12 aprile 2008

Sci-Fi anni venti in 7 film: 4. Aelita (Yakov Protazanov, 1924)

Considerato con troppa sufficienza un prodotto del vecchio cinema russo Aelita è tendenzialmente un film enfatico e propagandistico. Anche se la propaganda non manca, come non manca una certa esaltazione acritica di una idilliaca purezza e giustizia popolare, accostandosi alla visione senza aspettative storico-politiche (è ovvio che Protazanov non poteva girare un film “critico” nei confronti della nuova classe dirigente), e tenendo conto che le sequenze “fantascientifiche” sono minoritarie rispetto alle sequenze girate a Mosca, non possiamo che meravigliarci della forza evocatrice delle immagini cittadine. Le sequenze, che descrivono una Mosca durante gli anni difficili del comunismo di guerra e della politica della NEP, si soffermano a mostrare nei particolari la misera vita dei cittadini, mentre il cibo è razionato e nelle case la coabitazione è una regola. Queste immagini sono anche un documento storico, ma soprattutto restituiscono la sofferenza e la dura vita quotidiana con i suoi problemi. Così ad esempio il soldato Gusev rappresenta lo spirito rivoluzionario non ancora sopito di chi crede e si impegna nella ricostruzione e non vuole ridursi a condurre una banale vita, preferendo sempre il centro dell’azione; mentre il rapporto tra Loss e la moglie Natasha esalta più l’aspetto melodrammatico del film. Inoltre non manca il funzionario di partito corrotto che fa la corte a Natasha, suscitando le gelosie di Loss, come non mancano i nostalgici dei vecchi tempi che si recano a una festa malamente vestiti celando, sotto miseri stracci da popolani, abiti lussuosi, calzature da boutique e gioielli. Le sequenze ambientate su Marte sono inserite nella parte iniziale del film e soprattutto nell’epilogo, quando finalmente (dopo una lunga parte centrale che si sofferma sulla vita quotidiana di una Mosca anni ’20 e sul dramma della gelosia) Loss, in compagnia del soldato Gusev e dell’aspirante detective Kravkov, atterra su Marte riuscendo ad incontrare (e a baciare) la regina Aelita. Il desiderio di Loss di evadere dallo squallore della vita quotidiana (resa insopportabile dalla situazione economica, politica, ma soprattutto sentimentale) lo porta a “sognare” un’evasione nell’Altrove o meglio in un mondo lontano che, una volta raggiunto, non si dimostra idilliaco come sperato. Anzi, l’amore che nasce tra Loss e Aelita (e Protazanov è abile a farci credere nelle aspettative e nelle possibilità di questi due cuori sofferenti che vivono così immensamente distanti) una volta messo alla prova dalle condizioni socio-culturali non dura poi tanto. Aelita è pur sempre una regina e il suo “tradimento” rappresenta il corrispettivo fantastico del tradimento terrestre e “verosimile” di Natasha. Se giudicassi il film dal “messaggio” potrei anche "comprendere" quella propaganda spicciola che incita a non essere nostalgici, che consiglia di accettare la dura realtà per “migliorarla" senza nascondersi dietro sogni impossibili e pericolosi. Ma Aelita è molto più di un film di propaganda o di un modo “vecchio” di fare cinema , Aelita è un quadro che restituisce allo sguardo l’entrata nell’Altrove, luogo ove la mente deve confrontarsi con l’assenza di senso del mondo. Dov’è il senso profondo di una Mosca anni venti, in piena ricostruzione, invasa dai nemici, dove dominano corruzione, miseria e disperazione? Il dramma della gelosia s’innesta in questi segnali. Quando Ehrlich (funzionario corrotto e personaggio “negativo” della vicenda) offre alcuni cioccolatini a Natasha per corteggiarla, Loss si accorge dell’espediente ma soprattutto rimane sconvolto per la gioia mostrata dalla moglie nell’accettare quel cibo miracoloso (ma anche dannato). In questo senso non siamo nell’enfasi post-rivoluzionaria e nella propaganda politica, ma abbiamo già in parte oltrepassato quell’Altrove che Protazanov non ha potuto mostrare fino in fondo (forse a causa della censura?). Il cioccolatino oltre a essere uno dei tanti “segnali” decifrati da Loss (pericolo, tradimento) è anche (o aspira ad essere secondo intenti propagandistici) simbolo di dissoluzione e disprezzo della povertà. Ritengo invece che la grandezza del regista russo emerga (in questo caso) nel mostrare un semplice cioccolatino come oggetto del desiderio di una donna (una bellissima Vera Kuindzhi) desiderosa di essere corteggiata anche assaporando un gusto diverso. Non essendo possibile oltrepassare questa soglia, Protazanov ha inserito segnali che poi si risolvono e si “concretizzano” nelle sequenze marziane e soprattutto nella magnifica resa scenografica del palazzo di Aelita e dei vestiti cubisti. Arrivare su Marte non significa realizzare un sogno ma entrare in una galleria d’arte moderna, luogo ove Loss comprende e decifra l’amore non per la regina di Marte bensì per la bellissima moglie Natasha (stupenda la scena in cui Aelita assume le sembianze di Natasha). Aelita è un film complesso ove realismo, melodramma, comicità, fantascienza, sono alternati con maestria senza appesantire il flusso delle immagini. Ogni scena è curata sin nei minimi particolari, mentre le sequenze marziane sono un manuale di arte contemporanea e un laboratorio per la futura fantascienza: la superficie di Marte, opera degli scenografi Isaak Rabinowitsch, Serger Koslowski e Viktor Simow, è in uno stile futurista e cubista, gli abiti sono di Aleksandra Ekster realizzati dagli allievi del Kamemy Theatre. Forse, riferendomi al cinema di quegli anni, il film è quello più esteticamente strutturato e narrativamente organizzato, naturalmente dopo Metropolis.Una bellissima recensione del film si trova su Recensioni libere.

11 commenti:

chimy ha detto...

Altro film che mi manca e, grazie alle tue parole, che mi stuzzica moltissimo.
Vado al recupero!

Un saluto

Anonimo ha detto...

Interessantissimo il discorso sull'Altrove, che ho trovato molto suggestivo. Spero che il commento venga postato, dato che mi sa che il programma qui sta avendo problemi ^^
Ale55andra

Luciano ha detto...

@Chimy. Un film interessante e per appassionati del muto. Non è ai livelli di Metropolis, ma secondo me lo segue come secondo film della fantascienza degli degli anni venti. A presto.

@Ale55andra. A guardare bene questo film è alquanto bizzarro poiché la "fantascienza" (le sequenze marziane) potrebbe essere un pretesto (non è predominante), ma in fondo forse è anche una metafora e quindi la "fantascienza" è fondamentale. Un film da vedere.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Anche questo film di fantascienza anni '20 mi manca e sembra, a parte Metropolis, quello più interessante tra quelli fino qui analizzati.

Luciano ha detto...

@Roberto. Per quanto riguarda la Sci-fi di quegli anni mi sembra secondo solo a Metropolis. Il film all'epoca costò una cifra ingente perché era stato previsto sopratutto per il mercato estero. Comunque un film interessante.

Martin ha detto...

Altra chicca e non aggiungo altro.

Luciano ha detto...

@Ti ringrazio Martin. In effetti il film dovrebbe essere visto non solo dai fan della sci-fi ma anche dagli appassionati del cinema muto in generale.

filippo ha detto...

Questo film l'ho scoperto grazie a Deneil, che un po' di tempo fa gli ha dedicato un post.
Devo dire che ne ignoravo completamente l'esistenza.
Purtroppo non sono ancora riuscito a recuperarlo...

Luciano ha detto...

@Filippo. Sì, ricordo benissimo il post di Deneil (tra l'altro l'ho linkato in fondo alla recensione) e ricordo anche il tuo commento. Film fondamentale per vari motivi. Fra l'altro è stato il primo colossal dell'Unione Sovietica (non vorrei sbagliare ma mi pare di ricordare che sia costato un milione di dollari degli anni venti). La proiezione fui un vero e proprio evento. Ma per l'isolamento politico della nuova Russia il film non ebbe successo in Occidente.

Anonimo ha detto...

uh, mi segno anche questo...
ho saltato il post politico, ho deciso scientemente di iniziare ad impormi un processo di rimozione psicologica forzata...
Simone

Luciano ha detto...

@Simone. Hai ragione. Anch'io devo rimuovere... che cosa è successo? Non ricordo.

Per chi ama il muto secondo me Aelita è un film da non perdere. Forse dopo Metropolis il migliore di quegli anni.