, rigettando le istanze di "cinema sociale" propugnate da molti commentatori e per quell'incipit giustissimo: "un film di movimenti, di immagini, di suoni, interfacciati l’uno con l’altro allo scopo di accattivarsi le simpatie e le empatie estetiche dello spettatore".
Un saluto

Luciano ha detto...

@Souffle. Ti ringrazio^^ Il Divo mi ha (forse) riconciliato con il cinema italiano contemporaneo. Purtroppo (forse per miei pregiudizi) mi ero allontanato dal cinema nostrano. Per questo sto iniziando a recuperare film di questi ultimi anni. Solo per questo, per me, Il Divo è un successo.
Un caro saluto.

Federico Ferrari ha detto...

Di solito non commento mai chi scrive di quel che ho scritto, ma in questo caso volevo ringraziare per il modo giusto ed efficace con cui sono stati ripresi alcuni concetti che in me erano nati dalla lunga e ammirata frequentazione di Derrida. Almeno qualche volta non si ha l'impressione di scrivere nel nulla, ma di tracciare piccoli solchi per lo sconosciuto che saprà riconoscerli. Grazie

Luciano ha detto...

@Federico Ferrari. Confesso che quando “utilizzo” concetti ripresi da libri che spesso possiedo (e custodisco gelosamente), mi chiedo ogni volta quale potrebbe essere l’opinione dell’autore che ho citato. Le mie letture, volente o nolente, mi hanno influenzato e mi stanno influenzando; pertanto, quando commento un film, riemergono alla mente insieme alle emozioni provate. Da questo amalgama nasce la mia recensione. Ma senza riscontri oggettivi, non so se il mio “lavoro” possieda una sua valenza, una sua forza, un suo senso. E adesso Lei, un autore, mi ringrazia “per il modo giusto ed efficace” con cui ho ripreso alcuni concetti per la recensione di un film. Non ho parole. D’improvviso sento che forse ho intravisto qualcosa, ho afferrato un senso. Lusingato, sono io che ringrazio.

cinemaleo ha detto...

Ritratto di un potente, leggendariamente enigmatico e indecifrabile, ma soprattutto affresco di un'Italia del passato che spiega l'Italia di oggi, il film di Paolo Sorrentino è un piccolo gioiello che rimarrà nella storia del cinema italiano… sia per ciò che dice sia per come lo dice.
Con "Il Divo" ritorna il cinema di denuncia civile-sociale-politica, vero e proprio fiore all'occhiello della nostra migliore industria cinematografica.
Magnifica analisi del Potere a cui tutto si sacrifica (forse anche la coscienza) condotta in chiave grottesca e quasi surreale: sembra incredibile quanto ci viene mostrato ma Sorrentino lo rende credibilissimo miscelando sapientemente immaginazione ipotesi impressioni intuizioni fatti. Il "divo Giulio" come metafora dell'Italia, farsa e tragedia al contempo.

Luciano ha detto...

@Cinemaleo. I tuoi commenti sono sempre delle ottime recensioni che denotano una notevole capacità di sintesi. Ovviamente condivido le tue riflessioni.