30 agosto 2007

Giochi nell'acqua (Peter Greenaway, 1988)

Greenaway organizza il materiale a prescindere dalla narrazione. Da pittore vede lo schermo come una tela bianca sui cui dipingere. Indebolendo la narrazione, non seguendo più le regole filmiche che sono alla base della struttura del cinema classico (punto di vista, focalizzazione, ocularizzazione, ecc.), è costretto ad inventarsi altri modi per organizzare il profilmico. In Giochi nell’acqua sono soprattutto i numeri a determinare la scansione del film, ad influenzare gli eventi e la storia che non sono strutturate di per sé, ma solo in funzione dell’immagine pittorica e del simbolo. I numeri che appaiono nelle immagini (da 1 a 100) scandiscono lo scorrere delle sequenze che non sono più determinate dai nuclei narrativi, ma dal colore e dalle citazioni pittoriche. Gli omicidi dei tre mariti da parte delle rispettive mogli (nonna, madre e nipote) non sono fondamentali per il film (i tre uomini vengono annegati per motivi più o meno futili) ma contano soprattutto per la loro stessa rievocazione, per la ricostruzione pittorica dell’evento elaborato con estrema precisione da Greenaway. L’ambientazione dei tre omicidi è eseguita ripercorrendo in parte la storia della pittura: nel primo omicidio domina la pittura barocca, nel secondo la pittura vittoriana ottocentesca e nel terzo la pittura metafisica; citazioni pittoriche si trovano comunque in tutto il film. Le tre donne (anzi un'unica donna visto che portano lo stesso nome: Cissie Colpitts) sono ispiratrici di sentimenti ed emozioni, mentre gli uomini, concentrati a costruire eventi (legge, storia, regolamenti) non possono che soccombere di fronte all’imperscrutabile divenire del mondo. La donna uccide “i significati” col delirio della sua scelta: decostruire gli eventi. Al contrario le fantasie e i sogni dei bambini che tentano pur sempre di spiegare il mondo, di dare un nome alle cose, evaporano nel nulla incontrastato della fine. La bambina, (che nell'incipit del film conta, nominandole mentre salta la corda, cento stelle) muore investita da un'auto: il tentativo di dare un significato al cielo (ordinando le stelle con i nomi) scompare così nell'oblio della morte. Stessa sorte capita al piccolo Smut, ragazzo che inventa i suoi giochi e che colleziona insetti morti sperando di difendersi dall’incomprensione del mondo. Impiccandosi ad un albero, con la stessa corda usata dalla bambina per saltare, pone un termine all'estenuante ricerca dei numeri: catalogare insetti, raccogliere, giocare è anche un tentativo di fermare il tempo. Ma la profondità del film va oltre il valore dei simboli e dei numeri (si possono trovare mille spunti, mille modi di analizzare il film). Anche la matematica, come organizzazione dei colori o come deittico che mostra l’atto stesso del fare cinema (i numeri come i ciack della Cinese di Godard) fallisce davanti alla natura, al sesso, alla morte stessa. L’acqua, base della vita, può trasformarsi in morte per un banale gesto istintivo(!), per un incomprensibile attimo differente dai tanti che crediamo di controllare. I giochi nell’acqua sono destinati a fallire. Neppure i numeri riusciranno a decifrare i colori.

14 commenti:

Christian ha detto...

Greenaway ha detto "Il cinema è troppo importante per lasciarlo in mano a chi racconta solo storie", e ha sempre lamentato che l'influenza di Griffith e degli altri pionieri del muto lo abbia spinto su una strada esclusivamente narrativa: cosa serebbe successo se anche la letteratura o la pittura venissero usate soltanto per raccontare storie, anziché semplicemente per evocare emozioni? Forse la tesi è un po' ardita, e discutibile, ma lui resta un regista che amo molto. Hai visto "L'ultima tempesta"? E la recente trilogia su Tulse Luper?

Anonimo ha detto...

Io di Greenaway ho visto solo Lo zoo di Venere, Il cuoro il ladro sua moglie e l'amante e I misteri del giardino di Compton House e me ne sono letteralmente innamorata ^^
Ale55andra

Luciano ha detto...

Christian. Ho visto L'ultima tempesta (Il Prospero di Shakespeare rivisitato solo come Greenaway sa fare infarcito da una miriade di immagini pittoriche, bestiari, erbolari, ecc. ecc.) Purtroppo ho visto solo La storia di Moab storia interminabile, frastagliata, spezzata, una storia che non si racconta - un po' come la vita insomma). Tu hai visto tutta la trilogia?

Ale55andra. Sei ti sei innamorata di questi due film ti innamorarai sicuramente anche degli altri.

Christian ha detto...

Purtroppo anch'io ho visto soltanto il primo episodio (La storia di Moab)... speravo in un'uscita italiana per gli altri due, ma inutilmente: e mi ha sempre incuriosito il fatto che il regista abbia terminato prima il terzo episodio e poi il secondo...
Una curiosità: il personaggio di Tulse Luper compare anche in molte sue opere giovanili, come alcuni cortometraggi e il finto documentario "The Falls" (che io ho trovato folle ma interessantissimo).

Luciano ha detto...

Sì, Tulse Luper sembra pescato nei sogni della sua gioventù.(O negli incubi). Altra mia lacuna, ahimé non ho visto The Falls!

Dome & Edo ha detto...

io ho visto solo un greenaway
il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante
tecnicamente stupendo, immenso
a volte forse un po' fastidioso, ma nemmeno troppo
questo non mancherà di essere visto

Dome & Edo ha detto...

(ero dome)

Luciano ha detto...

Dome. Sono convinto che ti piacerà. Tutti i film di Greenaway sono fastidiosi perché vi sono scene che colpiscono duro, ma ogni suo film è una nuova scoperta.

Anonimo ha detto...

Una cosa non mi è chiara:
la colonna sonora è di M.Nyman,si tratta della sinfonia concertante k364 di mozart. Perchè la versione originale del pezzo è eseguita SOLO alla fine di ogni annegamento?
Vista l'estrema logicità di greenaway credo ci siano dei motivi ben precisi.
Le musiche di Michael Nyman sono spettacolari,anche se forse non al livello di quelle di wim mertens!

Luciano ha detto...

@ Anonimo. Credo che solo Greenaway conosca il motivo preciso, ma ritengo che sia legato alla magia del numero tre. Nel documentario su Grrenaway "L'aleph e l'occhio" di Massimo Galimberti, il regista di Giochi nell'acqua alla lettera N come Numeri dice che la progressione numerica del film è basata sul numero 3: 3 storie, 3 donne, 3 annegamenti, 3 autopsie, 3 funerali, ecc. Forse le "tre" versioni originali eseguite dopo ogni annegamento rientrano in questo giocare con il numero 3.
Grazie per la tua ottima e interessante domanda.
A presto.

Anonimo ha detto...

ho visto l'aleph e l'occhio.
conosco la storia del 3.
Anche quella del 100.l'intero film è come se fosse una conta da 1 a 100, a 50 si è a metà film. La bambina con la corda dice: "Cento sono sufficienti...".
Sicuramente la scelta della Sinfonia concertante k364 di mozart per la colonna sonora ha un significato numerico...si tratta di variazioni su 8 battute.
La variazione di per se segue uno schema logico...
e perchè la scelta di eseguire l'originale dopo l'annegamento e non magari dopo l'autopsia o il funerale...
magari sto dando troppa importanza ad un elemento che alla fin fine non vuol dire niente di tutto questo.Però è anche questo il bello nel vedere un film di greenaway: riesce a metterti in moto cervello, logica e immaginazione allo stesso tempo.(anche quando magari non serve;)!!)

Luciano ha detto...

Be'... mi sembra invece che tu approndisca molto bene la visione dei film che guardi. La variazione su 8 battute inserisce un dato nuovo (per me, perché non ci avevo fatto caso): il numero 8 (ma poi a cosa potremmo rapportarlo?). Dopo l'annegamento e non dopo l'autopsia o il funerale? Forse perché l'acqua è uno dei cardini del film? O rappresenta il liquido amniotico, simbolo dell'unica certezza vitale (la nascita) e per Greenaway ritorno al nulla? Boh... chissà. I tuoi dubbi e i tuoi quesiti comunque dimostrano che sei un cinefilo molto attento. Complimeti.
A presto.

Anonimo ha detto...

sto pensando che forse il numero di variazioni possano significare qualcosa...
è vero, non avevo ricollegato il fatto dell'acqua,del liquido amniotico.

Luciano ha detto...

Se credo di conoscere Greenaway sicuramente significano qualcosa. Bisognerebbe farsi concedere un'intervista, se e quando tornerà in Italia.