27 maggio 2008

Gomorra (Matteo Garrone, 2008)

Nell’impossibilità di soffermarsi a guardare le tracce diegetiche degli eventi, già peraltro trasmesse attraverso le conoscenze comuni (anche se superficiali) della cronaca, se non addirittura dell’esperienza, lo smarrimento che si prova davanti a un simile dramma ci percuote e annichilisce attraverso un sapore nuovo che restituisce le sensazioni del nulla(1). Purtroppo questo retrogusto nuovo, restituito da immagini straordinarie, assume una forza tale da circoscrivere ogni altro sapore. Ma non è un effetto negativo. Tutt’altro: riempire una stanza vuota con oggetti, personaggi, immagini, significa detrarre spazio. Non c’è spazio in una stanza piena, pertanto più si sale di livello più la discarica scompare. Lo spazio muore là dove cresce l’inventario degli "attanti". In Gomorra questo non succede. Nonostante gli episodi che ci restituiscono esperienze tragiche di sofferenza e morte, di abusi e abiezione, nonostante la percepita “densità” del reale e l’ingente disperazione di fondo che evolve di sequenza in sequenza, il film libera spazio. La stanza è sempre incredibilmente vuota, le sequenze sono sempre incredibilmente rarefatte, eteree, fuggono via come in un sogno, scivolano lungo i racconti, scorrono nel flusso incoerente e incontenibile delle cose che accadono; e accadono perché devono accadere. Garrone ha mirabilmente scelto di morire come regista, ha scelto di morire come ha descritto bene Barthes in un suo saggio (2), rinunciando a raccontare ma lasciando che le immagini si mostrino da sole. La macchina da presa volteggia sui primi piani, scivolando leggera nelle location, rinunciando a descrivere gli ambienti quasi sempre ignorati o cancellati attraverso il “fuori fuoco” o abbandonando la dinamica delle azioni in un fuori campo che poi sarà recuperato in seguito per mostrare il risultato dell'invisibile. Questa rinuncia a descrivere è una scelta coraggiosa e rischiosa, perché lascia una grande libertà allo spettatore, nella consapevolezza che ognuno di noi abbia sentito almeno parlare della camorra e degli scissionisti. L’immaginario collettivo, nel ricostruire il male causato dalla malavita, non poteva rimanere intrappolato nella minuziosa nomenclatura degli eventi, nella particolareggiata resa classica o anche documentaristica degli avvenimenti. In tal modo ognuno avrebbe espresso il proprio sdegno o il proprio rancore, rinunciando a sensazioni forti e inusuali quali la disperazione. Mentre scorrevano le sequenze su quel maledetto telone bianco la disperazione ingigantiva, in quanto ricomporre le “assenze”, ricucire i fatti, era un "mio" compito e Gomorra mi era entrato nel sangue come una dose di eroina. Io sono Gomorra: questo l’epilogo del film. Ognuno a modo suo può trovare il coraggio di criticare od uccidere il "cattivo" nell’immaginazione, perché il Male ha percorso il sistema linfatico del reale alimentando il Bene. Ma Garrone non poteva trascrivere il romanzo di Roberto Saviano attraverso la resa narrativa degli scontri e/o l’espressione di sentimenti come odio e amore, vendetta e paura. Gli sguardi dei personaggi non potevano trasmettere niente, perché ogni confine, ogni limite è stato annullato. Questo tanto nominato spazio claustrofobico (sensazione da me condivisa in pieno anche in quanto asmatico) non fa da contraltare ad uno spazio aperto, l’aria viziata non confina con l’aria fresca del mondo libero. Gomorra non è una città occupata e Garrone ha ricostruito questi spazi nella consapevolezza che appartengono alla nostra “cultura”. Sfuggendo al profilmico, decidendo di mostrare una morte quasi "casuale", un’aggressione vista attraverso la reazione (paura, rabbia, fuga) degli spettatori-personaggi e non direttamente, ha scelto una strada difficile, ma anche stimolante e originale. La meravigliosa poesia di questo film (perché dico con Pasolini che questo è un film di poesia), non scaturisce dalla consapevolezza dell’ineluttabile tragedia, ma dalla ricerca infinitesimale di un senso misterioso che sembra sfuggire a tutti quanti: spettatori, attori, personaggi, camorristi. Forse gli unici due personaggi (anzi l’unico attante) che sembrano condividere il sogno del poeta (la libertà) sono proprio i più folli-stupidi, quelli che chiudono la storia trasformati in cadaveri portati via dalla ruspa. I due sognano di essere liberi e di non avere padroni, sognano la libertà di uccidere il loro creatore (l’autore) sperando di dominare e sviluppare una loro personalissima storia (ricomporre e interpretare). Gli spari nel nulla sullo specchio d’acqua evidenziano le grandi capacità (per me incredibile constatarlo) di un regista che non mi aspettavo tanto maturo. Forse il film sarebbe stato notevole anche senza quella scena, ma quella scena (anzi l’intera sequenza) mostra con semplicità quanto Gomorra non sia solo negli effetti e nei risultati ma soprattutto nel mentre, nel durante, nella trasmissione del messaggio. Gli spari per me sono un messaggio, rappresentano l’anelito di libertà. Nessun destinatario, nessun referente, nessun contatto, nessun codice, solo gli spari che squarciano l’aria e riecheggiano nell'equoreo paesaggio. Solo il messaggio. Per Jakobson l'accento posto sul messaggio per se stesso costituisce la funzione poetica del linguaggio. Il messaggio interagisce con se stesso, si fa ambiguo, si mostra fuori dal contesto solo per il suo aspetto formale, in altri termini si ha funzione poetica quando il significante prende il sopravvento (scelta paradigmatica, fonica, sintagmatica) relegando la denotazione in secondo piano e assumendo in pieno i valori della connotazione (3). Questa sequenza è poesia.
P.S. Quando un film merita per me il massimo "cinemasema" diventa per un giorno "cinemarema" (4). Non fateci caso: una "metamorfosi" maniacale, lo so.
(1) Il termine è complesso e discutibile. Secondo la tradizione metafisica non è possibile pensare il nulla; per il buddismo zen il nulla è Mu, impossibile da descrivere perché indicibile; per la moderna fisica l’universo si espande nel nulla che non è il vuoto. Mi scusino gli esperti per le mie imprecisioni e per lo scarso impegno ad approfondire, ma in realtà qui non è mio interesse approfondire il concetto di “nulla” anche perché non ne sarei all’altezza.

(2) Riporto un periodo di un mio precedente post. Roland Barthes in un suo famoso saggio descrive bene questa “evaporazione del senso” ("La morte dell’Autore" del 1967, in Il brusio della lingua, Einaudi 1988, p. 55 – e anche se qui si tratta di scrittura, la citazione può essere riferita all’immagine): “Una volta allontanato l’Autore, la pretesa di “decifrare” un testo diventa del tutto inutile. […] Nella scrittura molteplice […] tutto è da districare, ma nulla è da decifrare; […] la scrittura esprime costantemente un certo senso, ma sempre in vista della sua evaporazione: essa procede sistematicamente a una sorta di “esonero” del senso.”

(3) Jakobson, Saggi di linguistica generale,p.189.

(4). Il "rema" è l'elemento nuovo, la parte sconosciuta dell'enuciato. Per Pasolini il “rema" è un'inquadratura che deve obbedire alle regole della successività. Nel rema si "contempla la compresenza del tratto fisio-psicologico analogo a quello della realtà (sema), del tratto audiovisivo (cinèma), e del tratto spazio-temporale (ritmèma)". Pasolini, Empirismo eretico, Garzanti, 2000(3), p.292.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

tanta e tanta è la voglia di vederlo...
Simone

Anonimo ha detto...

Concordo assolutamente su tutto, ma soprattutto sulla sequenza degli spari nell'acqua. Un film straordinario.
Ale55andra

filippo ha detto...

l'avevo detto che questo film era pane per i tuoi denti!;)

Pickpocket83 ha detto...

"La meravigliosa poesia di questo film (perché dico con Pasolini che questo è un film di poesia), non scaturisce dalla consapevolezza dell’ineluttabile tragedia, ma dalla ricerca infinitesimale di un senso misterioso che sembra sfuggire a tutti quanti: spettatori, attori, personaggi, camorristi."

Fantastico, straordinario post. Ho apprezzato in particolare i riferimenti Pasoliniani disseminati. Anch'io in questo film ho trovato tracce di pura poesia e di poetica pasoliniana. Il riferimento al "rema " è spaventosamente bello e azzeccato. Felicissimo che questo film ti sia piaciuto. E (sempre) felicissimo di leggere post come questi. Un carissimo saluto

Roberto Fusco Junior ha detto...

Ance io ero sicuro che questo film ti sarebbe piaciuto. Azzeccati i paralleli con Pasolini. Un film che ha colpito davvero tutti. E domnai se non erro esce Il divo!

Noodles ha detto...

Ovazioni sperticate. Il riferimento pasoliniano ci sta veramente come un fiore all'occhiello. Cinema necessario ma anche autoriale. Un miracolo.

Luciano ha detto...

@Simone. Sì in effetti ti consiglio di vederlo. Un film da non perdere.

@Ale55andra. Il mio primo Garrone (ehm). Adesso devo vedere gli altri (comincerò da Primo amore che possiedo già). Quella sequenza in particolare mi ha fatto propendere per il massimo dei voti. (Tra breve posterò il mio primo 5 sulla Cinebloggers).

@Filippo. Allora mi conosci bene. Sinceramente neppure io me ne rendevo conto. Sono andato in sala con qualche perplessità, naturalmente evaporata mentre si concludeva la prima sequenza.

honeyboy ha detto...

ssssssssssìììììììììììììììì!!!!
vedo che ti è piaciuto molto, e questo non può che farmi piacere
davvero un ottimo frangente per il cinema italiano, domani nelle sale esce il divo (amo sorrentino, quasi carnalmente)

Luciano ha detto...

@Grazie Pickpocket. Sono felice per il tuo apprezzamento nonché di leggere le tue bellissime recensioni. Per me c'è molta poesia in questo film proprio per la polisemia delle sequenza, per questa violenza organizzata alla norma (e non mi riferisco alla camorra ma a questo afflato poetico che disorienta lo sguardo decostruendo il profilmico)che mi ricorda il concetto di poesia caro a Mukarovsky.

@Roberto. Ah, se anche il Divo è così credo che non potrò resistere a tanta manna. Due film uno dietro l'altro (ed ambedue italiani) di una tale qualità...

Luciano ha detto...

@Noodles. Ti ringrazio^^ Per me sembra proprio un miracolo tenuto conto dei mie ormai noti pregiudizi sul recente cinema italiano. Certo due film premiati a Cannes non capitava da tempo e allora si può senz'altro dire che Garrone e Sorrentino sono due "artisti". Quindi, forse, qualcosa si sta muovendo. Speriamo bene. E adesso spero nel bis del Divo.

@Honeyboy. Per me una piacevole scoperta! A questo punto se il Divo è ai livelli di Gomorra, credo che rimarrò basito per mesi. Chi mi scuoterà per farmi respirare? Amerò anch'io Sorrentino? Già da quello che ho visto sul tuo blog, sento che potrebbe essere possibile ^_^

chimy ha detto...

Gran film e gran recensione... ero sicuro che ti sarebbe piaciuto tantissimo. E domani "IL DIVO"...

Anonimo ha detto...

Non vedo l'ora di vedere Il divo e di leggerne da te!!!
Ale55andra

Luciano ha detto...

@Chimy. Ti ringrazio^^ A questo punto attendo Il divo con ansia. Se fosse almeno paragonabile al film di Garrone, sarebbe il delirio!.

@Ale55andra. Mi lusinghi^^. Sicuramente lo vedrai prima di me e sarò io il primo ad avere il piacere di leggere la tua recensione ;)

t3nshi ha detto...

eheheh, immaginavo che questo film ti sarebbe piaciuto moltissimo, e questa analisi ne è la prova :)
Anche io sono rimasto piacevolmente convionto dalla scena con gli spari nell'acqua: Garrone sfodera tutto il suo talento.
Grandissima attesa per "Il Divo". Voglio un altro film indimenticabile!

Ciao,
Lorenzo

Luciano ha detto...

@Lorenzo. Avevi immaginato bene^^ Un film che mi ha sorpreso (tenuto conto della mia idiosincrasia per il cinema italiano di questi ultimi anni). Una lieta sorpresa. Spero di rimanere estasiato anche dalla visione del Divo.

A presto!

Christian ha detto...

Aspetto di vederlo nell'imminente rassegna milanese di Cannes, assieme a quello di Sorrentino (dal quale però, non so perché, mi aspetto di più)...
Ciao!

Luciano ha detto...

@Christian. Dal film di Garrone (a causa della mia scarsa fiducia nel cinema italiano e nonostante le positive recensioni) non mi aspettavo tutto quello che ho trovato. Adesso, grazie anche a Gomorra, mi aspetto molto dal Divo. Speriamo bene.

Bruna ha detto...

Complimenti per la tua analisi.
Ho visto il film circa una settimana fa, e ancora non lo metabolizzo del tutto. Perché come nella migliore 'tradizione neorealista' - a cui è stato associato da più parti questo film - è difficile precindere dal reale, evaderne, giudicarlo 'solo'un film. Soprattutto perchè da napoletana quelle facce le incrocio, i campi-discarica li 'sento', le fabbriche negli scantinati le vedo.

gahan ha detto...

Riflessioni ottime, e ficcante lettura di quelle immagini che anche per me sono il fantasma ultimo di questo film, più dei cadaveri con ruspa. Prima o poi devo trovare il tempo di leggere il tuo post su Arancia qua sotto, son sicuro mi darà soddisfazioni-- Adesso scusa ma ho sonno-- Saluto!

Luciano ha detto...

@Bruna. Ti ringrazio. Sei molto gentile^^ Comprendo il tuo stato d'animo, ma quelle facce, quei campi-discarica e quelle fabbriche sono ovunque, perché questa tua bellissima terra è entrata nel sangue di tutti e il "Male" non vive al di là del bene o al di sotto di una latitudine, ma si aggrappa e si mischia col "Bene" in ogni luogo di ogni tempo. A presto^^

Luciano ha detto...

@Molto gentile Gahan^^ e naturalmente mi trovo d'accordo con la tua affermazione. Anch'io ho sonno e dovrei dormire per essere pronto (forse domani) a guardare il Divo. Ma purtroppo l'insonnia giunge sempre puntuale non appena m'infilo sotto le lenzuola. Ciao!

iggy ha detto...

L'ho visto giovedi e mi sto ancora chiedendo come si possa lasciare alle spalle un film come questo. Mi ha travolto e fatto stare male! All'uscita dal cinema mi chiedevo che tipo di parole si possano spendere GOMORRA, visto che il confine tra oggetto filmico e realtà è praticamente inesistente, ma è indubbio che Garrone è riuscito nell'intento di girare con una bomba nella mano e di farcela esplodere in faccia! Bellissimo...

Luciano ha detto...

@Iggy. Verissimo. Ci ha messo una bomba in mano ricordandoci che ce l'abbiamo da molto tempo (forse da sempre) e non ce ne eravamo accorti, finché non è esplosa. Un film bellissimo, sono d'accordo^^