5 gennaio 2008

La promessa dell'assassino (David Cronenberg, 2007)

Davanti ai deschi imbanditi del ristorante gestito da Semyon, appartenente alla fratellanza militare Vory V Zakone, un cantante intona Oci ciornie (occhi neri), una triste e bellissima canzone russa. Questa l’ultima strofa: Occhi neri infuocati di ardore / mi attirano verso paesi lontani / dove regna l'amore / dove regna la quiete / dove non esiste sofferenza / dove l'odio è vietato. La promessa dell’assassino potrebbe essere un film sull’amore? E sul rapporto tra cruor e sanguis, tra il sangue versato che macchia la carne e colora di sfumature rosse una Londra bagnata e impalpabile, e il sangue che scorre nelle vene e che, affiorando alla superficie, si mescola con l’inchiostro nero/violaceo dei tatuaggi? Un rapporto tra la carne che sente e quella che è sentita, fisicità dell’essere e fisicità dell’irrealtà di una Londra distante e distratta, quindi una simmetria dei colori fisici del corpo/film e del fuori/profilmico?(1). Potrebbe essere l’amore per la conoscenza e l’illusione di non essere dimenticati, che si incarna nella voce off della ragazzina morta dalla quale apprendiamo il suo dolore e la sua delusione per quello che credeva il paese dove regnano l’amore e la quiete e dove non esiste sofferenza e l’odio è vietato. Ma la canzone viene cantata nel ristorante di Semyon, tempio del male, inferno della carne e dell’anima dove la violenza delle passioni viene lasciata ai margini, perché domini la glaciale tranquillità dell’ordine delle cose. Il male affiora sui sorrisi di Semyon come nei colori intensi e debordanti dei cibi della cucina russa, mostrato sulle addobbate e decorate tavole ove commensali di un’alta società non definita (sono tutti appartenenti alla Vory o sono ricchi borghesi della City?) siedono davanti ai deschi dei cibi e della vodka versata a fiumi. Il male è la normalità fredda delle bimbe innocenti che suonano il violino, lo sguardo eccitato e patetico di Kirill che ama/odia il padre/padrone o è la calma apparente dello sguardo di Nickolai, infiltrato buono ma non troppo che per non scoprirsi (obbligato da Kirill) non esita a prendere con la forza una giovane ucraina oggetto-carne, divertimento dei gangster? Oppure è il rimpianto di Anna, il desiderio di Anna di colmare la perdita di un bimbo mai nato attraverso le cure e l’interesse per la sorte della piccola Christine, nata nel giorno della morte della sua giovanissima madre russa? Mi pongo tutte queste domande perché il film, sotto la sua apparente semplicità narrativa, nasconde un’immensa forza che amplifica il senso del suo stesso sviluppo. Il film di Cronenberg non è un film "normalizzato" che si discosta dai precedenti (ma già l’intento era iniziato con History of violence) perché tratta temi più “comprensibili”, ma è un film che si sviluppa a vari livelli: estetici, narrativi, simbolici che ridurrei per semplicità a tre. NARRAZIONE: ossia due plot principali che s’intersecano, attraversando le immagini e i colori: a) il racconto della ragazzina morta di parto, narratore che accettiamo in quanto mostrato nei due momenti canonici del cruor dell’incipit del plot (l’emorragia e la bambina cosparsa del sangue perso dalla madre), racconto che s’interseca e si esplicita per mezzo dei vari lettori del diario e/o dei loro gesti o movimenti o parole (soprattutto Anna, ma anche Nickolai e in parte lo zio Stepan e persino Semyon); b) l’evento mimetico che si dipana “semplicemente” davanti ai nostri occhi, apparentemente limitato dall'intreccio; c) i vari plot secondari (Anna e il bambino perso, l’impotenza di Kirill, il passato di Nickolai) che interferiscono con la linearità temporale, destabilizzando la narrazione prevista (Anna vuole scoprire la verità per la verità o per la sua “bambina” ri-nata? Kirill fa uccidere per punire chi lo ha offeso o per offendere il padre che lo ha punito umiliandolo attraverso lo stupro della quattordicenne ucraina? Nickolai lavora per la giustizia o per dare senso alla sua morte avvenuta a quindici anni?). Tutti questi “significati” finiscono per annullarsi suscitando un surplus di senso che esplode nell’immagine finale del bacio quale indice definitivo non della nascita, ma del tramonto dell’amore. In tal modo Cronenberg mette il sigillo allineando corpi non nel senso di attrazione ma di repulsione (Nickolai se ne va abbracciando Kirill, suo amico, capo e incubo). DISCORSO: ossia affinché il sanguis esca nel Fuori diventando cruor bisogna scegliere la sua apertura. Come formare una struttura che aderisca alle forme del genere, ma anche che non aderisca ai cliché dello stesso genere? a) Aumentando la forza dello Spannung(2), limitandosi a non clonarlo lungo le varie sequenze, (lo Spannung in effetti è sempre singolare, mai plurale), e limitarlo all’incontro della sauna, momento importante che determina una svolta; b) allargando le scene e le pause (immagini di tavole imbandite, la moto che percorre le strade piovose di una Londra “assente”, la sequenza con le minorenni fino al momento dello stupro di una ragazzina “assente”…). In particolare nella sauna, sul corpo nudo di Nickolai, sul corpo insanguinato dai tagli dei coltelli (unici oggetti ammessi perché il proiettile non apre, ma buca), il rosso rubino si mescola al nero violaceo dei tatuaggi formando un nuovo tipo di corpo: un meta-corpo che parla di sé con i simboli incisi sulla pelle e con il sangue estratto dalle vene. Appunto scegliere l’apertura. Nel segno come il significato “trasporta” aperture per far uscire il sapore dell’evento, così il significante “trasporta” sequenze sempre aperte che ci rendono il senso indefinibile della sofferenza. IL MOSTRO: inteso come formazione di una “realtà” aliena (sentita come tale) montata da pezzi di realtà, ossia il mostro è il cinema. Ecco, Cronenberg con questo film è riuscito a farmi sentire la mostruosità del reale forzando la narrazione attraverso l’uso costante e “urticante” di corpi aperti (come corrispettivo nel mondo della carne di quello che nell’idea sono le “menti aperte”), è riuscito ad emozionarmi facendomi sentire sulla pelle la pressione mostruosa degli eventi e l’impossibilità di dominare e controllare questi eventi. La forza di questo film è la possibilità di farci sentire deboli perché in fondo durante la visione non abbiamo fatto altro che perdere sangue.


(1) "Affermata l’unitarietà della carne, quale unica trama sensibile che informa la realtà del mondo e quella del corpo vissuto, Merlau-Ponty individua però una differenza tra la carne del corpo e quella del mondo, poiché soltanto la prima è insieme sensibile e senziente. Ciò equivale a dire che mentre la carne del mondo “è eminentemente percipi”, quella del corpo è percipere, nel senso che è il sensibile cardine nel quale si compie l’iscrizione di tuti gli altri. Per questa peculiarità essenziale, il corpo è definito come “misurante universale”, “Nullpunkt di tutte le dimensioni del mondo”. (Merleau-Ponty – Filosofia, esistenza, politica, a cura di Giovanni Invitto, p. 69, Guida Editori).
In questo senso concordo con quanto detto da Chimy nella sua recensione del film.
(2) Usato in narratologia (il sostantivo in tedesco è femminile), significa tensione e corrisponde infatti, nell'ambito del reticolo narrativo, all'acme espositivo, cioè al momento culminante della vicenda

27 commenti:

Noodles ha detto...

La semplicità apparente, sotto cui si muovono poi tutte le ossessioni di Cronenberg credo sia uno dei grandi pregi del film (e anche ciò che ha portato ai maggiori fraintendimenti - non so quanti amici/che mi hanno detto ma cos'è che ti piace d qusto film? è così BANALE la storia!). E invece è il suo punto di forza, come lo era stato per History of violence.

chimy ha detto...

Straordinaria analisi per un film straordinario.
La tua ultima frase è magnifica.
Devo ammettere che sono felicissimo che concordi sui riferimenti a Merleau-Ponty.
Grazie anche per aver citato la mia recensione nelle note.

Un saluto e sinceri complimenti

Luciano ha detto...

@Noodles.Concordo pienamente. La semplicità apparente nasconde la complessità (semplice non significa banale). E' come quando si utiizza una procedura sul PC, più è facile da usare, più il programmatore e l'analista hanno dovuto impegnarsi nella programmazione.

@Chimy. Ti ringrazio. Ma devo ammettere che, avendo recensito il film così in ritardo, sono stato agevolato dalla lettura di tante bellissime recensioni (tra cui ovviamente la tua). Il mio riferimento a Merleau-Ponty è stato dettato dal voler verificare la tua precedente proposta. Grazie. ;)

barb michelen ha detto...

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Pickpocket83 ha detto...

Fantastica rece! semplicemente da standing ovation!!! Felicissimo ti sia piaciuto e ti abbia fatto "perdere parecchio sangue": come ben sai da queste parti è stato apprezzato non poco questo ultimo, emorragico, parto del grande Cronenberg. E' un film che, come dici tu, nasconde sotto un'apparente glassa di normalità una serie incredibile di significati "altri". Carissimi saluti cronenberghiani

Luciano ha detto...

@Grazie Pickpocket. Mi ricordo di aver scritto nel commento alla tua recensione che se avessi condiviso il tuo entusiasmo sarebbe stato da "svenarsi". E infatti come ho detto nella mia, durante la visione abbiamo perso sangue. Comunque (come ho scritto anche sopra a Chimy), recensiere per ultimo (o quasi) è stato un vantaggio grazie a tante bellissime recensioni (tra cui ovviamente la tua).

Edo ha detto...

Menomale che sei riuscito a vederlo, e soprattutto che lo hai apprezzato. Io non sono riuscito a scriverne niente perchè c'erano le vacanze. Comunque mi è piaciuto,non così tanto come molti bloggers scrivono...è davvero un bel film, ci sono molte cose che mi sono piaciute ma per me i filmoni dell'anno sono altri! (nonostante questo rientri nei primi 10)

Mario Scafidi ha detto...

finalmente lo hai visto, avendo la meglio sulla tua macchina che non partiva! vedo che ti è piaciuto e che gli spunti visivi che avevano colpito me nella visione hanno avuto lo stesso effetto su di te. al solito le tue analisi esegetiche meritano tanto di cappello!

honeyboy ha detto...

film che ho visto due volte, e dunque ho fatto che leggere due volte le tue parole!
non posso che condividere tutto ciò che dici
come sempre, i miei vivissimi e sentitissimi complimenti!
"La forza di questo film è la possibilità di farci sentire deboli perché in fondo durante la visione non abbiamo fatto altro che perdere sangue."
grazie

Anonimo ha detto...

Il richiamo al meta-corpo che diviene tale dalla fusione di sangue e tatuaggi è sublime!!
Ale55andra

Luciano ha detto...

@Edo. Comunque lo metti sempre fra i primi dieci della tua classica. Quindi anche per te un bel film. Mi ricordo della tua classifica e mi ricordo che vi sono alcuni film ch emetterei anch'io. Purtroppo altri non li ho visti. Spero nel fratempo do recuperarne altri al cinema(forse Paranoid Park e 2 giorni a Parigi).

@Ti ringrazio Mario. La mia ostinazione alla fine ha vinto. Sono riuscito a vederlo andando al cinema un giorno lavorativo con inizio spettacolo alle 23, uscita dal cinema alle 1 e andando a dormire alle 2 (alle 6 sveglia per andare al lavoro). Ma ne è valsa la pena.

Luciano ha detto...

@Honeyboy. Nella tua classifica vi è un'alta concentrazione di film che metterei anch'io nella mia, tenendo conto del fatto che non ho ancora visto tutti i film. Hai già visto due volte Eastern promises? Che invidia! Fa parte di quella schiera di film sui quali,dopo ogni nuova visione, non è possibile ripetersi. Se lo rivedessi sicuramente avrei qualcosa da aggiungere e qualcosa da togliere da questa mia prima recensione. Comunque lo rivedrò sicuramente molte altre volte. Grazie a te per le tue belle parole.

Luciano ha detto...

@Ale55andra. Adesso arrossisco! No, a parte gli scherzi, ti ringrazio. La mia comunque è solo una proposta, un'idea sul corpo che si mostra ma non come oggetto in vendita bensì come esperienza del vissuto e "racconto". Grazie ;)

filippo ha detto...

finalmente sei riuscito a vederlo...non avevo dubbi, sapevo ti sarebbe piaciuto...;)
Un film che continua a vivere nella mia mente...solo cronenberg riesce a farmi questo...
Un saluto!

Mario Scafidi ha detto...

Ti ho inserito nella cinquina dei mie candidati al Thinking Blogger Award. Se ti va di saperne di più vieni a leggere il mio post su settimaarte. p.s. in bocca al lupo!

Luciano ha detto...

@Filippo. Sì, finalmente ce l'ho fatta. Non potevo perderlo. Anche nella mia te lo assicuro. Infatti non vedo l'ora di rivederlo il prima possibile! Ciao.

@Mario. Sono lusingato di essere in una tua classifica. Quanto prima vengo a vedere di cosa si tratta. ;)

Trinity ha detto...

Fai conto che mi stia inchinando di fronte alla tua analisi semplicemente grandissima.
Bellissimo post!

Deneil ha detto...

e così credo di essere rimasto ormai l'unico a non aver visto l'ultimo cronenberg..che nervoso!
L'analisi sembra ottima e sfiora temi che non ho visto in altre recensioni anche se, come per ogni tua recensione, bisognerebbe aver visto il film in questione per capirne meglio..vedrò di farlo e ripassare..continua così!

Luciano ha detto...

@Trinity. Sono lusingato! ;) Le mie in fondo possono essere considerate "elucubrazioni" più o meno condivisibili. Vogliono essere uno spunto per riflettere e quindi chi legge potrebbe incuriosirsi e approfondire oppure esternare il proprio disappunto. Di nuovo grazie! ^_-

@Deneil. E' vero. Per leggere le mie recensioni bisogna aver visto il film. Ho sfiorato altri temi anche perché avvantaggiato dall'aver letto tante ottime recensioni su questo film, recensioni che mi hanno aiutato non poco per godermi meglio Eastern promises durante la visione. Grazie ^^

Anonimo ha detto...

mh, mh, resto sempre l'unico a cui non è piaciuto fino in fondo...
dovrò rivederlo per forza in dvd, per dargli un'altra possibilità, può essere che non stessi nello stato d'animo giusto...
Simone

Luciano ha detto...

@Simone. Un film non può piacere a tutti ed è giusto sia così. Ho letto la sintesi sul film e del tuo 6 di stima. Lo so, non è il Cronenberg degli anni 80 (io metto anche i 90), ma è un altro grande Cronenberg. Comunque mi piacerebbe leggere una tua recensione (anche e soprattutto se negativa). Grazie ;)

Anonimo ha detto...

Finalmente sei riuscito a vederlo!!!^^^Grande!Io ho finito il vocabolario di aggettivi su film e Viggo!^^

MrDavis

Luciano ha detto...

@MrDavis. Vero. A forza di dire bello si rischia di ripetersi e allora si cercano altri aggettivi, ma non so più cos'altro dire di un film come questo ^_-

Iggy ha detto...

L'ho rivisto di recente il lingua originale e ha acquistato ancora più vigore. La chiusura di questo tuo post è perfetta, perchè penso racchiuda l'essenza del film, che deve essere vissuto ancor prima che visto. Qualcuno dirà che in fondo è solo cinema, ma anche stavolta Cronenberg è riuscito a trascinarmi nelle trame delle sue storie "sporche" e, sì, ho accettato di sanguinare insieme a lui.

Luciano ha detto...

@Iggy. Anch'io non vedo l'ora di vederlo in lingua originale. La versione italiana con il luogo comune del tipico accento del russo che parla in italiano ha abbasato sicuramente la qualità del film. Ti ringrazio: allora mentre vedevamo il film (in luoghi e tempi diversi) abbiamo sanguinato insieme.

cinemaleo ha detto...

"La promessa dell’assassino", ma è preferibile il titolo originario "Eastern Promises", disturba e inquieta: oltremodo violento e a volte raccapricciante (ma nulla di quanto ci viene mostrato è gratuito), offre un ritratto cupo e spesso sgradevole di una realtà di cui molto si parla ma di cui si conosce poco, la mafia russa, ambientando il tutto in una Londra anonima, livida e asettica, quasi aliena.
Un intero cast superiore a qualsiasi lode al servizio della regia perfetta di David Cronenberg (attentissima al minimo dettaglio) e di un racconto avvincente e coinvolgente nella sua ambiguità che, come ha sottolineato la critica, “colpisce alle viscere lo spettatore”.

Luciano ha detto...

@Cinemaleo. Infatti Cronenberg non tradisce mai anche e soprattutto per la sua quasi maniacale attenzione al dettaglio. Con questo film sembra che stia cambiando strada, che stia intraprendendo un altro tipo di ricerca. Comunque sempre un piacere guardare e riguardare i suoi film. E questo non fa eccezione.