10 ottobre 2007

Il cinema della mente. Alcune osservazioni su Las Meninas di Velázquez (1656)

Sull’opera di Velázquez vi sono molte interpretazioni di storici dell’arte ma anche di filosofi e di esperti della fotografia. Le più interessanti sono state raccolte in un volume a cura di Alessandro Nova “Las Meninas. Velázquez, Foucault e l’enigma della rappresentazione”. Non starò adesso a riassumere tutte le interpretazioni e le speculazioni e analisi dei vari esperti d’arte. Piuttosto mi interessa sottolineare che questo dipinto rappresenta la volontà dell’autore di mostrare il momento artistico come momento ontologico che va oltre l’apparenza della rappresentazione di una qualsiasi giornata della vita di corte. Sulla tela vediamo Velázquez intento a guardare l’oggetto del suo quadro (di cui vediamo da dietro la parte grezza) mentre il centro del dipinto è occupato dall’Infanta Margarita. Alla sua destra è inginocchiata doña Marìa Augustina immortalata nel gesto di offrirle un bucchero rosso su un vassoio d’argento. Alla sua sinistra vediamo un’altra damigella: doña Isabella de Velasco. Ancora più a sinistra troviamo la nana di corte Mari-Bárbola, vicino a lei un altro nano, Nicolasito Pertusato, che tiene un piede sul dorso del cane. Dietro doña Isabel si trova una donna vestita da monaca: si tratta di doña Marcella de Ulloa accompagnata da un guardadamas. In fondo alla stanza nel vano della porta vediamo José Nieto Velázquez, maresciallo di palazzo della regina. Alla sua destra, appeso alla parete opposta al punto di vista, uno specchio riflette l’immagine del Re Filippo IV e della sua seconda moglie, la regina Marianna d’Austria. Il quadro, tipicamente dipinto secondo la prospettiva centrale (un solo punto di fuga), è interessante per innumerevoli motivi, ma quello che mi interessa (e ha interessato innanzitutto lo storico e filosofo Michel Foucault, ma anche molti critici ed esperti d’arte come Leo Steinberg e Svletana Alpers, filosofi come John R. Searle e Ted Cohen, nonché Joel Snyder, professore di storia e teoria della fotografia) è rispondere alla seguente domanda: chi o che cosa stanno guardando Velázquez e gli altri personaggi? Unanime la risposta: i reali di Spagna, perché si vede la loro immagine riflessa nello specchio e pertanto rappresentano il punto di vista che coincide con quello dell’osservatore, cioè con noi stessi. Noi siamo i reali e godiamo del privilegio di guardare la scena dall’esterno del quadro dominandola nell’insieme. Una visione tout court onnisciente, simile, molto simile a quella dello spettatore che al cinema se ne sta comodamente sprofondato nella sua poltrona. Foucault e Searle in effetti (con argomentazioni molto interessanti e complesse) confermano questa sensazione (lo specchio riflette il Re e la Regina). Ma non è così. Altri osservatori (fra cui Snyder e Cohen) hanno fatto notare, applicando le regole della prospettiva, che il punto di fuga non è situato nello specchio, ma appena sopra il gomito di José Nieto, pertanto, coincidendo il punto di vista con il centro della visione (quindi avendo assunto i Reali di Spagna, che noi non vediamo, la posizione di modelli della rappresentazione), non è possibile che Filippo IV e Marianna d’Austria vedano la loro immagine riflessa dallo specchio. Se ne deduce che l’immagine dello specchio è un’immagine di un’immagine, perché lo specchio riflette l’immagine del dipinto. Questa "rivelazione" (provata con disegni e ragionamenti secondo me ineccepibili) implica conseguenze impensabili per un osservatore distratto. Innanzi tutto i reali potrebbero essere giunti sul momento e quindi all’inizio di una “sessione” di lavoro, o durante una pausa (infatti Velázquez è distante dal quadro) oppure potrebbero essere in procinto di andarsene. Ma nessuno ci garantisce che il re e la regina assenti siano il soggetto della visione, poiché potrebbero essere altrove e la loro presenza potrebbe essere solo intuita attraverso un’immagine che non riflette la realtà e il mondo, ma che riflette molto di più. In fondo il tema più significativo del dipinto è l’atto stesso del guardare (il punto di vista) e dell’essere guardati (gli attanti del quadro compreso lo specchio), il dentro e il fuori, ma rappresenta anche un invito ad entrare nel quadro. Come affermano Joel Snyder e Ted Cohen, nel loro saggio raccolto nel volume da me prima citato, il dipinto “[…] è un’audace celebrazione della padronanza della propria arte da parte del pittore. Un pittore dotato rivaleggia con la natura; un grande pittore costringe la natura a rivaleggiare con l’arte”. Andando oltre la pittura, queste osservazioni potrebbero essere prese in considerazione anche discorrendo di cinema. Il cinema classico (soprattutto quello dei grandi autori) non sempre rivaleggia con la natura, nel senso che non solo riporta le storie e i fatti e la psicologia dei personaggi e le loro relazioni, ma costringe la natura a rivaleggiare con la sua stessa ontologia, obbliga il mondo a piegarsi al senso che si forma e deforma in ogni immagine, in ogni sequenza, filtra il profilmico nella sua stessa struttura restituendoci il mistero dell’arte e il suo fascino. Quando assistiamo ad un film apparentemente “decifrabile” bisogna sempre domandarsi perché rimaniamo affascinati dallo “sguardo” che ci restituisce. Forse perché noi non vediamo il riflesso del reale, ma vediamo molto, molto di più, vediamo il riflesso dell’arte, vediamo il segno che s’incarna nello stesso sguardo, ma è uno sguardo che ritorna a noi pregno di senso pronto ad esplodere sulla superficie dei nostri occhi, abbagliandoli. Penetrare la luce per afferrarne il senso è quindi uno dei presupposti per una “visione consapevole”. Non si tratta pertanto di rimanere sulla superficie dei significati, ma, come affermano sempre Snyder e Cohen, guardando Las Meninas bisogna sempre tener presente che Velázquez consiglia ai reali “[…]di non cercare la rivelazione della loro immagine nel riflesso naturale di uno specchio, ma piuttosto nella visione penetrante del loro grande pittore”.


24 commenti:

chimy ha detto...

Un post straordinario. Molto interessante il discorso della rivelazione sulla reale posizione dei due sovrani. Las meninas è uno dei miei quadri preferiti in assoluto.
Velazquez mostra come ci sia un mondo esterno, oltre a quello mostrato sulla tela, che entra comunque a far parte dell'universo diegetico pittorico.
La presenza dei due personaggi (che vediamo nello specchio) si può collegare anche (oltre a moltissime cose) alla nascita del "fuori-quadro" (se così si può definire), che si collegherà direttamente con il fuori campo cinematografico.
Velazquez ci fa così capire come l'immagine non sia soltanto quello che vediamo, ciò che abbiamo davanti; ma anche qualcosa che rimane nascosto all'apparenza iniziale, per svelarsi ad una visione più attenta e profonda (che scava oltre la superficie). Proprio come un riflesso in uno specchio...
Un pò il discorso che facevamo con "Blow-up" qualche giorno fa ^^.
Forse mi sono un pò dilungato, ma su questo quadro ci starei a parlare ore e ore...

Ciao, a presto (e complimenti ancora x questo magnifico post)

Luciano ha detto...

Grazie Chimy. Mi fa piacere sapere che l'argomento ti interessa. Anch'io parlerei ad ore di questo quadro. Nel post ho solo introdotto l'argomento, ma potremmo scriverne per mesi senza mai esaurirlo del tutto. Esempio illuminante il tuo discorso sul "fuori quadro", molto stimolante, discorso che porterebbe a cercare (ad esempio) un controcampo che ci "svela" l'arcano (cinema classico) oppure un campo ancora più lungo che inserisce nel quadro il soggetto (adesso oggetto) della visione (cinema moderno), ecc. ecc. Mi sto dilungando troppo. A presto.

chimy ha detto...

Esatto il passaggio successivo è proprio il controcampo che svela l'arcano (a mio parere rende meglio l'idea del campo lungo-cinema moderno)....se pensi che il quadro di Velazquez è del '600 e noi siamo ancora qui a discuterne e a cercare di coglierne ogni sfumatura paragonandolo a medium contemporanei, ci si rende conto di quanto sia immensa la potenza (e le possibilità) della visione e dell'occhio.
E' davvero una discussione bellissima e, probabilmente, infinita ^^
Buona serata e grazie a te.

Ciao, a presto

Deneil ha detto...

ehm ammeo di essermi perso a metà..che vergogna..ma quest' apertura alla pittura è ottima sotto tutti i punti di vista!

Luciano ha detto...

@ Chimy. Inoltre il controcampo, essendo il punto di vista dell'altro, è negazione del "nostro" punto di vista, e assumendo il pdv dell'altro neghiamo il nostro campo. Noi siamo l'altro, siamo l'occulto o il non-visto che ci guarda mentre guardiamo. E' come stare tra due specchi che riflettono infinite immagini di noi stessi. E' come sentire la nostra voce da di fuori: palesemente diversa (avete mai sentito la vostra voce registrata? è quella che tutti sentono ma che noi non sentiamo). Ecc. ecc. Non smetterei mai. Ciao e grazie.

@Deneil. Nessuna vergogna. Non c’è niente da capire, solo da guardare. Inoltre mi sembra che tu abbia apprezzato questo gioco “pittorico” degli sguardi. Spero sia uno stimolo divertente. Ciao Deneil e grazie.

Trinity ha detto...

Ma quante ne sai??
ah no, è vero, sò io che sono ignorante!! ;-)
Questo quadro mi è sempre piaciuto tantissimo, dai tempi delle scuole superiori, quando ce ne parlò la prof di arte!!
Grande post!
Complimenti

Edo ha detto...

Ma è davvero un'analisi molto interessante! Grazie Luciano!

Luciano ha detto...

@Grazie Trinity. Non sai quanto piacere mi faccia la tua visita. Non sei ignorante, magari ce ne fossero di "ignoranti" come te nel mondo. Leggo quasi ogni giorno le tue recensioni e le trovo sempre interessanti ed esaurienti. Se te ne ha parlato la tua prof. allora lo conosci. Dai prova ad entrare nel quadro! ^_-
Ciao.

Luciano ha detto...

@Grazie a te Edo per avere letto il post. Come ho detto a Chimy è solo un'introduzione all'argomento. Se ne potrebbe parlare a lungo. A presto.

honeyboy ha detto...

a volte non riesco a trovare le parole per commentare, però ci tengo a farti sapere che ho letto il post
chapeau, veramente

chimy ha detto...

Un altro collegamento pittura-cinema che mi veniva in mente è quello che con "Las Meninas" di Velazquez la pittura si fa moderna perchè (come abbiamo detto) si inizia a tenere conto di noi osservatori esterni; la stessa precisa idea fa nascere il cinema moderno.
Godard con "Fino all'ultimo respiro" (x molti l'opera che fa nascere il cinema moderno e personalmente sono d'accordo) inizia a tenere conto degli spettatori che guardano il film. Jean-Paul Belmondo ci manda a quel paese nell'indimenticabile inizio e l'era moderna del cinema ha inizio... Non so se sei d'accordo con questo parallelismo (forse un pò azzardato..^^).
Prometto che è l'ultimo commento che lascio al post...anche se andrei davvero avanti all'infinito ^^
Ciao, a presto

Para ha detto...

Grande post, anche se ammetto la mia ignoranza in campo di pittura.
Apprezzo l'arte ma non ho mai approfondito troppo su nulla. Velasquez però mi piace molto.
Entro nella discussione solo per dare "man forte" al mio socio, dato che su "Fino all'ultimo respiro" sono toootalmente d'accordo. Belmondo ci manda a quel paese, Godard ci "sveglia" coi jump cut, in questo film lo spettatore, non spia indisturbato gli avvenimenti come succedeva fino ad allora, ma gli viene quasi detto "lo so che ci stai guardando". Con questo film le regole narrative tradizionali vengono quasi sradicate, basta al regista che cerca quasi di nascondere la macchina da presa, qui c'è e si fa notare.
Basta ora, potremmo andare avanti per ore a discutere sui pregi di "Fino all'ultimo respiro". Dannato Chimy, perchè hai tirato fuori quest'ottimo commento?
Saluti.
Para

Lilith ha detto...

Molto interssante e puntuale. Direi che è da approfondire proprio questo ruolo di spettatore esterno e onniscente, che ci capita di vestire.

Luciano ha detto...

@ Honeyboy. Grazie per il tuo commento e per avermi, con i tuoi post su Magritte, convinto a pubblicare queste osservazioni (che non sono mie) su Las Meninas (io ho un po' elucubrato sul cinema).

@Chimy. Perfettamente d'accordo! Lo sai che Godard ha citato Las Meninas in Pierrot le fou? Nell'incipit Pierrot/Belmondo legge un brano dalla Storia dell'Arte di Elie Furie :"Velazquez dopo i 50 anni non dipingeva mai una cosa definita. Girovagava attorno agli oggetti con l'aria e il crepuscolo. Coglieva nell'ombra e nella trasparenza dei fondi le palpitazioni colorate di cui faceva il centro invisibile della sua silenziosa sinfonia....".Nella prosecuzione della lettura si capisce che si tratta del famoso quadro.
Grazie Chimy. A presto.

@ Para. Come ho detto sopra: è proprio così. Sono d'accordo sull'ottimo commento di Chimy: paragonando lo sguardo di Las Meninas con quello di A bout de souffle ha perfettamente colto l'esprit godardiano. Grazie. A presto.

@Lilith. Sarebbe interessante. Infatti potremmo iniziare col guardare il cinema classico con occhi diversi e scoprire che non è tanto "trasparente" come sembra. Grazie e a presto.

chimy ha detto...

Purtroppo "Pierrot le fou" mi manca, è tanto tempo che vorrei vederlo (del Godard anni '60 ho visto quasi tutto) me x il momento mi è sempre sfuggito... Dopo la tua bellissima analisi, però, lo recupererò a breve sicuramente.
Ciao, a presto (e grazie ancora della splendida discussione)


p.s. grazie, anche, al mio compare Para per il commento e per il supporto ^^

Luciano ha detto...

Grazie a te Chimy per i tuoi sempre graditissimi interventi. A presto.

Trinity ha detto...

In effetti mi accodo ad honeyboy: commentare i tuoi post è veramente difficile, perché sono estremamente complessi, ma cmq bellissimi e imparo sempre qcs da essi.
Continua a scrivere che ho voglia di imparare!
ciao!

Luciano ha detto...

Anch'io sto imparando tantissime cose da te (e da tutti voi), per questo giro per blog (e vorrei frequentarne altri ma per il momento non ho tempo). Comunque quando scrivo spero solo di stimolare la discussione senza ulteriori pretese (che non ho). Scrivo quello che mi passa per la mente magari (spero di no) dicendo anche banalità. ^_-
Ciao!

filippo ha detto...

Ho aspettato un pò per leggerlo perchè volevo avere il giusto tempo (e non solo quello per una lettura veloce)...
Bravissimo come sempre...ogni commento e superfluo...

Luciano ha detto...

Hai ragione! Purtroppo i miei post sono troppo lunghi e a volte poco chiari. Mi spiace veramente. Ma tutti voi siete così straordinari (e grandi appassionati di cinema) da non preoccuparvi affatto di queste quisquilie. Grazie Filippo. A presto.

P.S. Ti vengo a trovare domani, perché sto per andare al cinema (12 km di distanza da casa mia)
Ciao.

filippo ha detto...

Mi spiace?
Come sarebbe a dire?!?
Leggerti è solo un piacere...continua sempre così...^^
Magari potessi anch'io scrivere le cose che scrivi tu...
Ciao

Luciano ha detto...

Ma le scrivi già! I tuoi post sono interessanti e i tuoi approfondimenti imperdibili. Ricordo ancora quello su Carosello. Appena possibile ne leggerò altri. Sono tornato dal cinema (ho visto l'ultimo Loach).
Grazie e a presto.

Conte Nebbia ha detto...

Legger certe analisi mi rinvigorisce: una analisi pregnante, coltissima e a dir poco stimolante! Ho sempre pensato che, chi scrive di cinema, debba partire da un humus legato alla storia dell'arte e dell'estetica. Tu sei una sontuosa conferma di codesto mio pensiero. Ora ti linko.

Luciano ha detto...

Son veramente lusingato e ti ringrazio per il link. Sono d'accordo sul fatto che chi ama il cinema dovrebbe, non dico proprio amare, ma almeno interessarsi di storia dell'arte e dei principi generali dell'estetica. Non per ostentare la propria "sapienza", ma per conoscere meglio il proprio caro amore (il cinema). Grazie di nuovo, Conte.