21 dicembre 2007

Bal au Moulin de la Galette (Pierre-Auguste Renoir, 1876): l'attimo di una sequenza

“Verso il 1883 si era verificata una sorta di frattura nella mia opera. Avevo esaurito l’impressionismo ed ero arrivato alla conclusione che non sapevo dipingere né disegnare. In una parola, ero in un vicolo cieco.”(Conversazione con A. Vollard). L’esperienza dell'impressionismo era finita e Renoir, che avrebbe iniziato il suo periodo classico, non era in grado di dipingere, non era più capace di rimanere sospeso nell’attimo di una dolce mattina di primavera con la luce radente che illumina i volti e che un attimo dopo non è più la stessa luce. Le Moulin de la Galette raffigura un ballo in occasione di una festa a Montmartre, nella sala all’aperto allestita da Monsieur Debray. Ciò che interessa a Renoir è quella luce solare che filtra attraverso le foglie degli alberi e va a cadere sulle figure del quadro, in particolare sul vestito della ragazza che vediamo in primo piano. Una luce che cambia, che mostra la sua irregolarità radiante per via delle foglie e pertanto appare e svanisce attimo dopo attimo. Renoir mostra l’interesse di cogliere l’attimo di una mattina gioiosa, di un momento di puro divertimento: l’attimo di un ballo illuminato da una luce “precaria” che non sarà mai più la stessa. L'esperienza impressionista si risolve tutta in questo attimo, nel momento in cui lo sguardo cerca invano di cogliere l'essenza della natura, la mutevolezza del contesto: un ballo sotto una luce cangiante, le forme delle nuvole che si trasformano lentamente ma inesorabilmente, la luce di un tramonto sempre uguale nell'immaginario, ma sempre differente giorno dopo giorno. La luce del Bal non è più la luce dell'arte classica che allude sovente a un principio metafisico e che occupa lo spazio come una patina del tempo. La luce del Bal è una luce casuale? Anonima? La stessa luce che Godard userà nei suoi film? Potrebbe essere interessante rapportare questa esperienza con quella della Nouvelle Vague (due esperienze francesi), ma a me non interessa intraprendere questa strada. Mi piace invece pensare che le Bal au Moulin de la Galette rappresenta una scena, forse presa da una storyboard, forse l'incipit di un film, con il set tutt'intorno e le ragazze che mostrano la loro bellezza, comparse di un melodramma che vedrà presto l'ingresso sulla scena dell'attrice principale. Come afferma Elena Pontiggia, la "[...] pittura ispirata alla storia, alla letteratura, alla mitologia viene sostituita da una pittura incentrata solo sui personaggi della Parigi degli anni Settanta, individuati con precisione dalla moda del periodo: le donne con la sottana a Tournure (in voga tra il 1875 e il 1879) e le acconciature rialzate, gli uomini con la paglietta a nastro o il cilindro". In questo "film" viene messo in scena l'atto stesso del vedere, l'immagine presenta se stessa senza trasformarsi in una metafora. Siamo davanti ad un'immagine con un taglio decisamente moderno: non c'è un progetto, non c'è un bozzetto preparato ma solo la capacità di cogliere l'attimo. E così il carpe diem diventa il personaggio principale di questo melò, il divertimento di un ballo che la protagonista ricorderà anni dopo, quando piangerà in solitudine per un amore lontano, incontrato in un giorno di festa, quando indossava quel certo vestito elegante e se ne stava seduta osservando e ascoltando la musica, finché d'improvviso non apparve lui, bello come il Doriforo di Policleto, gentile come solo gli uomini sanno essere nei sogni delle donne. Il Bal fu dipinto in parte "en plein air" nel recinto del locale di Montmartre o nel giardino di rue Cortot, poi venne completato in studio, proprio come un film girato all'aperto ma anche all'interno (e montato al chiuso). Il quadro è l'incipit luminoso e illuminante di una storia da creare, tutta immaginata dall'autore (ma anche dallo sguardo dell'osservatore), una ripresa dal vero (en plein air) di un ballo realmente avvenuto davanti al cine-occhio di Renoir, sotto i riflessi luminosi e le ombre colorate frante sui vestiti di figure in movimento, un movimento che si espande oltre il quadro rimandando il dentro nel fuori, ossia suggerendo un mondo al di là dell'immagine ortocentrica, come se il pennello stesse per dipingere una panoramica orizzontale, mostrandoci, al di là del recinto, il mondo degli spettatori, ossia dei passanti e degli amici intenti ad osservare lo spettacolo in corso.

18 commenti:

Anonimo ha detto...

bel quadro! quello delineato da te e ovvio quello di Renoir. Bisogna essere in grado di sognare il disegnare, avere un grande motore dietro e dentro che ti permetta di mettere al mondo silmili opere. ciao nam
http://lacameraobscura.splinder.com/

Luciano ha detto...

@Nam. Capacità artistiche e capacità di vedere "oltre" le apparenze, riuscire ad entrare in sintonia con la magia del mondo. Ciao e grazie per la visita.

Deneil ha detto...

mi inchino!

chimy ha detto...

In questo caso non aggiungo niente...hai spiegato tutto fin troppo bene.
Bellissimo post (tutti quelli che fai paragonando il cinema alle altre arti sono splendidi).

Ciao

Luciano ha detto...

@Deneil. No dài, non t'inchinare, altrimenti arrossisco. ^_-

@Chimy. Ogni tanto mi diverto ad osservare un quadro "cinematograficamente". Non so se serve, ma mi diverto. ;)

Noodles ha detto...

E' bellissimo il paragone tra il cinema e l'Impressionismo e sopratuttto tra Impressionismo e nouvelle vague. In fondo, senza voler esagerare i toni, entrambi cercano un approccio nuovo, "immediato" al reale, che riesca a rappresentarne le diverse sfaccettature.
Forse sbagliando, ma ho sempre guardato all'Impressionismo (che amo molto), non solo come a un miracolo tecnico-concettuale di interpretazione e raffigurazione della luce, ma anche proprio a quel suo aspetto così fortemente legato all'hic et nunc. Mi affascinano moltissimo quei quadri perché sembrano dei fermo immagine mai freddi, ma carichi dei profumi, delle sensazioni che probabilmente si potevano afferrare passando di lì, all'epoca, attraverso il Moulin. A me sembra di vederli parlare, muovere, ridere quei personaggi dipinti. Hanno un dinamismo quasi unico (e dunque il cinema c'entra davvero qualcosa... stavo tra l'altro pensando - ma non vorrei deviare troppo - alla diretta citzione stilistico-formale che ne da in Casco d'oro Becker - regista che amo molto... Magari se l'avesse girato a colori quel film il legame sarebbe stato ancora più forte, o forse solo più diretto.

Luciano ha detto...

@Noodles. Mi sento male. Mi hai rammentato uno dei film più “francesi” che abbia mai visto. Una impareggiabile Simone Signoret (e altrettanto bravo Reggiani) sotto la regia di Becker danno forma ad uno dei film più intensi sia per l’approfondimento psicologico dei personaggi ma soprattutto (concordo con te) per la definizione di ambienti e atmosfere. Forse la scelta del b/n a scapito del colore fu una scelta tecnica dovuta alla padronanza del b/n, mentre il colore ancora non possedeva quella varietà e intensità cromatica per via delle pellicole poco sensibili (la mia è un’ipotesi perché non ho mai approfondito questi aspetti, purtroppo). Ho visto questo film pochissime volte moltissimi anni fa e ho nella mente solo immagini sbiadite (mi rammento di una mai tanto bella Signoret). Devo recuperarlo immediatamente, anche perché in questi giorni sto visionando alcuni film di Ophuls (più o meno stesso periodo di Becker) e in particolare La ronde e Lola Montés. Visto che ho pubblicato questo post sull'impressionismo non posso che vedere Casco d'oro il prima possibile. Il discorso potrebbe farsi interessante.

monia ha detto...

naturalmente dirti che hai fatto un' analisi bellissima di un quadro capolavoro appare scontato... si sta entrando nel periodo d' oro della parigi vitale e voluttuosa di montmartre, la parigi del cabaret e de le folies bergère. renoir è uno dei testimoni diretti, come diceva godard è l' artista che si rapporta al mondo, l' arte non solo come introspezione ma scambio con il mondo esterno.

Luciano ha detto...

@Monia. Una Parigi stupefacente. Un sogno che solo la pittura (ma anche il cinema) può immortalare per donarci l'attimo di un raggio di sole che filtra tra gli alberi illuminando i colori della festa. Grazie Monia.

Mario Scafidi ha detto...

Un affettuoso augurio di Buon Natale!
Mario

Luciano ha detto...

@Grazie Mario. Buon Natale e Buone Feste!

Noodles ha detto...

Ophuls vorrei riprenderlo prima o poi (ho visto poco); ma certo Lola Montes ha qualche legame con Casco d'oro.
Sul colore: indubbiamente hai ragione; negli anni Cinquanta la fotografia a colori ha ancora una resa un po' troppo "chiassosa" e non definita. Forse non sarebbe comunque riuscito ad omaggiare a pieno il colorismo degli Impressionisti...

Roberto Fusco Junior ha detto...

Come al solito un bel post.
L'impressionismo, e molto di quello che ne è derivato, prendeva spunto dalla fotografia che ha portato poi al nostro amato cinema.
Un saluto!

Luciano ha detto...

@Noodles. Ecco, hai detto quello che non sono riuscito ad esprimere bene "resa troppo chiassosa e non definita". Rendere omaggio alla pittura attraverso la perfezione di una fotografia in bianco e nero. Anche questo ha fatto grande Casco d'oro. Buon Natale!

@Roberto. Sì, il discorso sulla fotografia (ancora oggi molti pittori iperrealisti usano foto per i loro quadri) o sullo specchio (utilizzato almeno sin dal Rinascimento e sicuramente di frequente uso nel Seicento) meriterebbe un discorso a parte. Comunque concordo con te. Buon Natale!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Auguri di buone feste.

Luciano ha detto...

Buone feste Roberto. Auguri.

Pickpocket83 ha detto...

Splendido splendido post!!!

Luciano ha detto...

@Ti ringrazio Pickpocket. Auguri e Buon Anno Nuovo.