23 marzo 2008

Non è un paese per vecchi (Ethan e Joel Coen, 2007)

Non è un paese per vecchi è la dimostrazione che i fatti si svolgono nel nostro personale mondo. L’abilità e la capacità dei Coen è tutta nel trascinarci dentro gli eventi mostrandoci sequenze costruite con dovizia di particolari, effetti di reale utilizzati per portarci dentro il west, nel New Mexico e al di là della frontiera, sanguinanti e con i soldi buttati via in cerca di una giacca pulita. Ma poi, dopo averci impressionati (nel duplice senso di sconvolgere ma anche di imprimere l’immagine sulla nostra emulsione), quasi clonando il silenzio delle immagini dal nostro corpo (come se il soffio dell’aria compressa fosse entrato di prepotenza a creare presupposti per aumentare la tensione e l’ansia), il film, procedendo verso l’epilogo, comincia a stracciarsi perdendo il suo sangue, perdendo pezzi di pellicola. Mi riferisco alle ellissi che diventano sempre più profonde lacerando lo spazio/tempo (e ripiegandolo su di sé) e di conseguenza mi riferisco alle nostre scelte che diventano, nel dipanarsi del film, sempre più “aperte”. Adesso possiamo credere o immaginare che Anton Chigurh abbia avuto pietà di Carla Jean Moss, decostruendo gli effetti del Male, indifferibile, certamente, ma solo perché rannicchiato spesso nelle pieghe del Bene. I presupposti di un film, che per oltre un’ora dimostra come si possa fare ottimo cinema lasciando “parlare” le immagini con un uso leggero e classicheggiante di una mdp mossa con gradevole levità e persistente apertura sul profilmico, sono evidenziati nella ricerca del confine, del margine impalpabile che divide il Bene dal Male. Non c’è nemmeno il gusto di una violenza spettacolare, ma c’è l’evento inatteso, evanescente, c’è il volto del tempo che cristallizza le immagini rendendole icone bifronti proprio come la monetina che Chigurh ama tanto usare per differire una scelta. Le due facce della moneta sono le trasposte facce asimmetriche del tempo: tempo del discorso e tempo del racconto. Sembra quasi che il volo della moneta (per oltre un’ora) lasciando nell’indecisione dei particolari che non danno scampo (come il killer segue e uccide le sue prede o come Llewelyn recupera o nasconde il danaro) si risolva nella seconda parte dopo aver mostrato l’ineluttabile, col restituirci il “potere” di scegliere e quindi, come direbbe Schelling, la possibilità di fare del male, perché la scelta presuppone la libertà di sbagliare. Scegliendo e lavorando le immagini e le sequenze nella nostra mente riduciamo il mondo a uno spettro nel senso di: a) spettro come fantasma, ectoplasma, evanescenza irreale e/o simulacro di una koiné immaginifica che non esiste nel reale; b) spettro inteso come ampiezza (es.:lo spettro del visibile) e quindi allargamento dello sguardo verso i limiti dell’imponderabile. Nel senso della prima accezione i Coen ci consegnano la chiave del tempo, la possibilità di “costruire” il male attraverso i nostri stessi pensieri (deduzioni): deduciamo infatti che Carla è stata uccisa, il killer è arrivato e ha ucciso Llewlyn e la ragazza della piscina e l’ha fatto spietatamente e vigliaccamente, deduciamo che è fuggito e continuerà a fare del male. Ma siamo noi che deduciamo e ricostruiamo “liberamente” i presupposti del male o meglio decide lo sguardo non più vergine che abbiamo perso un giorno al Gran Cafè del Boulevard des Capucines. Nel senso della seconda accezione c’è anche un’apertura verso il caos della materia e dell’assenza di sguardo del mondo. Il male e il bene non hanno senso per il deserto magnificamente ripreso nell’incipit. I fiumi, i confini, gli uomini, i motel e le rughe sui volti scolpite dal tempo non sono differenze ma solo una sorta di linguaggio materico che esiste in quanto combinazione di eventi. E al cinema non resta che registrare arbitrariamente scegliendo immagini e come montarle e quindi cedendo alle possibilità del male e dell’errore. Lo sceriffo Bell non prenderà Chigurh ma si limiterà ad andare in pensione solo per constatare l’assenza di possibilità: possibilità di un ritmo simmetrico delle cose (sguardi ricambiati, auto che si fermano ai semafori, aria che non buca teste ma che si limita a sfiorarne i capelli, ecc.ecc.), possibilità di porre fine a tutto questo col racconto di un sogno (magari abolendo anche i titoli di coda ma credo che non l’avrebbero permesso neppure ai Coen), ma soprattutto possibilità di scegliere senza moneta, o meglio, di scegliere oltre la moneta, superando la schematizzazione del tempo che in questo film spesso, meravigliosamente spesso, prende il sopravvento impressionando le immagini. Ho sentito il tempo affacciarsi nell’immagine, lo scorrere implacabile di un evento che non lascia scampo (gli effetti di reale della prima parte del film lasciano poco spazio alla ri-costruzione) e che si accartoccia nell’andamento ellittico dell’epilogo.

28 commenti:

Noodles ha detto...

Oh finalmente l'hai visto. SPOILER (secondo me si capisce che Chigurh abbia ucciso Carla Jean dal fatto che si pulisce gli stivali quando esce, come se avesse del sangue attaccato - tra l'altro nel romanzo il dubbio neanche c'era).

Edo ha detto...

Concordo con Noodles sulla scena degli stivali (tra l'altro sto ascoltando in questo momento Deborah's theme dalla colonna sonora di C'era una volta in America.)Io sono molto curioso di leggere il romanzo di cui ho solo sentito parlare magnificamente. Il film è grandioso...i Coen, come hai sottolineato, hanno un senso del tempo tutto loro: con tutte le ellissi che ci sono, rendere il film non confusionario, come hanno fatto loro, è lodevole. I Coen sono i Coen.

t3nshi ha detto...

Mi piace l'idea del film che si lacera man mano che si avvicina al finale! Un film splendido, nient'altro da aggiungere.
La sequenza più bella del film è secondo me proprio quella dell'immagine che hai scelto. Tensione alle stelle perchè tutti sappiamo cosa sta per accadere, ma non sappiamo quanto ci metterà ad accadere.

Ciao,
Lorenzo

Luciano ha detto...

@Noodles. Ho avuto anch'io la stessa impressione e nella mia mente ho "ricostruito" la morte di Carla e il fatto che Chigurh si guardi entrambe le suole degli stivali non fa che avvalorare questa impressione (inoltre i Coen hanno di proposito lasciato questo segno per toglierci ogni dubbio). Resta il fatto che la morte di Carla viene "liberamente" ricostruita da noi. Questa ellissi è il nostro esame di maturità (dopo una lezione propedeutica di oltre un'ora) per insegnarci a ricostruire l'ineluttabilità del male e l'assenza della speranza.

Luciano ha detto...

@Edo. Riguardo alla sequenza della morte di Carla concordo anch'io con Noodles e con te. Per il resto mi pare che il film sia piaciuto a entrambi (ma non ho letto nessuna recensione che stronchi del tutto il film). Stai ascoltando una bellissima musica, davvero :)

Luciano ha detto...

@Lorenzo. Senza dubbio una sequenza al cardiopalma. Sappiamo già cosa capiterà e quindi la suspense non è ottenuta tramite l'effetto o una improvvisa trasformazione del significante, mentre non c'è un improvviso aumento di "informazione". Ogni indizio è già in nostro possesso. E' il tempo, la forza evocatrice del tempo (e questa secondo me è una tipica immagine-tempo) che produce in noi l'ansia. Si entra nel regno dell'Insopportabile. Non possiamo tollerare una simile visione mentre chiediamo che "finisca" presto come fosse una liberazione.

Mario Scafidi ha detto...

verissimo, la scena del (presumibile) omicidio finale della donna, quel lasciare aperto alla nostra intuizione ciò che è accaduto all'interno dlla villetta è uno dei passaggi più belli del film; uscendo il killer si pulisce le scarpe. dal sangue? è qui che scatta la nostra immaginazione.

Luciano ha detto...

@Mario. Infatti i Coen hanno lasciato dei segnali (Chigurh non ama sporcarsi le scarpe di sangue). Probabilmente stavolta durante l'omicidio non è stato attento e, uscito di casa, gli viene il dubbio (e la logica deduzione è: ha ucciso), ma possiamo uscire fuori dal sillogismo? Potrebbe essere il tic del maniaco? Qui la logica fatica, ma la materia resiste perché comunque sia c'è stata un'ellissi che ognuno può ricostruire anche col rischio di "inventarsi" altre pieghe della storia.

claudio ha detto...

I Coen sono i Coen. E McCarthy è McCarthy...
le ellissi e la scena che state analizando sono esattamente così nel fantastico romanzo... consiglio a tutti la lettura!

un saluto
cla

Martin ha detto...

Eppure Luciano mentre per Renè Clair mi hai "convinto" a dargli fiducia, in questo caso (ma non a caso) rimango ancora perplesso

Luciano ha detto...

@Claudio. Infatti mi hanno detto (e ho letto) che il film è la precisa trasposizione del romanzo, pertanto i meriti della sceneggiatura sono i meriti del romanzo. Questa "coincidenza" mi ha incuriosito. Lo leggerò senz'altro.

@Martin. Del film mi sono piaciute le lunghe sequenze; le immagini che si soffermano sui paesaggi, sui volti, sugli oggetti; la "quasi" assenza di una musica extradiegetica; i dialoghi (pochi e misurati) mai fine a se stessi. In questo film è permesso all'occhio di soffermarsi sul profilmico e sulla sua totale indifferenza agli esiti delle azioni umane intrise di desideri e ricerche ove il male può annidarsi sempre senza essere sconfitto. Ma è chiaro che sono gusti personali.

Para ha detto...

Applausi, recensione bellissima come sempre.
Saluti.
Para

Anonimo ha detto...

"Del film mi sono piaciute le lunghe sequenze; le immagini che si soffermano sui paesaggi, sui volti, sugli oggetti; la "quasi" assenza di una musica extradiegetica; i dialoghi (pochi e misurati) mai fine a se stessi. In questo film è permesso all'occhio di soffermarsi sul profilmico e sulla sua totale indifferenza agli esiti delle azioni umane intrise di desideri e ricerche ove il male può annidarsi sempre senza essere sconfitto."

E' esattamente, parola per parola, quello che provo io nei confronti di questo meraviglioso film.
Ale55andra

Luciano ha detto...

@Para. Grazie. Come sempre molto gentile^^ A presto.

@Ale55andra. Allora siamo in perfetta sintonia ;)

filippo ha detto...

Per inserirmi nel discorso di sopra...il problema è che il sangue su quelle scarpe ce lo mettiamo noi...quindi non sarei così sicuro...anche perchè l'intera pellicola gioca su questo continuo accennare cose...

Per il resto, come ho scritto, il film è bellissimo è girato da dio (come sottolinei sono le immagini a parlare), ma i capolvori dei Coen sono altri...

Un saluto

Pickpocket83 ha detto...

Grande rece! (ma questa non è certo una novità). Film silenzioso, ellittico, ipnotizzante come pochi altri...a presto ;-)

Mario Scafidi ha detto...

verissimo, luciano, e questo rende ancora più geniale il lavoro dei coen.

Luciano ha detto...

@Filippo. Naturalmente con l'ellissi è la nostra immaginazione che si mette in moto. Lo so, secondo logica dovrebbe preoccuparsi del sangue pestato, ma potrebbe aver pestato una semplice gomma? Naturalmente scherzo. Ti riferisci suppongo a Fargo, Il grande Lebowski, Arizona Junior e Crocevia della morte.

Luciano ha detto...

@Grazie Pickpocket. Concordo: un film silenzioso ed ellittico.

@Mario. Sono due vecchie volpi^^

MASH ha detto...

Gran bel film... colpisce...
riguardo all'esame, per capire se avesse o no ucciso Carla, io l'ho già superato a tempi di Fargo....
Complessa critica come sempre...
ciao

AmosGitai ha detto...

Chigurh di sicuro uccide Carla Jean e non c'è bisogno di cercare indizi.
Lui è una persona precisa, ha detto al marito che avrebbe pagato anche la moglie e così è stato.
Lui è una persona precisa... e la precisione è una delle migliori caratteristiche dei soggetti psicopatici!!!

Luciano ha detto...

@Mash. Un film interessante (e adesso sono curioso di leggere il romanzo). I Coen raramente sbagliano.

@Amosgitai. Non metto in dubbio la precisa, puntuale "correttezza" del "male". Spesso infatti il male (ma non sono manicheo e fatico a "definire" male e bene)si permette anche di essere "moralista". La logica dice "l'ha uccisa", ma l'ellissi consegna completamente l'immagine alla dittatura dello spettatore (tra l'altro ce ne sono altre nel film che fanno dubitare ancor più di questa). Lo spettatore lavora il film nel suo mondo e risponde in base alle sue aspettative diegetiche. Questo mi è piaciuto del film: lasciarci "liberamente" elaborare il male. Tante emozioni. ^^

Roberto Fusco Junior ha detto...

Hai ragione: senza titoli di coda il film sarebbe stato ancora più perfetto. Grande film, più ci penso e più mi viene voglia di rivederlo.
Questa sera invece riesco finalmente a vedere il film di Allen.

Luciano ha detto...

A chi lo dici. Vorrei rivederlo anch'io. Attendo il DVD. Per il film di Woody ti riferisci a Sogni e delitti? Oppure è già arrivato Vicky Cristina Barcelona? Attendo allora una tua recensione sul film.

Cineserialteam ha detto...

Ottima analisi!

Luciano ha detto...

@Cineserialteam. Ti ringrazio^^ Quanto prima vengo a ricambiare la visita. A presto!

cinemaleo ha detto...

Il film è spietato e grottesco al contempo, reale e assurdo, disincantato e accorato.
Qualcuno di noi cerca risposte su quanto sta accadendo al nostro mondo? La risposta di Joel ed Ethan Coen è pessimista e senza speranza: vite sprecate, morti assurde, indifferenza alle altrui sofferenze, assenza assoluta di una qualsiasi regola, impossibilità di controllare la propria esistenza… inutile trovare un senso al tutto. L'unica cosa certa è "la disgregazione personale e civile, sociale e morale".
Un film da non perdere, una disturbante riflessione, un amaro e dolente specchio dei nostri tempi sotto forma di perfetto e solido noir.

Luciano ha detto...

@Cinemaleo. Infatti, senza speranza, indifferenza, il "male" che si nasconde nelle pieghe del bene, ricostruito dalla nostra mente. Un grande film.